venerdì 30 maggio 2008

Gli Statuti del 2002 non meritarono neppure una parola di commento da papa Giovanni Paolo II

Guardate bene questi testi degli interventi di Papa Giovanni Paolo II (omelie, Angelus, ecc.) tratti dal sito del Vaticano, relativi al 29 giugno 2002 (data di approvazione degli Statuti del Cammino Neocatecumenale da parte del Pontificio Consiglio per i Laici) e dei giorni successivi:

* omelia del 29 giugno 2002

* Angelus del 30 giugno 2002

* udienza generale del 3 luglio 2002

* Angelus del 7 luglio 2002

Cosa hanno di notevole? Non parlano mai del Cammino Neocatecumenale e degli Statuti.

Perché mai Giovanni Paolo II evita completamente di parlare di un evento così importante? non era lui stesso che aveva detto «Riconosco il Cammino» nel 1990? non era lui stesso ad aver chiesto nel 1997 a Kiko una "regolazione statutaria" per il Cammino?

L'unica spiegazione ragionevole che non abbisogna di acrobazie verbali e complicazioni ai limiti dell'illogico, è che papa Giovanni Paolo II non sia stato per niente contento di quegli Statuti.


A proposito della megariunione di vescovi nella Domus Kikiana: il fatto che i vescovi spagnoli siano andati alla Domus Galilaeae non implica che siano sostenitori del Cammino.

A proposito: puoi indicarmi qualche notizia ufficiale della presenza di "tutti i vescovi spagnoli"? sull'Osservatore Romano non trovo nulla, su Avvenire non trovo niente, sui due maggiori quotidiani nazionali neppure c'è traccia.

Se i vescovi sono "per gran parte con voi", come si spiega la lamentela di Kiko Argüello il 3 giugno 2006 alla giornata dei movimenti? «Ma quanto è difficile, Santo Padre, che le istituzioni capiscano che hanno necessità dei carismi!»Dopo un po' di settimane di assenza, rientro mettendo qui i pochi appunti che avevo scritto ma non spedito, mi scuso perciò per aver riaperto qualche vecchio discorso, ma non volevo lasciare all'oblio considerazioni che ritengo importanti.


Fede e ragione? Macché! Il cosiddetto neocatecumenato dei neocatecumenali è: "fede... senza ragione". Lo afferma l'Associazione San Luigi di Montfort, che è un sito brasiliano (con poche pagine tradotte anche in italiano) con una ricca sezione di articoli contro il Cammino Neocatecumenale.


A proposito del Cammino: tra di noi, per capirci, possiamo pure etichettarlo come "setta". Questo termine però è controverso (oltre che ormai di significato solo dispregiativo) perché qualsiasi esperienza religiosa "forte" finisce per essere marcabile come "setta".

Quindi, quando si parla del Cammino con persone che non conoscono bene i termini della questione, occorre sempre andare con pignoleria ai soliti punti critici: bizzarrie liturgiche, distorsioni dottrinali, mentalità di cupo pessimismo, plateale disobbedienza alla Chiesa mascherata maldestramente da obbedienza, ecc.

Altrimenti si finisce per mettere troppa carne a cuocere, si finisce per mettere sullo stesso piano dei neocatecumenali qualche ambiente scalcagnato ma ancora decentemente cattolico, come se lo strazio liturgico dei neocatecumenali fosse una cosa "normale", come se le aberrazioni dottrinali sistematicamente propalate dai neocatecumenali fossero una cosa normale...

Per questo è importante essere precisi fino alla pignoleria. Il problema non è la cosiddetta "esasperazione del proselitismo interno": quanto più è forte l'esperienza religiosa, tanto più è ovvio che si tenti di propagarla e di farla vivere al massimo, almeno entro il proprio ambiente (perfino il criticare la Chiesa è un argomento neutro: si può avere da ridire anche per giusti motivi). Il problema è se in quell'àmbito c'è la possibilità di arrivare alla fede cattolica o no.


A furia di parlare con certi neocatecumenali, mi sto convincendo sempre di più che loro spessissimo sconfiggono l'avversario "per estenuazione", come i testimoni di Geova. Ripetono sempre le stesse cose, hanno sempre le stesse scappatoie. L'interlocutore non-neocatecumenale è convinto di avere a che fare con gente ragionevole, per cui ad ogni botta e risposta aggiunge qualcosa di nuovo, finché non ha finito tutti gli argomenti, mentre il neocatecumenale tende invece a "girare la frittata" dalla sua parte senza mai entrare nel vivo delle questioni. Proprio come i testimoni di Geova: sono lì da te per venderti le loro menzogne, e tu ti affanni a ragionarci, e loro ascoltano quello che dici solo per cavarne qualche parola da usare di nuovo contro di te.

La loro ostinazione è ideologica (in qualche modo ti devono imbottire della loro idea): è ostinazione, non ragionamento. Non sono disposti a venirti incontro, tanto meno ad assumere la tua buona fede. Non sono disposti a giocare a carte scoperte, tanto meno ad accettare un criterio di verifica esterno (poiché se lo facessero, sarebbero immediatamente svergognati e smentiti).

Noialtri, invece, siamo poveri, nel vero senso della parola. Non siamo intelligentoni, non siamo ricchi di argomenti, non abbiamo quindici lauree in teologia. Abbiamo poche cose serie, e sono tutte "esterne" a noi (il Magistero, i pronunciamenti della Chiesa, ecc.), e vi siamo attaccatissimi.

Siamo talmente poveri, che – per assurdo – se un Papa stabilisse che il metodo neocatecumenale vale per tutta la Chiesa, ci adegueremmo subito; a fatica, ma ci adegueremmo, poiché per quanto possiamo essere convinti di ciò che diciamo oggi, il criterio per stabilire se una cosa è cattolica o non cattolica ce l'abbiamo nel Papa, non nelle nostre teste.

Appunto: per assurdo. Poiché non c'è solo il Papa, c'è anche la Tradizione della Chiesa, c'è anche il Magistero. E con somma evidenza smentiscono la presunta bontà del Cammino.

E infine, c'è anche la nostra sensibilità. Una Messa ridotta a messinscena lunghissima, ci ispira diffidenza e preoccupazione. Lunghissima, cioè il contrario della sobrietà. Messinscena, cioè il contrario del significato della Messa (Nostro Signore mica banchettava allegramente con gli apostoli: andare a Gerusalemme, che volevano farlo fuori, e gli apostoli in qualche modo al corrente della cosa, e celebrare l'Ultima Cena in quel modo particolarissimo... altro che la "trattoria da Kiko, prezzi modici"!)