giovedì 29 maggio 2008

Il Motu Proprio, i neocatecumenali, e le liturgie bislacche a porte chiuse

Un breve commento sul "Motu Proprio", con particolare occhio ai neocatecumenali...

Questo "Motu Proprio" che liberalizza quasi tutti i sacramenti (tranne l'Ordine Sacro e la Cresima) nella loro forma spregiativamente detta "preconciliare", ha un significato interessantissimo se pensiamo ai neocatecumenali.

Primo: il rinnovarsi della Chiesa non consiste nella "rottura" ma nella "continuità" (l'ideologia neocatecumenale rinnega la storia della Chiesa dal 313 al 1962)

Secondo: papa Ratzinger detesta le bizzarrie liturgiche (cfr. le sue decisioni nella famosa lettera di Arinze) e promuove - in direzione esattamente opposta - la liturgia tradizionale (ai liturgisti neocat, ancor più che ai liturgisti "progressisti", sarà venuto un travaso di bile)

Terzo: nei giorni in cui scadeva lo Statuto, cosa abbiamo avuto? La lettera ai cattolici cinesi ed il "motu proprio". Dunque il "trionfo" neocatecumenale al Family Day non ha ancora prodotto risultato...

Ma dico, ve li immaginate i neocatecumenali - esperti di chiassate da osteria umoristicamente definite "liturgia del Cammino" - considerare almeno l'idea di celebrare la Santa Messa alla maniera tradizionale?

Anche chi non ama particolarmente la Messa tradizionale ammette che quest'ultima:

- ha come "stile" il silenzio, l'adorazione, la contemplazione, la preghiera

- ha una lunghissima tradizione liturgica

- ha forgiato un'innumerevole quantità di santi

- e soprattutto non è riducibile a una chiassata da osteria come invece può avvenire (e purtroppo è avvenuto) con la liturgia cosiddetta "di Paolo VI" (quella in vigore dal 1970 ad oggi).

Ve li immaginate i neocatecumenali più inferociti, abituati al parolame ossessivo della loro Parola e della loro Liturgia, gustarsi la Messa tradizionale?

Un neocat più gentile potrebbe dire: "certo, avete ragione, approvo la Messa tradizionale, ma mi piace di più quella neocat". Attenzione al sottile equivoco: questa frase significa: "approvo ciò che vuole il Papa, ma mi piace di più disobbedirgli".


Il problema neocatecumenale delle celebrazioni nelle sale chiuse

Riguardo l'uso delle sale, c'è una normativa abbastanza permissiva.

Il problema però non è il luogo fisico dove celebrano i neocat.

Il problema è negli abusi liturgici.

Se non straziassero la liturgia, non avrebbero bisogno di nascondersi.

Se non fossero una setta, non avrebbero bisogno di nascondersi.

Se non fossero ostili alla liturgia della Chiesa, non avrebbero bisogno di isolarsi nelle loro salette.

Certo, un parroco dovrebbe quantomeno allarmarsi nel sapere che un gruppo di fedeli vuole celebrare a porte chiuse una Messa in una saletta.

Non chieda: "perché in una saletta?"

Ma chieda: "perché a porte chiuse?"

E se gli dicono che le porte non sono "chiuse", allora vada a sincerarsi di persona su "cosa" si fa in quella Messa.

E se non hanno nulla da nascondere, allora di quella Messa ne potrà parlare pubblicamente, agli altri preti, al vescovo, agli altri fedeli.

Figurarsi l'espressione del parroco nel momento in cui viene a sapere che nella parrocchia che gli è stata assegnata si celebrano decine di Messe "a porte chiuse" contemporaneamente...A don Paolo vorrei far notare che il Papa vuole "affossare" non il Concilio Vaticano II, ma gli abusi da parte di chi lo ha voluto interpretare a modo suo.

Prima della tempesta montata dai sedicenti interpreti dello "spirito del Concilio", certe cose sarebbero state impensabili.

Anche il più progressista dei preti avrebbe avuto parecchio da ridire su una setta che riduce la liturgia ad una chiassata da baluba centrafricani e cancella 17 secoli di storia della Chiesa come una "parentesi".

Anche il più molle e squinternato dei vescovi avrebbe fatto un salto dalla sedia a sapere delle confessioni pubbliche e dello strazio liturgico e dell'invasione delle parrocchie.

La crisi generalizzata della Chiesa - che è anzitutto una crisi di fede - si vede dal fatto che è possibile trovare un don Paolo che raccoglie mille firme contro la possibilità (attenzione: "contro la possibilità") della Messa in latino (mica obbligatorietà: solo possibilità)...

...e non si trova almeno un altro don Paolo che raccolga mille firme contro la setta neocatecumenale.

Don Paolo ingiunge al Papa di ripensarci sulla Messa tradizionale.

Un altro "don Paolo" potrebbe implorare dal Papa una maggior decisione contro la setta neocat (il Papa non ha realmente bisogno di questo sostegno: servirebbe in realtà a scuotere certi ecclesiastici).

E portare mille firme di sacerdoti che non ne possono più di avere la parrocchia infestata da quei gruppi.

Certo, i parroci "comprati" dal Cammino non firmeranno, e neppure quelli sotto minacce e ricatti.

Ma una volta che il disagio nei confronti del Cammino viene fuori in modo massiccio, una volta avviato il dibattito, le cose cominceranno a cambiare in modo serio.

La peggior pubblicità per il Cammino è dire cosa fa il Cammino.