martedì 19 agosto 2008

Pressioni, minacce e ricatti: ecco le comunità neocatecumenali!

Un giovane laico ha inviato la seguente testimonianza al sito Verità sul Cammino Neocatecumenale. Mi addolora sapere che la sua amica subisca minacce e ricatti dagli adepti della setta neocatecumenale: eppure queste cose succedono ancor oggi, nel 2008: da un lato sbandierano l'approvazione degli Statuti, dall'altro ricattano e minacciano chi preferisce vivere la fede senza appartenere al Cammino. Ancora una volta si chiarisce quali siano i "carismi" del Cammino: minacce, pressioni, ricatti, disobbedienze, abusi, eresie. Lo Statuto, che doveva servire per riportare il Cammino nell'alveo della Chiesa cattolica, non è servito a nient'altro che ad aumentare la propaganda neocatecumenale.


Io festeggio il ritorno alla vita di un'amica. Nove anni fa lei aderì incoscientemente alla nascente comunità NC della nostra parrocchia, e nonostante l'avessi messa in guardia perchè già si era a conoscenza di critiche da parte di alcuni sacerdoti.

Oggi, dopo nove anni, lei mi ha dato ragione, ha ammesso di aver sbagliato allora e di aver buttato quasi dieci anni della sua vita appresso alle follie neocatecumenali.

Oggi si sente di nuovo libera, ma non vuole pubblicizzare questa sua "liberazione" perchè è sotto pressione da parte della comunità cui apparteneva e sta già subendo minacce e ricatti.

Altro che pompe magne alla Domus: queste sono le cose che quei vescovi dovrebbero sapere, prima di abbracciare incoscientemente una causa profondamente sbagliata e deleteria per la Chiesa.

Cosa aspettano gli altri vescovi a svegliarsi?

Che Kiko si presenti a S.Pietro e ne picchi con il suo bastone le porte, come capo riconosciuto della nuova religione cattolica?

Cosa farebbero allora tutti i ministri della Chiesa non neocatecumenali?

Piegherebbero la testa o farebbero quadrato attorno al Papa, tirando fuori quel coraggio che oggi li fa somigliare a tanti don Abbondio e alle tre scimiette mute, sorde e cieche?

lunedì 18 agosto 2008

La disobbedienza del Cammino è una qualità intrinseca al Cammino stesso!

Un sacerdote ha inviato la seguente testimonianza al sito Verità sul cammino neocatecumenale. Ancora una volta è evidente che il nostro giudizio sul Cammino è condiviso da molte più persone di quante non possiamo immaginare. Ancora una volta dobbiamo ricordare che lo Statuto concesso al Cammino dal cardinale Rylko del Pontificio Consiglio per i Laici, non basterà a riportare i neocatecumenali sulla retta via. Preghiamo dunque per la santa Chiesa, perché il Signore la liberi dal tumore neocatecumenale che la affligge.


Posso affermare, senza ombra di dubbio, per la conoscenza, lo studio e l'approfondimento, nonché per l'esperienza personale mia e di moltissime persone, sacerdoti e vescovi con cui mi sono confrontato, che il cammino non tiene assolutamente in considerazione alcun documento disciplinare né della santa sede, né le esortazioni apostoliche del sommo pontefice né tanto meno le disposizioni dei vescovi e delle conferenze episcopali.

A ogni decisione si applica una interpretazione completamente distorta della disposizione o una non-interpretazione, per cui gli "ordini" rimangono sulla carta lettera morta!

Questo perché il cammino si ritiene superiore ad ogni istituzione e libero da ogni norma, se non le norme dettate dallo stesso kiko per il movimento.

La disobbedienza del cammino è una qualità intrinseca al cammino stesso. non è che il cammino abbia disubbidito solo recentemente circa la lettera di Arinze e altre cose simili, ma da sempre, dal momento in cui la mente diabolica l'ha partorito, si è messo in contrapposizione alla vera e unica chiesa cattolica, assumendo una maschera tale da confondere la stessa chiesa nel vedere e giudicare il MALE che è e che compie il cammino.

Il cammino neocatecumenale è come un virus che entra in un corpo, e senza che questo se ne accorga, si dispone su tutto l'organismo. quando tutti i gangli sono controllati, ecco che si trasforma e si manifesta per quello che è veramente, un tumore che rovina e porta alla morte il corpo che ha contaminato.

L'azione di Dio, attraverso uomini santi e pieni di Spirito Santo, ha fatto in modo che tale malattia nella chiesa venisse svelata. Ora, il medico divino, nella persona del suo vicario in terra, ha il compito di guarire la chiesa da questo corpo estraneo e malefico. ha tentato con delle medicine (lettere, Arinze, richiami,...) ma non c'è stato verso.

Fra poco arriverà una terapia forte che saprà espellere dal corpo di Cristo, che è la chiesa, che siamo tutti noi, questa possessione malefica.

Il nostro compito è quello di vigilare, di manifestare il polso della situazione e di creare quella situazione favorevole per cui il divino medico possa agire bene per il bene della chiesa: pregare!

domenica 17 agosto 2008

Inos Biffi parla contro i neocatecumenali

Inos Biffi: "Troppo spesso i non cristiani, che osservano la frammentazione delle comunità cristiane, restano a ragione confusi circa lo stesso messaggio del Vangelo. Credenze e comportamenti cristiani fondamentali vengono a volte modificati in seno alle comunità da cosiddette "azioni profetiche" fondate su un’ermeneutica non sempre in consonanza con il dato della Scrittura e della Tradizione. Di conseguenza le comunità rinunciano ad agire come un corpo unito, e preferiscono invece operare secondo il principio delle "opzioni locali"... (...) (...certi cristiani verrebbero portati) ...a concludere che nella presentazione della fede cristiana non è necessario sottolineare la verità oggettiva, perché non si deve che seguire la propria coscienza e scegliere quella comunità che meglio incontra i propri gusti personali. Il risultato è riscontrabile nella continua proliferazione di comunità che sovente evitano strutture istituzionali e minimizzano l’importanza per la vita cristiana del contenuto dottrinale."

da: Inos Biffi, dalla prefazione al volume “Verità cristiane nella nebbia della fede” (Jaca Book, Milano, 2004)


Vedo che anche il teologo Inos Biffi ha parlato contro i neocatecumenali.

Sebbene le storture in campo liturgico e dottrinale siano diffuse un po' dappertutto, mi chiedo se esista qualche altra realtà dove siano così sistematiche... ad eccezione di pochi ambienti in cui spiccano i Neocatecumenali e, in tono diverso, la comunità di Bose.

Non molti anni fa un articolo di Magister fu sufficiente a scatenare un putiferio: aveva riportato che nella messa della comunità di sant'Egidio era il laico Andrea Riccardi a tenere l'omelia. L'abuso fu corretto: gli interventi di Riccardi furono spostati a dopo la messa, in un'altra sala.

Per qualche misterioso motivo, i neocatecumenali sono invece riusciti a farla franca. Sulla carta c'è scritto che devono obbedire ai libri liturgici, ma in pratica non è cambiato niente: i primi ad infischiarsene delle indicazioni dello Statuto sono infatti i neocatecumenali stessi.

Sarò via per qualche giorno, ma ci ritroveremo presto a parlarne ancora.

sabato 16 agosto 2008

Cosa aspettarsi?



Sguardo spiritato.

Cravatta allentata.

Baffetto da film horror.

Capigliatura da internato in manicomio.

Disegnini da scienziato pazzo (più pazzo che scienziato).

Crocifisso lugubre.

Statuto incompleto, disubbidito e spacciato per "approvazione del carisma".

Spiritualità fatalista.

Organizzazione da setta.

Disobbedienza alla Chiesa.

Strazio liturgico.

Eresie e svarioni dottrinali.

venerdì 15 agosto 2008

Quando l'autorità viene meno...

Quando leggo notizie come quella del caso delle Marche, mi viene sempre da riflettere sull'affievolirsi del concetto di autorità.

Cioè: pare che per la maggioranza degli uomini di Chiesa (dai laici ai cardinali), l'obbedienza scatti solo come unica alternativa a conseguenze davvero spiacevoli. Cioè si obbedisce solo quando è la cosa più facile e più conveniente.

Ancora pochi secondi prima della notizia dell'elezione di Benedetto XVI, mi ripromettevo di amare ed obbedire al Papa anche se fosse stato eletto qualcuno assai poco raccomandabile.

Ma in quello stesso momento, quanti avranno avuto quello stesso spirito? E fino a quando avrò quella immeritata grazia?

Senza neppure la necessità di scendere nei dettagli, questi due esempi sono significativi: si proibisce di mostrare i problemi dei neocatecumenali, e nello stesso tempo si ostacola la "messa in latino".

Come se un medico si rifiutasse di curare i malati e si ostinasse a visitare e vessare i sani.

Per questo penso all'affievolirsi del senso di autorità.

I malati arroganti si dichiarano sani, e peggiorano nella loro malattia, ed infestano e danneggiano altri.

Ed il medico, sapendo che le sue medicine verrebbero rifiutate, è giocoforza prudente fino all'eccesso. Il caso delle Marche è solo uno dei tanti esempi.

Non c'è neppure bisogno di ipotizzare bustarelle o pressioni.

Chi deve attraversare un campo minato, dove ogni più piccola mossa può significare un enorme patatrac, diventa cauto fino all'esasperazione. Fino a diventare un burattino.

Come a bordo dell'autobus, il controllore fa paura solo agli onesti. Il criminale viaggia gratis: il controllore non lo vesserà, "tengo famiglia".

In fondo in fondo questo è il motivo per cui qui sul blog usiamo pseudonimi. Sarebbe poco allegro vedere tutti i propri dati, associati a miserabili calunnie, pubblicati nelle mailing-list neocatecumenali (è già successo, assieme a meschinità ben peggiori, non è una paura irrazionale: ed è assai difficile, oltremodo stressante e poco fruttuoso denunciare).

Ai neocatecumenali piace dare un nome e cognome ai "giuda" e "faraoni". Piace vessarli e denigrarli in ogni modo. Piace mormorare, piace calunniarli, piace odiarli. Poiché il Cammino questo insegna: ama i tuoi nemici, a meno che non sia gente che dice la verità su Kiko, su Carmen e sul Cammino.

I neocatecumenali, figli della menzogna, sanno che di fronte alle critiche non bisogna interrogarsi, ma bisogna banalizzare e negare, senza riflettere, senza pensare. Sanno che bisogna parlare per slogan, anche se falsi, perché uno slogan ripetuto un miliardo di volte alla fine estenuerà gli interlocutori e sembrerà verità. E perciò diventa difficile già adesso dire la verità, poiché i loro discorsi, tutti uguali, tutti noiosi, hanno sempre lo stesso ritornello: tutti ci elogiano, solo voi quattro gatti ci criticate; il Papa ci loda, solo Zoffoli ci criticava; siamo approvati, e quindi nessuno ha diritto di elevare obiezioni...

Sanno che possono andare avanti così, proprio a causa dell'affievolirsi del senso di autorità nella Chiesa, grazie al quale è necessario blandire chi disobbedisce, ed è perciò anche necessario torchiare chi obbedisce.

Più disobbediscono, e più mettono la legittima autorità in condizione di doverli blandire, in condizione di dover accettare il "fatto compiuto", in condizione di dover azzerare tutte le pendenze in nome di un'apparenza di miglioramento.

Ancora non molto tempo fa, un Papa poteva dire "la Tradizione sono io", e concludere con queste sole parole questioni di livello mondiale. Come un padre che ha dei figli disubbidienti ma che sanno chi è l'autorità.

Oggi, perfino un Papa come Benedetto XVI deve "stare al gioco", e circondare di venti frasi di elogio una frase che non lo è del tutto... figurarsi il prendere provvedimenti definitivi, da autorità riconosciuta: cioè "da Papa".

E allora si spiega bene la travagliatissima storia del Motu Proprio sulla messa tradizionale, che poteva uscire il giorno dopo la sua elezione al soglio pontificio, e ci sono invece voluti più di due anni.

E si spiega bene anche la questione neocatecumenale, con la "lettera di Arinze" fatta mandare da Arinze perché il Papa sapeva già dove sarebbe andata a finire... lettera inviata quasi di sorpresa (ci sono voluti vari mesi di pontificato), per evitare ostacoli.

Di quale tipo siano gli ostacoli, lo abbiamo visto in tempi recenti: il 25 aprile il Papa diceva (testuale) che non avrebbe esteso l'approvazione degli Statuti... e il 20 maggio Rylko telefona a Kiko per dirgli che gli Statuti sono finalmente pronti.

Siccome è terribilmente più probabile un Rylko compromesso (volontariamente o meno, coscientemente o meno) piuttosto che un Benedetto XVI volubile e meschino (al punto da rimangiarsi la parola), non possiamo fare a meno di pensare che "i lupi" che il Papa teme (discorso di inizio pontificato) circolano anche ai piani più alti, e fanno veramente "paura".

Gli indizi proseguirebbero a lungo; qui voglio solo citare il discorso contro i preti pedofili che il Papa ha dovuto annunciare ancor prima di partire per l'Australia per la GMG. Praticamente i suoi nemici gli hanno "scritto" il discorso ancor prima di partire. E Benedetto XVI, che conosce le armi del nemico (a cominciare dai media), non poteva evitare di stare al gioco.

Di fronte a tutto questo, alcune anime troppo pie e troppo poco intelligenti si lasciano andare, si scandalizzano, e traggono conclusioni a dir poco affrettate. Il caso più notevole sugli Statuti del Cammino è, secondo me, la chiusura improvvisa di un "forum" su internet tenuto su da un sedicente cattolico che ha pensato: siccome il Papa approva i neocatecumenali, allora non ci sono più speranze.

Guardate che ingenuità: ha già stabilito che il Papa "approverebbe" i neocatecumenali. Veramente ingenuo. Conoscendo Benedetto XVI, se anche lo sentissi dire con queste mie orecchie "il Cammino è profondamente cattolico: diventate tutti neocatecumenali!" non perderei la fede e la speranza, perché ciò che il Papa ha in cuore è fin troppo chiaro da decenni ad oggi (e non perde occasione per farlo ripetere da qualche Ranjith o Arinze, tra i pochi di cui si può ancora fidare), e pertanto quell'eventuale pronunciare una frase del genere mi indicherebbe solo che il Papa vi è costretto per evitare un male peggiore.

È l'ingenuità che fa dimenticare a certuni che "le porte degli inferi non prevarranno", così come è l'ingenuità a far dimenticare che chi combatte per affermare la verità, agli occhi del Signore ha già vinto, anche se il mondo continua ad andare sottosopra.

Il mio successo nell'evidenziare le storture del Cammino non è nel numero di neocatecumenali che rinnega quegli errori. Al contrario, il mio successo è l'amare la verità e continuare a mostrarla. E so che nella giusta direzione ho fatto qualche passo avanti, poiché il denunciare le storture del Cammino mi ha costretto ad approfondire temi di fede e di liturgia che altrimenti avrei potuto trascurare. Chi lotta per affermare la verità, finisce per amarla di più. Chi lotta per affermare la dottrina della Chiesa, finisce per amarla di più. Chi lotta per proteggere e promuovere la liturgia della Chiesa, finisce per amarla di più. Chi lotta perché si obbedisca di più al Papa, finisce per obbedirgli di più. Anche se circolano tanti "lupi".

Beninteso, io non penso che quei "lupi" abbiano tutti un nome e un cognome.

Ci sono dei lupi che non sono materiali. Quelli hanno un nome invocato ogni giorno: "solo per stavolta", "parrà brutto se", "non è poi così grave", "ma dopotutto che c'è di male"... questi lupi virtuali governano le teste di tanta gente, oggi. E sono fortissimi anche nei sacri palazzi.

giovedì 14 agosto 2008

Nonostante lo Statuto commettono sempre gli stessi errori

Spett.le redazione Internetica,

è da tempo, ormai, che frequento la Vs. rubrica dedicata agli scempi del Cammino Neocatecumenale. Anch'io ne ho fatto parte, nella parrocchia di... In occasione del "primo giro" di scrutinii del cd. "secondo passaggio", me ne sono andato indignato ma la decisione andava maturando da tempo.

Leggendo quanto da Voi pubblicato, mi sono meravigliato di come tutto corrispondesse a ciò che ho sperimentato io, comprese tecniche di subornazione psicologica (lessicale, pittorica, canora, ambientale, alimentare etc.), il culto della personalità dei capi, la simonia, la premialità economico-occupazionale nei confronti dei più zelanti (posti di lavoro elargiti da dirigenti dell'.... S.p.A. che, a ...., sono catechisti "storici"). Sono dottorando in filosofia, per questo non mi è stato nemmeno difficile, in virtù dei miei studi, individuare le eresie giudeizzanti e protestantiche della dottrina kikiana, e tutto coincide, alla perfezione, con le Vs. analisi. E' inutile elencare, in questa mia, gli errori e gli abusi da me riscontrati, giacché sono i medesimi da Voi stessi rilevati.

Me ne sono andato, soprattutto, per la disobbedienza che i catechisti - autoproclamatisi vettori dello Spirito Santo e immagine della Chiesa (sic!)- mostravano nei confronti delle disposizioni papali in materia liturgica. Tutto il "mondo neocatecumenale" della mia zona mi ha isolato, ritenendomi un rinnegato, un apostata, un superbo senza Dio.

Per me non è un problema, salvo "subire" la recente beffa da parte del Card. Rylko e del Consiglio da lui presieduto: io me ne sono andato per obbedienza alla Chiesa, ora è la Chiesa che ha concesso ai neocatecumenali di pormi nel novero dei disobbedienti, data l'approvazione statutaria (e, di fatto, liturgica).

Eppure, noto che non riescono a obbedire nemmeno a questa normativa "di favore". Non notate anche Voi che lo Statuto concede la possibilità di procedere alle risonanze soltanto durante la cd. "celebrazione settimanale della Parola", ma non durante la S. MESSA? (cfr. artt. 11 e 13). Ma credo che ciò poco importi al clero neocatecumenale il quale, benché consacrato da Santa Madre Chiesa, sinora non si è fatto scrupolo di disobbedire bellamente alle Sue direttive, conformandosi al loro unico, vero Pontefice: l'eresiarca, il Sig. Kiko Arguello.

Sono contristato e disorientato dalle contraddittorie politiche delle congregazioni pontificie e, oso dire, anche dalle indecisioni e dai silenzi di Sua Santità (cfr., per esempio, l'omelia del Corpus Domini, con la fattiva condotta commissiva e omissiva nei confronti delle astuzie e delle prepotenze di Kiko).

Cosa inaudita, per me, che il Pontefice sia stato di fatto costretto, dal Sig. Kiko a "rimangiarsi" le disposizioni DEFINITIVE E PERENTORIE contenute nella cd. "Lettera del Card. Arinze", da Sua Santità espressamente richiamate in occasioni pubbliche. Che senso ha, ora, inserirle in nota allo Statuto, vista l'evidente inconciliabilità dei rispettivi contenuti. Mi addolora dirlo, ma mi sembra tutta un presa in giro. Ormai, non v'è logica (nè giuridica, né teologica) che tenga, perché gli "eletti" sono stati riconosciuti tali, e la sollecita obbedienza alla Chiesa di Cristo si è trasformata nel delirio di un visionario conservatore.

Non so chi si debba ringraziare per tutto ciò. Ma so di certo che la mia vita sta subendo dei contraccolpi. Infatti, i genitori della mia fidanzata neocatecumenale (anch'essi "catechisti storici"), forti di questa vittoria, hanno espressamente comunicato alla figlia la loro contrarietà al nostro matrimonio. Nel caso avvenisse, hanno preannunciato nei miei confronti, discriminazioni ben più pesanti di quelle sinora consumatesi. Io non posso che registrare questo spirito di carità e di amore cristiano da parte di chi si proclama, letteralmente, "voce dello Spirito Santo"(!!!).

Ancora una volta mi trovo a un bivio, e non per chissà quale colpa. Sempre che non sia una colpa voler obbedire alla Chiesa di Cristo e non professare eresie. Mi viene detto che il matrimonio si fonda su Cristo, tuttavia, se non riprendo la "tessera" di neocatecumenale, il matrimonio stesso vacillerà. Mi chiedo: se Cristo è uno, e uno è il Suo insegnamento, come può darsi incompatibilità. Forse, seguendo la logica, v'è incompatibilità fra Cammino e Cristo? Ovviamente, non ricevo risposta a questo genere di legittime obiezioni, perché "bisogna seguire il cuore, non la ragione, insidiata dai ragionamenti di Satana" (sic!).

Ascoltando Padre Livio, il famoso redattore di Radio Maria, ho assistito a un curioso parallelo tra le ingiuste calunnie subite dai devoti di Medjugorje e le accuse rivolte al Cammino e a Kiko. Mi sono permesso di scrivere un'e-mail a Padre Livio, dicendogli di come, nella mia ex comunità, in occasione del secondo scrutinio, alcune persone sono state allontanate proprio per le loro pratiche devozionali e i loro pellegrinaggi "pagani" a Medjugorje. Altre sono state "bocciate" perché, nonostante frequentassero con impeccabile assiduità il Cammino, svolgevano attività "diurne" parallele, come il "Progetto Gemma", iniziativa anti-abortista ospitata dalle pastorali parrocchiali. Il Cammino, infatti, deve essere totalmente pervasivo, "impegnando ogni attimo della vita". P. Livio si è degnato di rispondermi, ma così: "Caro, eppure so per certo che 'alti esponenti' del Cammino sono estimatori di Radio Maria". Punto. Da parte mia, sono lieto del successo riscosso dalle trasmissioni di P. Livio, ma basta il compiacimento personale per giustificare tutto ciò. E' zelo per la Chiesa questo, oppure cura esclusiva del proprio "orticello"? Oppure i denari di Kiko sono arrivati anche sull'etere radiofonica? Kiko e i suoi colonnelli hanno dimostrato di saper dire tutto e il contrario di tutto, per ingraziarsi sacerdoti (non da loro consacrati) e vescovi, per poi, nella prassi dell'"arcano", comportarsi secondo arbitrio. Quale meschina decadenza anima tutto ciò?

Mi si perdoni la prolissità dello "sfogo". Utilizzatelo come credete per il sito o per il forum. Vi chiedo soltanto - semmai ve ne fosse bisogno - di continuare nella Vs. lotta per la Verità.

Spero di poter collaborarvi con altri scritti sulla preoccupante situazione psicologica di alcuni dei miei ex "fratelli" di comunità. Concludo indicando, in allegato, una lettera di testimonianza che tempo fa spedii all'attenzione di Sua Santità, e per conoscenza, al Card. Arinze, al Card. Rylko, al Card. Levada e a Mons. Amato. Destinatela all'uso che più riterrete opportuno, con la sola preghiera di omettere il mio cognome.

Pace e bene.

mercoledì 13 agosto 2008

Per capire Kiko bisogna guardare i primi cristiani... protestanti!

«La messa, così come oggi è in uso in tutta la Chiesa romana, è stata abolita nelle nostre chiese per diverse e giustissime ragioni … Il fatto sta che abbiamo trovato non essere una buona cosa
- che si sia trasformata un’azione santa e salutare in un vano spettacolo;
- così pure che essa sia stata resa meritoria
- e che la si celebri per denaro
- o che si dica che il prete vi fa il corpo stesso del Signore
- e che lo offra realmente e di fatto per la remissione dei peccati dei vivi e dei morti, addirittura in onore e celebrazione o memoria dei santi che sono in cielo»


E' una dichiarazione dei protestanti svizzeri del 1566 (più famosa come "Seconda confessione elvetica"; il testo è riportato in Confessioni di Fede delle Chiese Cristiane, a cura di Romeo Fabbri, edizioni Dehoniane, Bologna, 1996, p. 847).

Ora, quella "confessione di fede" protestante identifica con onestà e precisione diversi punti importanti della dottrina cattolica sulla Messa, e cioè:

- la messa è un atto buono in sé (perciò è "meritoria", e i meriti possono essere "applicati"; ed è anche il motivo per cui un prete può celebrarla anche se da solo e anche più volte nello stesso giorno, ferme restando le disposizioni di obbedienza al vescovo);

- perciò il prete può anche accettare un'offerta per celebrarla (l'offerta per una messa è infatti giustificabile col fatto che il prete rinunciando ad applicarla per sé si priva di un bene spirituale che applica invece per le intenzioni o per i defunti del richiedente);

- la messa non è un vano "ricordare" ma è la ripetizione incruenta del sacrificio della croce, per cui il sacerdote che la celebra è proprio un alter Christus (dunque il parteciparvi non è banalmente un "assistere ad uno spettacolo");

- la messa può perciò veramente ed effettivamente essere applicata per la remissione dei peccati, per le indulgenze ai vivi e ai morti, eccetera; ed ugualmente può essere in onore o memoria dei santi.

Insomma, tutti questi argomenti sono le conseguenze del fatto che la messa è un vero e proprio sacrificio: è esattamente la dottrina cattolica di sempre, che il Concilio di Trento ribadì mentre i protestanti la rifiutavano.

Rifiutando il carattere di sacrificio, i protestanti hanno coerentemente ridotto la messa ad un banchetto, una cena speciale (una "santa cena"), e perciò senza nessun valore, tant'è che oggi praticamente non la celebra più nessuno di loro.


Anche Kiko e Carmen, come i protestanti, si sono annoiati della messa cattolica (sia quella in latino che si celebrava nel 1964, quando si conobbero e crearono il Cammino, sia quella attuale che venne introdotta alla fine del 1970) e l'hanno perciò trasformata in qualcosa che andasse loro più a genio.

La messa-cabaret neocatecumenale porta infatti "i fratelli più piccoli e più lontani... dalla tristezza all'allegria" (lettera di Kiko-Carmen-Pezzi al Papa, 17 gennaio 2006).

Nella messa-cabaret neocatecumenale, il carattere di sacrificio è ridotto fino a scomparire, per far posto alla sagra del parolame (pomposamente chiamata "monizioni" e "risonanze"), omelie di laici fino all'estenuazione; far posto ai balletti, alle canzonette fracassone, alla comunione self-service con pagnotte e boccali come in un'osteria di campagna, a un'insalatone misto di simboli ebraici, al divieto di inginocchiarsi...

Gli strafalcioni liturgici neocatecumenali sono così costitutivi dell'invenzione kikiana che quando arrivò la lettera di Arinze (1 dicembre 2005) che comunicava "le decisioni del Santo Padre" che vietavano di celebrare in modo diverso da quanto previsto dai libri liturgici, Kiko disse: "una vera catastrofe! siamo persi! è tutto finito!" (Kiko, intervista del 14 giugno 2008).

Notiamo che il 17-1-2006 Kiko scrive entusiasta al Papa "siamo contentissimi delle norme ricevute" e il 14-6-2008 un altrettanto entusiasta Kiko afferma pubblicamente che le norme ricevute erano "una vera catastrofe! siamo persi! è tutto finito!" Alla luce del fatto che le "decisioni del Santo Padre" contenute nella "lettera di Arinze" sono sempre state disattese, ci chiediamo: in quale delle due occasioni avrà mentito?

Kiko e Carmen hanno inventato un'altra forma di protestantesimo. Non siamo certo i primi a dirlo: lo avevano già intuito (e pubblicato su carta) monsignor Pier Carlo Landucci nel 1983, e padre Enrico Zoffoli dal 1986 in poi, ed altri.

Il Cammino è un'altra forma di protestantesimo, una delle tante, e si vede da quel far scomparire il carattere sacrificale della messa, trasformando la messa in un banchetto che porti i neocatecumenali "dalla tristezza all'allegria".

Ciò che ci allarma, in quanto cattolici, è che questo "nuovo" protestantesimo da osteria di campagna pretende accanitamente di essere riconosciuto come cattolico, nonostante faccia di tutto per disobbedire (apertamente o nascostamente) al Papa e ai vescovi, per professare (apertamente o nascostamente) idee in netto contrasto con l'insegnamento della Chiesa, e per celebrare quelle "liturgie" poco cattoliche e molto protestanti.

La recente pubblicazione dello Statuto del Cammino Neocatecumenale (che dal Papa ha ottenuto solo un assordante silenzio) è stata accolta dai neocatecumenali letteralmente cantando vittoria contro la Chiesa cattolica.

martedì 12 agosto 2008

La messa neocatecumenale non vuole assolutamente essere un sacrificio

Il fatto che Kiko agiti paroloni come "il sacrificio di Cristo" non deve trarci in inganno.

Se io ti mostro un bicchiere dicendoti "questa è una bottiglia", tu come reagisci? Dapprima ridi pensando ad uno scherzo, poi nel vedermi insistere cominci a domandarti perché mai sto dicendo una simile insulsaggine.

Ma quel genere di insulsaggini purtroppo non è più prerogativa dei malati di mente. Esistono persone - e Kiko e Carmen sono due di queste - che utilizzano deliberatamente delle parole intendendo però un diverso significato.

Per capire cos'è la Messa abbiamo anzitutto i Vangeli. Gesù ha detto "fate questo in memoria di Me".

Lo ha detto in un momento drammatico, sapendo che stava per essere tradito, sapendo che stava per essere consegnato. Aveva perfino dovuto scegliere un posto tranquillo e appartato, dove poter stare con gli Apostoli, lontano dalle folle e dal clamore. E non possiamo dubitare che lo abbia scelto proprio perché stava per "inventare" la Messa (mi sia consentito di usare qualche parola non proprio esattissima, solo per riassumere velocemente ciò che ho da dire).

Era cominciata come l'ultima pasqua ebraica, ed invece Gesù ha fatto qualcosa di nuovo, di inaudito: "fate questo in memoria di Me". L'ebraismo non conta più: è "la Nuova ed eterna Alleanza".

Infatti gli Apostoli capiranno benissimo: non aspetteranno la pasqua ebraica successiva per "fare questo". Anzi, dalla Pentecoste lo faranno ogni giorno. Il calendario ebraico non avrà più senso, la pasqua ebraica sarà solo un ricordo. A poco a poco - anche con qualche piccola difficoltà a causa dei "giudaizzanti" - gli Apostoli lasceranno perdere il vecchio ebraismo. E ne saranno confermati dal Signore in più occasioni.

Abbiamo dunque come dati storici l'antica pasqua ebraica (un banchetto rituale), e la Messa (la ripetizione incruenta del sacrificio della croce).

Fa' attenzione alla prima definizione: "banchetto rituale". Banchetto sì, ma "rituale". Un rito complesso, molto articolato, molto preciso, con lo stato d'animo della profonda attenzione religiosa. Per l'appunto: "rituale". Non chiassoso. Niente baccano festaiolo. Niente ammuina da osteria di campagna.

Ed osserva anche la Messa cristiana: "ripetizione incruenta del sacrificio della croce". Quale poteva essere lo stato d'animo degli Apostoli nel celebrare "questo" in memoria di Lui? Certamente avevano il cuore pieno di gioia: ma era forse chiassoso? festaiolo? baccanale? parolaio? ballerino?

Assolutamente no. Ed infatti venti secoli di "crescita" della Messa (e di crescita della consapevolezza della divina Rivelazione) non hanno mai ridotto il "sacrificio incruento" a "banchetto".

Tranne, ovviamente, i protestanti. Sono stati i protestanti a ridurre la Messa a "santa cena", fino ad annoiarsene rapidamente loro stessi (un "racconto" o una "cena" a lungo andare annoiano). E' stato il protestantesimo ad inventarsi una cosa nuova. I protestanti si annoiavano di pregare, si scocciavano di adorare, e così hanno semplificato tutto, banalizzato tutto. Fino ad annoiarsene definitivamente (quanti protestanti oggi celebrano la "santa cena"?)

Non sappiamo dire se i primi cristiani si inginocchiassero alla consacrazione del pane e del vino, ma certamente possiamo supporre che erano nello stato d'animo di intensa preghiera, di unione con Dio, di serietà, di devozione... insomma, praticamente, di adorazione: sono le conseguenze più logiche, più ovvie, più verificabili, di ciò leggiamo nel Vangelo. Gli Apostoli l'hanno vissuta così. Gesù ha detto "questo è il mio Corpo offerto in sacrificio...", ed ha detto "fate questo in memoria di Me": più chiaro di così! Altro che banchetto festoso!

Ecco dunque il punto.

Se non ci fosse già stato il protestantesimo cinque secoli fa, avremmo potuto dire che Kiko si è inventato una cosa nuova.

Il baccanale "messa-banchetto" inventato da Kiko e Carmen è semplicemente il protestantesimo che torna sotto altre forme. Torna per lo stesso motivo: Kiko si è scocciato della messa "seria", e se ne è inventata una con balletti, canzonette, comunione self-service al buffet, generose spruzzate di cabala pescate a caso, e sagra paesana delle chiacchiere a vànvera.

Nella liturgia kikiana non c'è posto per l'inginocchiarsi, non c'è posto per l'adorazione, perché la celebrazione serve a far tornare "dalla tristezza all'allegria" i cosiddetti "fratelli che vengono dall'inferno".

E quel che è ancor più grave, è che Kiko non ha mai rinnegato questo. Al contrario, di fronte alle "decisioni del Santo Padre" in cui si comandava di seguire la liturgia della Chiesa "senza omettere né aggiungere nulla"... gridava: "una vera catastrofe! siamo persi! è tutto finito!"

lunedì 11 agosto 2008

Formichine

Piccola parentesi autoironica: a volte mi rendo conto di essere un po' ripetitivo e temo che anche se siete d'accordo con me, vi stanchiate di leggere i miei interventi...

Il guaio è che quando ci piove addosso qualche neocatecumenale con i suoi pomposi slogan, non si può presumere che lui sia già al corrente di tutte le questioni e tutte le spiegazioni già pubblicate sul sito, pubblicate nei libri di padre Zoffoli, don Elio, etc...

Ciò che può sembrare ripetitività, vuole in realtà essere precisione, anzi, pignoleria, fino alla pedanteria.

La miglior forma della critica ai neocatecumenali è quella fondata su dati che in buona fede non possono né negare né sminuire: è per questo che ho la mania del citare e del precisare e del circostanziare... anche se ancora non sono "professionale" come vorrei, e non penso che arriverò mai ai livelli di padre Zoffoli.

Ma pur sapendo bene che la documentatissima e circostanziatissima opera di padre Zoffoli viene tuttora forzosamente ignorata dalle gerarchie ecclesiastiche... non posso fare a meno di continuare a fare la mia opera di "formichina". Per me questo non è né un hobby, né un lavoro: è un servizio alla verità, è un'appassionata - ancorché minuscola - difesa della Chiesa.

Tutto ciò che noialtri "formichine" possiamo fare, infatti, è informare, informare ed informare. Far sapere, far conoscere, mettere in guardia... fedeli, sacerdoti, vescovi. Chi ha radici nelle tenebre (come il Cammino), teme la luce. Ed infatti i neocatecumenali temono non le punizioni della Chiesa, ma la pubblicazione di tali punizioni. Non temevano la lettera di Arinze, ma temono che venga letta e commentata e diffusa dentro e fuori il Cammino.

La soddisfazione della "formichina" sarebbe quella di presentare sulle questioni neocatecumenali qualche documento asettico, schematico, preciso... qualcosa che se finisse sulla scrivania di un vescovo favorevole ai neocatecumenali, non passerebbe al cestino prima di essere letto e riletto commentando più volte "però anche questo è vero".

Come le formiche vere, le "formichine" non hanno storia, non hanno nome, non hanno rilevanza, non hanno potere. Lavorano (e pregano) e basta, nel poco tempo e nelle difficili circostanze in cui si trovano. Dopotutto i risultati li tira fuori il Signore senza preavvisarci (e Nostro Signore vede bene cosa abbiamo in cuore, e sa bene cosa facciamo, come lo facciamo e perché lo facciamo). La nostra soddisfazione terrena non è il successo di un'operazione, ma il poter veder tornare all'unica vera fede di anime che erano state inquinate dalle eresie e dagli abusi del Cammino.

domenica 10 agosto 2008

Alcuni libri da leggere

Il 13 giugno 2008 il Pontificio Consiglio per i Laici ha approvato lo Statuto del Cammino (ancorché incompleto poiché mancante del Direttorio Catechetico).

Ma i problemi dottrinali restano irrisolti, e la questione liturgica è ancora tutta da verificare.

Perciò restano ancora sostanzialmente valide le osservazioni pubblicate da padre Zoffoli, don Conti, don Marighetto. Ecco alcune delle pubblicazioni che invitiamo a leggere ed a confrontare con la situazione attuale, confrontare con ciò che succede nelle adunate neocatecumenali e nelle loro liturgie:


padre Enrico Zoffoli, Verità sul Cammino Neocatecumenale. Testimonianze e documenti, edizioni Segno, ISBN 88-7282-193-2

padre Enrico Zoffoli, I Neocatecumenali: chi sono, quale il loro credo, cosa pensarne, edizioni Segno, ISBN 88-7282-145-2

padre Enrico Zoffoli, Il neocatecumenato della Chiesa Cattolica. Lettera aperta al clero italiano, edizioni Segno, ISBN 88-7282-100-2

padre Enrico Zoffoli, Lettera al direttore di Radio-Maria. Ancora sul Cammino Neocatecumenale, edizioni Pro Deo, Christo et Ecclesia (disponibile anche on-line)

don Gino Conti, Neocatecumenali al bivio. Sussidio per una scelta, edizioni Segno, ISBN 88-7282-114-2

don Elio Marighetto, I segreti del Cammino Neocatecumenale, (prima edizione: pro manuscripto; seconda edizione: edizioni Segno, ISBN 88-7282-547-4)

don Gino Conti, Un segreto svelato, edizioni Segno, ISBN 88-7282-233-5

padre Enrico Zoffoli, Magistero del Papa e catechesi di Kiko: confronto. A proposito del Cammino Neocatecumenale, edizioni Segno, ISBN 88-7282-062-6

sabato 9 agosto 2008

Ci manca solo che faccia i nomi di Argüello ed Hernández...

Monsignor Ranjith in un'intervista pubblicata il 31 luglio parla contro i neocatecumenali!

Domanda: L'ostia nella mano sminuisce il senso di trascendenza dell'eucaristia?

Mons. Ranjith: «In un certo senso sì. Espone il comunicante a sentirla quasi come un pane normale. Il Santo Padre parla spesso della necessità di salvaguardare il senso dell'al-di-là nella liturgia in ogni sua espressione. Il gesto di prendere l'ostia sacra e metterla noi stessi in bocca e non riceverla, riduce il profondo significato della comunione».

Figuratevi i neocatecumenali, che stanno comodamente seduti e si alzano in piedi solo per comunicarsi (con le mani)...

Nell'intervista vengono martellate anche le "omelie dei laici", la banalizzazione della Messa e tante altre neocatecumenalate!


Testo dell'intervista, da leggere e gustarsi ogni parola! Altro che le neocafonate dei necatecumenali... qui si parla di comunione in ginocchio, uso del latino, celebrazione di spalle, apertura al trascendente, divieto delle "omelie dei laici"... contro l'antispirito del Concilio (che permea il Cammino), contro certi circoli liturgici (neocatecumenali) e contro chi ha introdotto innovazioni (cioè Kiko e Carmen).


Liturgia - "Perché Ratzinger recupera il sacro"
da Repubblica del 31 luglio 2008 (pag. 42, sezione "Cultura"), a cura di Marco Politi

ll segnale è stato inequivocabile. Prima il Corpus Domini a Roma, poi lo si è visto in mondovisione a Sidney. Benedetto XVI esige che davanti a lui la comunione venga ricevuta in ginocchio. E' uno dei tanti recuperi di questo pontificato: il latino, la messa tridentina, la celebrazione con le spalle rivolte ai fedeli. Papa Ratzinger ha un disegno e lo srilankese monsignor Malcolm Ranjith, che il pontefice ha voluto con sé in Vaticano come segretario della Congregazione per il Culto, lo delinea con efficacia.

L'attenzione alla liturgia, spiega, ha l'obiettivo di un'«apertura al trascendente». Su richiesta del pontefice, preannuncia Ranjith, la Congregazione per il Culto sta preparando un Compendio Eucaristico per aiutare i sacerdoti a «disporsi bene per la celebrazione e l'adorazione eucaristica».

La comunione in ginocchio va in questa direzione?
«Nella liturgia si sente la necessità di ritrovare il senso del sacro, soprattutto nella celebrazione eucaristica. Perché noi crediamo che quanto succede sull'altare vada molto oltre quanto noi possiamo umanamente immaginare. E quindi la fede della Chiesa nella presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche va espressa attraverso gesti adeguati e comportamenti diversi da quelli della quotidianità».

Marcando una discontinuità?
«Non siamo dinanzi ad un capo politico o un personaggio della società moderna, ma davanti a Dio. Quando sull'altare scende la presenza di Dio eterno, dobbiamo metterci nella posizione più adatta per adorarlo. Nella mia cultura, nello Sri Lanka, dovremmo prostrarci con la testa sul pavimento come fanno i buddisti e i musulmani in preghiera».

L'ostia nella mano sminuisce il senso di trascendenza dell'eucaristia?
«In un certo senso sì. Espone il comunicante a sentirla quasi come un pane normale. Il Santo Padre parla spesso della necessità di salvaguardare il senso dell'al-di-là nella liturgia in ogni sua espressione. Il gesto di prendere l'ostia sacra e metterla noi stessi in bocca e non riceverla, riduce il profondo significato della comunione».

Si vuole contrastare una banalizzazione della messa?
«In alcuni luoghi si è perso quel senso di eterno, sacro o di celeste. C'è stata la tendenza a mettere l'uomo al centro della celebrazione e non il Signore. Ma il Concilio Vaticano II parla chiaramente della liturgia come actio Dei, actio Christi. Invece in certi circoli liturgici, vuoi per ideologia vuoi per un certo intellettualismo, si è diffusa l'idea di una liturgia adattabile a varie situazioni, in cui si debba far spazio alla creatività perché sia accessibile e accettabile a tutti. Poi magari c'è chi ha introdotto innovazioni senza nemmeno rispettare il sensus fidei e i sentimenti spirituali dei fedeli».

A volte anche vescovi impugnano il microfono e vanno verso l'uditorio con domande e risposte.
«Il pericolo moderno è che il sacerdote pensi di essere lui al centro dell'azione. Così il rito può assumere l'aspetto di un teatro o della performance di un presentatore televisivo. Il celebrante vede la gente che guarda a lui come punto di riferimento e c'è il rischio che, per avere più successo possibile con il pubblico, inventi gesti ed espressioni facendo da protagonista».

Quale sarebbe l'atteggiamento giusto?
«Quando il sacerdote sa di non essere lui al centro, ma Cristo. Rispettare in umile servizio al Signore e alla Chiesa la liturgia e le sue regole, come qualcosa di ricevuto e non di inventato, significa lasciare più spazio al Signore perché attraverso lo strumento del sacerdote possa stimolare la coscienza dei fedeli».

Sono deviazione anche le omelie pronunciate dai laici?
«Sì. Perché l'omelia, come dice il Santo Padre, è il modo con cui la Rivelazione e la grande tradizione della Chiesa viene spiegata affinché la Parola di Dio ispiri la vita dei fedeli nelle loro scelte quotidiane e renda la celebrazione liturgica ricca di frutti spirituali. E la tradizione liturgica della Chiesa riserva l'omelia al celebrante. Ai Vescovi, ai sacerdoti e ai diaconi. Ma non ai laici».

Assolutamente no?
«Non perché loro non siano capaci di fare una riflessione, ma perché nella liturgia i ruoli vanno rispettati. Esiste, come diceva il Concilio, una differenza "in essenza e non solo in grado" tra il sacerdozio comune di tutti i battezzati e quello dei sacerdoti».

Già il cardinale Ratzinger lamentava nei riti la perdita del senso del mistero.
«Spesso la riforma conciliare è stata interpretata o considerata in modo non del tutto conforme alla mente del Vaticano II. Il Santo Padre definisce questa tendenza l'antispirito del Concilio».

A un anno dalla piena reintroduzione della messa tridentina qual è il bilancio?
«La messa tridentina ha al suo interno valori molto profondi che rispecchiano tutta la tradizione della Chiesa. C'è più rispetto verso il sacro attraverso i gesti, le genuflessioni, i silenzi. C'è più spazio riservato alla riflessione sull'azione del Signore e anche alla personale devozionalità del celebrante, che offre il sacrificio non solo per i fedeli ma per i propri peccati e la propria salvezza. Alcuni elementi importanti del vecchio rito potranno aiutare anche la riflessione sul modo di celebrare il Novus Ordo. Siamo all'interno di un cammino».

Un domani vede un rito che prenda il meglio del vecchio e del nuovo?
«Può darsi: io forse non lo vedrò. Penso che nei prossimi decenni si andrà verso una valutazione complessiva sia del rito antico che del nuovo, salvaguardando quanto di eterno e soprannaturale avviene sull'altare e riducendo ogni protagonismo per lasciare spazio al contatto effettivo tra il fedele e il Signore attraverso la figura non predominante del sacerdote».

Con posizioni alternate del celebrante? Quando il sacerdote sarebbe rivolto verso l'abside?
«Si potrebbe pensare all'offertorio, quando le offerte vengono portate al Signore, e di là sino alla fine della preghiera eucaristica, che rappresenta il momento culminante della "trans-substantiatio" e la "communio"».

Disorienta i fedeli il prete che volge le spalle.
«È sbagliato dire così. Al contrario, insieme al popolo si rivolge al Signore. Il Santo Padre nel suo libro Lo spirito del Concilio ha spiegato che quando ci si siede attorno, guardando ognuno la faccia dell'altro, si forma un circolo chiuso. Ma quando il sacerdote e i fedeli insieme guardano l'Oriente, verso il Signore che viene, è un modo di aprirsi all'eterno».

In questa visione si inserisce anche il recupero del latino?
«Non mi piace la parola recuperare. Realizziamo il Concilio Vaticano II, che afferma esplicitamente che l'uso della lingua latina, salvo un diritto particolare, sia conservato nei riti latini. Dunque, anche se è stato dato spazio all'introduzione delle lingue vernacolari, il latino non va abbandonato completamente. L'uso di una lingua sacra è tradizione in tutto il mondo. Nell'Induismo la lingua di preghiera è il sanscrito, che non è più in uso. Nel Buddismo si usa il Pali, lingua che oggi solo i monaci buddisti studiano. Nell'Islam si impiega l'arabo del Corano. L'uso di una lingua sacra ci aiuta a vivere la sensazione dell'al-di-là».

Il latino come lingua sacra nella Chiesa?
«Certo. Il Santo Padre stesso ne parla nell'esortazione apostolica Sacramentum Caritatis al paragrafo 62: "Per meglio esprimere l'unità e l'universalità della Chiesa vorrei raccomandare quanto suggerito dal Sinodo dei vescovi in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II. Eccettuate le letture, l'omelia e la preghiera dei fedeli, è bene che tali celebrazioni siano in lingua latina". Beninteso, durante incontri internazionali».

Ridando forza alla liturgia, dove vuole arrivare Benedetto XVI?
«Il Papa vuole offrire la possibilità d'accesso alla meraviglia della vita in Cristo, una vita che pur vivendola qui sulla terra già ci fa sentire la libertà e l'eternità dei figli di Dio. E una tale esperienza si vive fortemente attraverso un autentico rinnovamento della fede quale presuppone il pregustare delle realtà celesti nella liturgia che si crede, si celebra e si vive. La Chiesa è, e deve diventare, lo strumento valido e la via per questa esperienza liberante. E la sua liturgia quella che la rende capace di stimolare tale esperienza nei suo i fedeli».

***

venerdì 8 agosto 2008

Lo dice Kiko: il Cammino è perduto, se comincia ad obbedire alla Chiesa!

Vangelo di Matteo, capitolo 21:

[28] "Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna.

[29] Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.

[30] Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.

[31] Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?"


Cronache di questi ultimi anni:

Il Papa, rivoltosi a Kiko, Carmen e Pezzi, disse: "dovete celebrare la Messa senza omissioni né aggiunte".

E Kiko, Carmen e Pezzi risposero: "siamo contentissimi delle norme che ci hai dato".

E altri invece risposero: "i neocatecumenali hanno sempre disobbedito e sicuramente disobbediranno!"

E infatti i neocatecumenali continuarono a fare la comunione seduti e la messa-messinscena.

E quelli che li avevano criticati continuarono a sostenere il Papa e seguirne le indicazioni.

Chi è dunque che segue la volontà del Papa e perciò compie la volontà di Dio?


Sull'obbedienza, ecco le testuali parole di Kiko Argüello: «La lettera di Arinze, che concedeva le monizioni, le risonanze e lo scambio della pace, ma chiedeva di uniformarsi alla Comunione prevista dai libri liturgici – era per noi una vera catastrofe, dal momento che fare la comunione come tutti, senza le due specie e con le ostie, e in processione verso l’altare, significava annullare ogni segno della catechesi che si stava facendo, come pure annullare le concessioni ricevute da Giovanni Paolo II. Ci dicemmo: Signore siamo persi! – continua Kiko ricordando il momento della lettera di Arinze – Signore, qui finisce tutto!”.
“Quando, nel maggio 2007, fummo nuovamente ricevuti da Benedetto XVI – continua Kiko – chiedemmo di poter ricevere la Comunione in piedi, ma restando al proprio posto, senza la processione. “Ottimo”, ci disse il papa. Ne fummo molto felici. In molti hanno provato poi a non fare approvare queste norme, ma il Signore ha voluto diversamente, e il papa ci ha concesso la Comunione in piedi senza processione”. “Ora è lui – dice sorridendo – che deve combattere con Arinze!”.

Nota 1: la lettera di Arinze concedeva solo lo spostamento dello scambio della pace (per di più "fino a nuovo ordine", dunque è un indulto temporaneo). La lettera comandava che le eventuali risonanze e monizioni fossero brevi e a norma delle disposizioni liturgiche già valide per tutta la Chiesa. Dunque, contrariamente a quanto dice Kiko, la lettera rettificava tutti i principali abusi liturgici neocatecumenali, concedendo (solo temporaneamente) lo spostamento del segno della pace.

Nota 2: se esistesse un documento ufficiale di "concessioni ricevute da Giovanni Paolo II", Benedetto XVI avrebbe comunque pieno diritto ad annullarle. Ma purtroppo per i neocatecumenali, tale documento non esiste. E conoscendo l'abilità mistificatoria di Kiko...

Nota 3: "senza le due specie" è un'altra menzogna di Kiko. La comunione sotto le due specie si può fare in diversi modi, anche "processionalmente" come richiesto dalla lettera di Arinze. Kiko parla delle due specie come se il "modo" neocatecumenale fosse l'unico modo. Anche stavolta Kiko sta mistificando.

Nota 4: ci riesce davvero difficile credere che il Papa abbia detto "ottimo!" sulla comunione al proprio posto "ma in piedi", un escamotage tutto neocatecumenale (presto torneranno a fare la comunione seduti... quei pochi che attualmente hanno cominciato a farla in piedi). Ricordiamoci che la "lettera di Arinze" contiene le "decisioni del santo padre Benedetto XVI", e se per il Papa fosse "ottimo" quel farisaico alzarsi in piedi per un momento... allora lo avrebbe già comandato nella "lettera di Arinze". Ma questo, nel 2005, non è avvenuto. Dunque Kiko sta ancora mistificando.

Nota 5: "in molti hanno provato poi a non fare approvare queste norme, ma il Signore ha voluto diversamente, e il Papa ci ha concesso la Comunione in piedi senza processione". Kiko continua a mistificare: "il Papa ci ha concesso", lo dice lui; lo Statuto è del Pontificio Consiglio, e il Papa si è rifiutato perfino di farne parola. Siano benedetti quanti hanno "provato a non far approvare" gli svarioni liturgici neocatecumenali.

Nota 6: dopo la mistificazione, il tronfio trionfo kikiano: “Ora è lui (il Papa) che deve combattere con Arinze!”. Come se le "decisioni del Santo Padre" fossero invece decisioni di Arinze prese contro il Santo Padre.

Nota 7: è più importante obbedire alla Chiesa, o è più importante "non annullare ogni segno della catechesi che si stava facendo?" Bel dilemma. Ma Kiko "sa" che la sua catechesi è più importante della Chiesa...

Nota 8: di quella "catechesi che si stava facendo", notare il verbo impersonale: "si stava facendo": come a dire che la catechesi "si deve fare" per forza, senza che nessuno se ne prenda personalmente la responsabilità. Kiko comanda di farla, ma non se ne assume la responsabilità. "Ottimo!", verrebbe da ironizzare.

Nota 9: era per noi una vera catastrofe: per i neocatecumenali è una vera "catastrofe" obbedire alle "decisioni del Santo Padre"... lo dice Kiko stesso!

Nota 10: Signore, siamo persi! Qui finisce tutto! Dunque il Cammino "finisce" ed è "perduto" nel momento in cui comincia ad obbedire alla Chiesa... lo dice Kiko stesso!

giovedì 7 agosto 2008

Al neocatecumenale che invoca un "nuovo corso"

Se lo Statuto richiede che i neocatecumenali siano introdotti al culto eucaristico fuori dalla Messa, alle pratiche di pietà come il Rosario, alla confessione sacramentale individuale... se lo Statuto comanda che il Cammino sia a disposizione dei vescovi (che pertanto hanno il diritto di rifiutarlo in ogni momento)... se lo Statuto esige che il Cammino celebri la messa senza omettere né aggiungere nulla... forse che il "dialogo" può servire mai ad aggirare tutte queste cose?

Tu invochi un "nuovo corso", in virtù del fatto che avete lo Statuto.

Ma in cosa deve consistere questo "nuovo corso"?

Vuoi che smettiamo di chiamare errore l'errore?

Desideri che la finiamo di chiamare "eresia" la distorsione delle verità di fede?

Preferisci che non chiamiamo più "abusi liturgici" gli abusi liturgici?

Il Cammino può avere tutti gli Statuti e i Direttorii che vuole. Ma se con tutta evidenza continuate a professare convintamente quegli errori... a cosa mai serviranno tutti gli Statuti e tutti i riconoscimenti?

Forse che tu per "nuovo corso" intendi il nostro silenzio? Non sei affatto il primo neocatecumenale a gridare "abbiamo lo Statuto, dunque siamo esenti anche dalle critiche più fondate".

Rifletti, caro fratello, rifletti.

mercoledì 6 agosto 2008

A cosa servono quel sito e questo blog

Do qui sèguito ad una email scambiata con qualcuno di voi.

Qui non si tratta di stabilire se l'Inter è meglio della Juve o viceversa (anche se in cuor mio sono assolutamente convinto che l'Inter è meglio).

Questo blog ed il sito "Verità sui Neocatecumenali" nascono, come dice il nome, per dire la verità sui neocatecumenali.

Il che significa che gli autori avvertono che sul Cammino c'è come minimo un'informazione inesatta, equivoca, parziale. Come minimo!

Non dovrebbe essere necessario, ma per cautela è bene precisarlo ugualmente: non si tratta di presentare una diversa opinione sui neocatecumenali; piuttosto, si tratta di dire la verità sui neocatecumenali.

«In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, i fedeli hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l'integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità della persona» (Codice di Diritto Canonico, "obblighi e diritti di tutti i fedeli", can. 212, §3).

L'urgenza sta nel fatto che i problemi del Cammino Neocatecumenale riguardano anzitutto la liturgia, la dottrina, l'obbedienza ai legittimi Pastori della Chiesa.

Dunque il dialogo sulle questioni neocatecumenali non può avere lo stile di "interisti e juventini". Il nostro è un tentativo di ricondurre alla verità i fratelli che sbagliano e di non far cadere nell'errore i fratelli più piccoli e sprovveduti (e non ci limitiamo alle parole: preghiamo perché si ravvedano).

Tentativo fatto evidentemente entro i nostri limiti: non abbiamo né lo spessore teologico né lo zelo apostolico né l'accuratezza sistematica di un padre Zoffoli.

Ma la nostra maggiore difficoltà sta nel fatto che tutti i neocatecumenali che abbiamo incontrato (nell'internet e ancor più nella vita reale) non sono disposti ad un confronto franco e onesto. Quelli che infatti lo sono stati, o hanno smesso di essere neocatecumenali, o sono in procinto di abbandonare il Cammino.

Di fronte a certe storture dottrinali e liturgiche, infatti, ci si rende conto sempre più della divergenza tra ciò che è il Cammino e ciò che è la Chiesa, e si finisce a domandarsi: "ma è più importante la mia appartenenza alla Chiesa, o la mia appartenenza al Cammino?"

A chi obietta che il Cammino ha tanti Statuti e tanti Direttorii e tanti elogi da parte di tanti ecclesiastici, bisogna ricordare che quei documenti non sono affatto un certificato di approvazione di ogni errore passato, presente e futuro. Al contrario, impegnano ancora di più all'obbedienza e alla correzione di quegli errori.

Errori che sono tali non per convinzione nostra, ma per l'insegnamento e la tradizione della Chiesa.

Errori di cui spesso i neocatecumenali sono ben coscienti, al punto da replicare implicitamente o esplicitamente: abbiamo capito che è un errore, ma lasciateci andare avanti così, smettete di chiamarlo errore, lavatevene le mani, occupatevi di altre cose...

Ciò può ben spiegare la frequenza con cui qualcuno di noi mostra una non grandissima pazienza: un fratello che sbaglia e che resta affezionato al suo errore nonostante abbia capito che si tratta di un errore, ripetutamente viene qui a ribaltarci addosso le camionate di slogan del Cammino... cosa si aspetta?

Noi abbiamo a cuore solo i tre pilastri sicuri (la Scrittura, la Tradizione e il Magistero) e chiediamo solo che le cose siano fatte e vissute così come la santa Chiesa insegna: è questo il motivo principale per cui non proponiamo una precisa spiritualità da seguire in alternativa al Cammino.

martedì 5 agosto 2008

L'ennesimo neocatecumenale che ci riempie di slogan

Vorrei rispondere personalmente ad R.F., ma prima di farlo devo premettere un argomento che dovrebbe essere assolutamente ovvio per ogni cristiano.

E cioè l'obbedienza.

Se il vescovo non mi vuole nella sua diocesi, allora io non ho motivo di rimanere.

Infatti, se il vescovo non mi vuole, chi sono io per impormi a lui?

Se ai miei occhi il vescovo ha torto, non fa alcuna differenza: vado via, è la decisione più ragionevole.

Vado via poiché restare significherebbe "essere contro il vescovo": e questo non è un modo per essere cristiani.

Non voglio essere "contro il vescovo", per cui non vorrò rimanere neppure avendo a disposizione trucchi e trucchetti e ricatti e minacce.

Andare via può costarmi fatica e dolore, ma non importa, poiché il Signore legge nel mio cuore e in quello del vescovo, e sa da quale parte sta il torto; nel frattempo io mi assicuro di non aver disobbedito alla Chiesa da Lui fondata.

Penso che non ti sia difficile condividere questi aspetti così elementari della vita cristiana.


Il caso del seminario "Redemptoris Mater" di Takamatsu è ancora più facile da capire.

Quel seminario fu aperto grazie all'ospitalità ed alla benevolenza di un vescovo giapponese. Quel vescovo ha poi lasciato la diocesi per limiti di età, e perciò da quel momento il trasloco era imminente: nulla garantiva che i suoi successori prolungassero l'ospitalità.

E invece i neocatecumenali sono rimasti inchiodati lì per altri vent'anni, contro il volere del successore, del successore del successore, e di tutti gli altri vescovi giapponesi... Vent'anni! Capisci? Vent'anni di sistematica disobbedienza! Vent'anni di sistematica opposizione ai vescovi!

Già nel 1992 la Conferenza Episcopale Giapponese lamentava ufficialmente e per iscritto che i seminari neocatecumenali non preparano preti diocesani, ma servono solo alle esigenze del Cammino... e non era un'accusa a vuoto, tant'è che dal 2002 in poi è stata scritta negli Statuti (art.18 §3): "la partecipazione al Cammino Neocatecumenale un elemento specifico e basilare dell'iter formativo". "Specifico" e "basilare"!

Il seminario RM è ospite di quella diocesi. Serve a preparare dei preti utili solo ai neocatecumenali. Dunque ci può stare solo finché lo vuole il vescovo del luogo. E invece hanno trovato ogni trucco utile a rimanere.

Nei tuoi panni, io mi vergognerei tantissimo.

Penserei alle tante congregazioni religiose che letteralmente mendicano un posto dove stare. Ti faccio un esempio: la comunità delle Beatitudini, che trovò ospitalità a Montecompatri, nei pressi di Roma. Un ordine religioso molto famoso aveva affidato loro un vecchio convento perché non sapevano come riempirlo (erano a corto di vocazioni). La comunità ci spese anche qualche liretta per farvi degli urgenti lavori di ristrutturazione. Dopo pochi anni, il famoso ordine religioso chiese indietro il convento, e la comunità traslocò altrove, ringraziando, e senza neppure lamentarsi per le spese sostenute.

Vedi? È ordinaria amministrazione. Restiamo finché ci concedono ospitalità. Quando ci diranno di andar via avremo solo di che ringraziare. Ordinaria amministrazione, per dei cristiani abituati ad obbedire.

Se io penso di avere un grande carisma, la mia prima necessità è farmelo vagliare dall'autorità della Chiesa. Altrimenti sarà solo una mia idea, magari una grandissima idea, ma... senza la garanzia della Chiesa.

E perciò: che carisma può mai essere quello che se ne infischia dei vescovi? Che carisma può mai essere quello che pretende di restare, ponendosi perciò "contro il vescovo"?


Adesso posso finalmente commentare i tuoi argomenti.

Anzitutto tu parti inveendo contro la "ostinata opposizione della conferenza episcopale giapponese al CNC".

Come già detto sopra, questo argomento è irrilevante per giudicare la loro decisione. Se il vescovo non mi vuole, allora io vado via. Meglio andare via sentendosi trattati ingiustamente... piuttosto che rimanere "contro il vescovo".

Poi, magari, dovresti anche onestamente - davvero onestamente - chiederti il motivo: "come mai i vescovi giapponesi non ci vogliono? abbiamo fatto qualche danno? abbiamo creato qualche problema? come possiamo porvi rimedio? come possiamo evitare che accada anche altrove? cosa dovevamo fare per essere in comunione col vescovo?"

Solo chi è inquinato dalla superbia evita di porsi onestamente domande del genere.


Vedo poi che hai parlato di "una sorta di «chiusura» culturale verso i nuovi carismi suscitati dallo Spirito Santo".

Permettimi di dirtelo con tanta franchezza quanta sincerità: la "chiusura" sta solo nella tua testa, così come i "nuovi carismi" di cui parli stanno solo nelle tue fantasie.

Se un carisma è suscitato veramente dallo Spirito, allora la prima conseguenza è l'obbedienza ai legittimi pastori. San Francesco obbediva. Padre Pio obbediva. San Gerardo Maiella obbediva. Don Bosco obbediva. San Giovanni della Croce obbediva (prova a leggere la sua vita, prova a capire cos'è stata per lui l'obbedienza).

Voi neocatecumenali proclamate di obbedire e poi invece fate sempre a modo vostro. Infatti il seminario RM di Takamatsu è rimasto inchiodato lì, "contro il vescovo" e "nonostante il vescovo". È rimasto inchiodato lì con ogni trucco e astuzia, e pretende di tornare lì appena possibile.

Addirittura tu pretendi che i vescovi si "aprano" al Cammino, in nome del fatto che voi sareste "suscitati dallo Spirito" (poiché così dice Kiko).

Se parli in quel modo, cosa dovrà pensare chi ti ascolta?

Penserà che "suscitati dallo Spirito" è una menzogna, poiché i neocatecumenali si pongono "contro il vescovo".

Penserà che il tuo atteggiamento sia arrogante, poiché i neocatecumenali pretendono che i vescovi, per essere tali, debbano per forza "aprirsi" al Cammino.


Poi, ti prego caldamente di non parlare con slogan preconfezionati.

Nessuno ti autorizza a stabilire che il Cammino consista nei "carismi suscitati dallo Spirito".

Lo Statuto è il documento a cui devi obbedire per essere più gradito alla Chiesa; non è la certificazione divina piovuta su Kiko. Tanto più che il Papa non ha né firmato né commentato lo Statuto. Che per di più è incompleto perché manca il Direttorio. E in aggiunta, è quasi uguale al precedente, quello ad experimentum, quello a cui avete sistematicamente disobbedito.

Al contrario, il 25 aprile il Papa ha affermato che non era sua intenzione prolungare gli Statuti. Anziché desiderarli, li sopporta.

Leggo poi nel tuo messaggio un altro pessimo indizio su ciò che muove i neocatecumenali: "andatevi a leggere il discorso tenuto il..."

Caro fratello, non puoi citare scritti e discorsi del Papa quando ti fanno comodo, e ignorarli completamente quando non ti fanno comodo.

Se proprio vogliamo citarne una a caso, andiamo nello Statuto, nella nota 49, e rivediamo quel discorso che vi ha fatto il Papa il 12 gennaio 2006: "sono sicuro che tali norme (della lettera di Arinze) saranno da voi attentamente osservate".

Ecco, nei tuoi panni io mi vergognerei tantissimo, poiché voi non avete mai rispettato quelle norme.


Ah, vedo che ti è sfuggito qualcosa.

Nella lunga citazione che hai fatto del Papa, che pretendevi di farci leggere, vediamo che il Papa dice anche: "L’autenticità dei nuovi carismi è garantita dalla loro disponibilità a sottomettersi al discernimento dell’autorità ecclesiastica".

I vescovi giapponesi hanno ripetutamente dichiarato che il Cammino va avanti per conto suo, senza sottomettersi al discernimento dell'autorità ecclesiastica. Ma guarda un po': saranno anche loro dei "seguaci di padre Zoffoli"? Saranno anche loro "seguaci di don Gino Conti e di don Elio Marighetto"?

Quelle stesse parole del Papa che tu volevi che leggessimo noi, condannano non solo il seminario neocatecumenale di Takamatsu... ma condannano l'intero Cammino!

Condannano l'intero Cammino Neocatecumenale perché lungo tutta la sua storia ha fatto di tutto per evitare che l'autorità ecclesiastica potesse discernere!

Vuoi che riapriamo tutto il discorso? Vuoi che ricordiamo le tensioni nelle parrocchie quando vi si installa il Cammino? (le stesse cose che dicono i vescovi giapponesi! dunque il problema del Cammino è uguale in tutto il mondo!)

Se proprio vogliamo mettere i puntini sulle "i"... quando il Papa parla del "rifiuto dei carismi" di alcuni vescovi, si riferisce a quei vescovi che rifiutano il Regnum Christi, a quei vescovi che rifiutano Comunione e Liberazione, a quei vescovi che rifiutano i sacerdoti della Società della Santa Croce...

Quei movimenti e quelle comunità, infatti, obbediscono. E non combinano pasticci con la liturgia. E non insegnano eresie.


A questo punto non voglio più continuare, poiché combattere contro gli slogan preconfezionati è tanto faticoso quanto inutile.

Desidero solo rivolgere un invito a te e agli altri neocatecumenali che leggono queste pagine, sperando che ci sia qualcuno di buon cuore che voglia almeno riflettere un pochino su queste parole.


Visto che nel 2005 il Papa comanda di seguire il Messale Romano "senza omettere né aggiungere nulla", perché nel Cammino si continua a celebrare in quel modo strano?

Visto che i vescovi giapponesi non vogliono il seminario Redemptoris Mater, perché si fa di tutto per rimanere lì contro il loro volere?

Visto che Kiko e Carmen sono sempre stati accusati di eresia, perché mai non hanno mai rinnegato e aborrito gli errori di cui vengono accusati?

Perché non abbiamo mai incontrato dei neocatecumenali capaci di fare autocritica?

Che fine hanno fatto i neocatecumenali capaci di ammettere di aver sbagliato, di aver disobbedito, di aver professato idee lontane dalla dottrina cattolica?

Perché mai non ho mai incontrato un neocatecumenale che di fronte alle critiche dica "abbiamo sbagliato" anziché "tu giudichi"?