martedì 27 maggio 2008

Ancora sulle confessioni pubbliche dei neocatecumenali

Alcune annotazioni e obiezioni agli argomenti dei neocatecumenali:

1) "dire talvolta i propri peccati" è stato sempre caldamente sconsigliato dalla Chiesa per vari motivi (delicatezza nei confronti di chi ascolta, evitare di dare pessime idee e pessimi esempi, ecc.)

Emanuele dice che le confessioni pubbliche "non esistono" nel Cammino, e poi aggiunge che "talvolta" si dicono "i propri peccati": l'imbroglio è ovvio, poiché sarebbe come dire che sotto la doccia ci si bagna ma sotto la pioggia si rimane asciutti poiché le gocce della pioggia sono più distanziate tra loro rispetto a quelle della doccia.

Il metodo è sempre lo stesso: Emanuele, poche righe più avanti, dice che Kiko non "impugna la croce astile come un pastorale" e un attimo dopo ammette che Kiko... "ha sempre fatto così". Complimenti.

San Paolo (e altri casi del genere), nel parlare dei propri peccati, non hanno fatto "parapà parapà" in un contesto liturgico. Non sono scesi nei dettagli. Non hanno "glorificato Dio" confessando pubblicamente i propri peccati. Anche in questo caso Emanuele spara in buona fede i soliti slogan neocatecumenali, a costo di sacrificare la logica e l'evidenza, ed applicando il metodo Goebbels (ed infatti ha già ripetuto cinque volte che le confessioni pubbliche non esisterebbero nel Cammino).

Quanto agli slogan, Emanuele purtroppo non riesce a fare a meno di propinarne (non volermene, ma sono talmente evidenti che non posso fare a meno di commentarli): "C'è chi non ha bisogno di cammino per convertirsi, chi ha bisogno di 2 anni, chi di 20, ecc." ma allora le tappe del Cammino a che servono? dov'è tutta questa gente che "non ha bisogno di cammino" eppure ha bisogno di altri decenni di Cammino organizzati in tappe e convivenze e scrutini e tutto il resto?

Le questioni riguardanti l'anima (in latino si dice in foro interno) non dovrebbero mai avere pubblicità.

Le uniche eccezioni, al di là del sacramento della penitenza e della direzione spirituale, sono quelle in cui il confessare pubblicamente un particolare peccato serve a evitare scandali e altri mali (per esempio quando per casi gravi non vi è altro modo di scagionare qualcuno) o per mettere in guardia dalle conseguenze di determinate azioni (sempreché non vi sia altro modo per farlo: ricordiamoci che non abbiamo bisogno di guardare un film porno per capire che la pornografia è un male).

Ricordiamoci inoltre che i peccatucci di "ordinaria amministrazione" possono dare più scandalo (e cattivo esempio) dei peccati più gravi.


2) l'argomento della scarsa qualità della Messa delle parrocchie non può costituire un alibi per ridurre le critiche alle liturgie del Cammino. Al contrario: il Cammino ha fatto presa anche per il fatto che in tante parrocchie la liturgia è brutta.

Agli aderenti degli altri movimenti ecclesiali non è mai stato detto "dovete frequentare la parrocchia", anche se non la frequentano. L'importante, infatti, non è "parrocchializzare" ogni credente; l'importante è che ami e partecipi alla Messa della Chiesa.

Questo è esattamente il problema dei neocatecumenali: vogliono partecipare non alle Messe ma solo alle proprie messinscene.

Se il Cammino servisse veramente a promuovere la fede della Chiesa e la liturgia della Chiesa, un neocatecumenale non avrebbe alcun problema a partecipare alle Messe "normali" (quelle dei babbani, quelle dei "cristiani della domenica"), e quindi di conseguenza sparirebbero rapidamente le messinscene neocatecumenali. E invece...


3) il Cammino gioca sull'emotività e sulle apparenze: non è un caso che nel Cammino si dia tanta enfasi allo "scuotere le coscienze". Questo è il motivo per cui il Cammino fa presa non solo su "ladri, adulteri, massoni, ecc."

Il Cammino è certamente un'esperienza religiosa; il guaio è che non è un'esperienza religiosa veramente cattolica e ciò lo si deduce dall'enorme quantità di errori ed abusi.

La cosa incredibile è che il Cammino si presenta continuamente come "cattolico", come "frutto del Concilio", ecc., ingannando fin dal primo giorno chi vi aderisce.

Il nostro lavoro su questo sito (e sul sito Verità sul Cammino Neocatecumenale) serve proprio ad accusare questi errori e a mettere in guardia dall'eresia kikiana.

L'eresia non è la negazione della verità, ma la distorsione della verità (per esempio, non basta essere "contro l'aborto" per dichiararsi cattolici: si può essere "contro l'aborto" e contemporaneamente professare idee eretiche e addirittura vantarle per "frutto dello Spirito", "frutto del Concilio", "adatte ai tempi moderni", ecc.)


Dico tutto questo perché in questi giorni mi è capitato il caso di una persona aderente ad un movimento ecclesiale, che in fin dei conti apprezza la Messa solo entro certi parametri (quelli del proprio movimento). Ebbene, va regolarmente a Messa presso una parrocchia dove c'è il parroco che, pur non appartenendo a tale movimento, celebra la Messa nel modo che le piace.

In parole povere, anche in un caso difficile, il movimento ecclesiale di cui questa persona fa parte, ha educato alla Messa: non alla "propria" Messa, ma alla Messa della Chiesa (sia pure entro i limiti della sensibilità di ognuno).

Vedete, per i neocatecumenali si possono applicare le stesse categorie usate a suo tempo per i lefebvriani: hanno delle proprie idee, le perseguono, e quando il Papa dichiara che quelle idee sono sbagliate e non portano da nessuna parte, loro continuano a fare a modo loro (dichiarando però di essere più cattolici del Papa).