martedì 15 luglio 2008

Quel meccanismo perverso delle incardinazioni dei neocatecumenali

Lo scopo dei seminari "Redemptoris Mater" è anzitutto quello di formare dei preti ad uso e consumo del Cammino.

Ma tali seminari, con una bassezza veramente unica, vengono dichiarati "internazionali, diocesani e missionari".

In realtà, ciò vuol dire che:

internazionali significa che Kiko non può installarli dove gli fa comodo, e che deve trovare qualche vescovo che non faccia troppe storie (a costo di impiantarne, per esempio, in Pakistan e in Giappone, e chiamare "seminario" anche una casa di formazione con soli due o tre seminaristi in totale);

diocesani significa che "ammorbidendo" per bene il vescovo, si potrà far pagar alla diocesi buona parte delle spese del seminario (esempio: il seminario di Takamatsu, in Giappone, depredando i fondi di una piccola diocesi), col risultato che è il Cammino a trarre beneficio dalla diocesi (proprio il contrario di ciò che il Cammino dichiara);

missionari significa che i preti, una volta ordinati, seguiranno comunque le direttive del Cammino (esempio: il caso di Sidney, in Australia, dove i preti neocat che avevano maltrattato i fedeli sono stati comodamente mandati in "missione" in Nepal a fare altri danni ed impiantare e consolidare il Cammino anche lì).

C'è un altro trucchetto meschino che la dice lunga su quanto il Cammino Neocatecumenale sia il parassita della Chiesa cattolica.

I preti neocatecumenali vengono incardinati in diocesi di comodo, per far ottenere loro lo "stipendio". Non appena vengono iscritti all'istituto di sostentamento del clero (o equivalente estero), improvvisamente si volatilizzano.

La dinamica è chiara, per esempio, per il caso del don Carbonell citato nell'articolo. Di origini straniere (spagnolo, si presume), miracolosamente incardinato a Roma (con tanto di stipendio proveniente dai soldi dell'«otto per mille» del Vicariato dell'Urbe), e poi installato in Giappone a servire il Cammino formando dei preti neocatecumenali (che, come già visto negli articoli precedenti, in Giappone - come ovunque nel mondo - hanno saputo fare solo danni).

Ora, è proprio necessario mettere in secondo piano la pace di 460.000 fedeli giapponesi, pur di non chiudere un seminario che - a detta dell'intera conferenza episcopale giapponese - sta creando problemi non da venti giorni, ma da vent'anni?

Un seminario che in nome del "pizzetto" di Kiko non ha esitato a depredare fondi diocesani?

Un seminario fatto di gente che disobbedisce e si giustifica dicendo "il vescovo la pensa in modo diverso da noi"?

Un seminario che segue esclusivamente le direttive del Cammino, infischiandosene dei vescovi e delle divisioni laceranti che crea nelle diocesi?

Quel seminario potrebbe benissimo spostarsi altrove: perché non lo fa? Perché mai il Cammino ha così urgente bisogno di mantenere quell'avamposto? (sarà mica che i vescovi compiacenti scarseggiano? o è solo per orgoglio?)

Ed infine, caro cardinal B., può usarci la cortesia di spiegarci il valido motivo per cui le è parso più importante salvare il seminario dei parassiti disobbedienti, piuttosto che accontentare le legittime e documentatissime e disperate richieste di un'intera conferenza episcopale?

lunedì 14 luglio 2008

Appello ai neocatecumenali di buon cuore

La mentalità neocatecumenale è ben descritta da quegli interventi da curva da stadio, conditi naturalmente con le solite menzogne (Bertone "interviene", e loro dicono che sarebbe stato il Papa).

Agitano lo Statuto ricevuto dal Pontificio Consiglio (non si sono espressi né il Papa né le altre congregazioni) come una bandiera da stadio... fingendo che non contenga la "lettera di Arinze" e tutte le altre restrizioni.

Lo stesso Kiko dice falsità e senza alcun ritegno: "ora è il Papa a dover combattere con Arinze". Se questo è l'iniziatore, come meravigliarsi dei suoi scagnozzi?

I neocatecumenali, insomma, hanno da tempo imparato la prima fondamentale lezione dei mass-media. E cioè che a sparare un miliardo di volte la stessa menzogna, si finisce per farla credere per vera.

Ed il Cammino Neocatecumenale, ancora una volta, dimostra di essere fondato sulla menzogna, sull'inganno, sulla disobbedienza alla Chiesa.


Ora, suggerisco ai neocatecumenali di buon cuore di riflettere su una questione semplice ed importante.

Se quelli del "seminario" di Takamatsu fossero persone serie, avrebbero perfino potuto dire: "basta, ce ne andiamo dal Giappone; nonostante l'assist di Bertone ce ne andiamo ugualmente".

Sarei stato il primo ad ammettere di aver avuto dimostrazione (per la prima volta in vita mia) dell'esistenza di neocatecumenali capaci, se non di obbedire ai vescovi, almeno di rispettarne le decisioni.

Ma no, loro vogliono rimanere lì.

Sanno che l'intera conferenza episcopale giapponese non li vuole, eppure vogliono rimanere lì.

Di fronte ad accuse circostanziate, sanno solo rispondere "no comment".

Non è chiesta loro l'eroicità di un san Gerardo, ma solo un minimo di buonsenso.

Buonsenso! I vescovi non ti vogliono? E tu togli subito il disturbo. È davvero così difficile?

Buonsenso e addirittura convenienza: conveniva loro andarsene subito, proprio per dimostrare al mondo intero che i vescovi hanno ancora la possibilità di accettare o rifiutare il Cammino (così come sta scritto nello Statuto che agitano come una bandiera nello stadio). L'ufficio propaganda del Cammino avrebbe saputo "vendere" quel piccolo gesto di buonsenso come prova definitiva e irrefutabile dell'obbedienza dei neocatecumenali ai vescovi (e come alibi per continuare a disobbedire).

E invece no, non vogliono andarsene.

Per loro, l'aver portato divisioni e contrasti, non conta niente. Conta solo Kiko.

Per loro non è un problema l'essersi inimicati non un vescovo, ma l'intera conferenza episcopale giapponese. "No comment". Dopotutto conta solo Kiko.

Ecco dunque cosa fa la "chiesa di Kiko".

In Giappone, come in Italia, come nel resto del mondo.

domenica 13 luglio 2008

Sfaticati presbiteri neocatecumenali

Il presbitero Antonello Iapicca, in missione neocatecumenale in Giappone, trova evidentemente il tempo di lavorare sodo per pubblicare dei siti internet in italiano (forse che dopo tanti anni ancora non conosce il giapponese?)

Infatti cura il neocatecumenalissimo sito Segni dei Tempi e il suo blog-fotocopia Kerygma Terzo Millennio.

Come potete verificare voi stessi, sono totalmente inutili. A parte la propaganda per il Cammino, non contengono altro che notizie copiate da altre fonti. Viene facile il sospetto che la "missione" di tale "presbitero" in Giappone, una volta fatte le celebrazioni neocatecumenali, consista nel perdere tempo...

Ovviamente tale "presbitero" chiede che gli mandiate i soldi a casa in Italia per andare nientemeno che alla Giornata Mondiale della Gioventù Neocatecumenale.

Eh, il Giappone... terra benedetta dal 1549 dalla visita di san Francesco Saverio, uno dei più grandi missionari della storia della Chiesa!

E benedetta poi da san Massimiliano Kolbe, il martellatore degli eretici e della massoneria!

Ed ora sotto torchio dalla piovra neocatecumenale!

sabato 12 luglio 2008

Insistere sulla lettera per uccidere lo spirito del documento

Il problema relativo al termine "Tradizione" è che per i cosiddetti tradizionalisti significa "tutto ciò che c'è stato fino al 1962". Costoro pensano che il "dopo" sia necessariamente marcio.

Al contrario, i neocatecumenali pensano che sia marciume tutto ciò che è avvenuto prima del 1964. Dopodiché è arrivato Kiko a salvare il mondo.

Che idiozie.

La Tradizione della Chiesa, in realtà, continua fino ad oggi, nella persona del Papa.


Quanto a noi... Non è importante "quanti siamo"; l'importante è la validità dei nostri argomenti.

Stupisce (ma non troppo, conoscendo il loro livello intellettuale) che i neocatecumenali insistano con le menzogne.

Quando fa loro comodo, i neocatecumenali come Alessandra citano un documento alla lettera... pur di ucciderne lo spirito.

Cercano nelle pieghe dei regolamenti quella virgola che, ingigantita all'inverosimile, fa al caso loro.

L'ipocrisia neocatecumenale, ovviamente, sta nel fatto che in tutti gli altri casi se ne infischiano dei documenti e dell'obbedienza.

Alessandra viene qui tutta zelante a riversare le menzogne neocatecumenali.

Magari lo fa pure in buona fede, pensando che per promuovere il Cammino sia lecito anche ingannare e mentire... dopotutto questo è proprio ciò che insegna Kiko: vuoi forse che Kiko possa sbagliarsi?

venerdì 11 luglio 2008

I sacerdoti della diocesi di Takamatsu si oppongono al Cammino Neocatecumenale

Qui sotto, la traduzione di un articolo pubblicato sul Settimanale Cattolico ("Katorikku Shinbun") del 6 luglio 2008, e ripubblicato sul sito ufficiale della Conferenza Episcopale Giapponese (il testo in inglese è a questo link: "Priests working in Takamatsu oppose Neocatechumenal Way"). La seconda parte di questo articolo, che verrà pubblicata successivamente, tratterà del Cammino dal punto di vista dei laici della diocesi di Takamatsu.

Il Katorikku Shinbun è diffuso in tutti gli ambienti cattolici del paese ed è appoggiato dalla stessa Conferenza episcopale giapponese (tanto da condividerne la pagina principale del sito web ufficiale della CBCJ). In Giappone vi sono circa 440.000 cattolici (su oltre 120 milioni di abitanti), di cui il 60% donne. Dei circa 1.500 sacerdoti (divisi in 800 parrocchie e 179 centri di missione), solo 911 sono giapponesi, mentre il 93% delle quasi seimila suore è giapponese. La messa domenicale è frequentata da circa 120.000 fedeli (cioè il 27%, media molto più alta che in Italia e negli altri paesi europei, con una punta del 63% nella messa di Natale). Nel 2007, solo in 279 matrimoni (il 10% del totale) entrambi gli sposi erano cattolici.

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I sacerdoti della diocesi di Takamatsu si oppongono al Cammino Neocatecumenale

Nonostante la decisione del vescovo Osamu Mizobe e del consiglio pastorale della diocesi di Takamatsu di chiudere per il 30 giugno 2008 il seminario Redemptoris Mater a Higashi Kagawa (nella prefettura di Kagawa), decisione ratificata dal Vaticano a seguito di due visite a Roma del vescovo e dell'incontro personale che questi e altri tre arcivescovi giapponesi hanno avuto con papa Benedetto XVI il 25 aprile scorso, è giunto da Roma l'ordine di bloccare tutte le azioni contro tale seminario.

L'ordine di bloccare la chiusura è giunto in un messaggio all'arcivescovo Alberto Bottari De Castello, nunzio apostolico in Giappone, da parte del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato Vaticano, ed è stato passato al vescovo Mizobe il 31 maggio.

Quando è giunta la direttiva da Roma, la decisione della chiusura era già stata notificata al consiglio pastorale, al consiglio presbiterale e alla commissione diocesana per l'evangelizzazione della diocesi (che conta 5.070 fedeli). All'inizio di luglio ancora non si registrano sviluppi.

Il seminario Redemptoris Mater (RM), aperto nel 1990, è gestito dal Cammino Neocatecumenale (CN) come un seminario internazionale legato alla diocesi di Takamatsu. I seminari gestiti dal CN formano i preti secondo le linee guida liturgiche e spirituali del movimento, per il servizio come clero diocesano. Il seminario RM di Takamatsu ha licenziato circa 30 preti che attualmente operano nelle diocesi di Takamatsu, Niigata, Oita e Kagoshima.

Il CN è stato fondato in Spagna nel 1964 come formazione alla fede per gli adulti nella forma di piccoli gruppi all'interno delle parrocchie, che conducono delle loro proprie liturgie e dei loro propri programmi di formazione. Nonostante negli Statuti del movimento venga stabilito che "è al servizio del vescovo come una delle modalità di attuazione diocesana dell'iniziazione cristiana e dell'educazione permanente alla fede", le relazioni tra il CN e i vescovi diocesani hanno avuto frequenti attriti.

«Non riesco a capire come sia potuto avvenire», ha detto don Sueo Hamaguchi, sacerdote diocesano di Nagasaki che opera come parroco della chiesa di Sakuramachi a Takamatsu, commentando l'ordine dal Vaticano.

Don Hamaguchi è uno dei tanti sacerdoti diocesani e religiosi "prestati" alla diocesi di Takamatsu da quando monsignor Mizobe vi è stato assegnato nel 2004 per ristabilirvi l'ordine dopo che l'agitazione causata dal CN aveva portato a forti divisioni nella diocesi, culminati in una querela per diffamazione da parte di due laici contro il vescovo precedente, monsignor Satoshi Fukahori, che aveva pubblicato una lettera pastorale condannando i due per la loro opposizione al suo invito al CN di aprire un seminario in diocesi.

Don Desiderio Cambra, membro dell'Instituto Español de Misioneras Extranjeras (IEME, istituto spagnolo di missionari esteri), è stato di recente nominato cancelliere della diocesi. Anche lui si è detto scioccato per l'interferenza di Roma.

«Hanno ignorato una decisione dell'intera Conferenza episcopale giapponese e dello stesso nunzio apostolico», ha esclamato.

Parlando a nome di don Angel Luis Romero Carbonell, rettore del seminario RM, don Antonio Anfuso, vice rettore, ha rifiutato di rilasciare un'intervista per quest'articolo, dicendo: «non possiamo rispondere adesso a delle domande, dal momento che molte cose non sono state ancora decise». Anche gli altri membri NC che sono stati avvicinati hanno rifiutato di dare commenti.

Il salesiano don Kosuke Murakami, in servizio alla diocesi come parroco della chiesa di Zentsuji a Kagawa, ha spiegato i motivi per cui pensa che il seminario debba essere chiuso.

«Quel seminario è la forza propulsiva delle attività del CN, produce problemi liturgici e danneggia l'unità delle parrocchie», ha affermato.

«Nella parrocchia dov'ero prima, ad Imabari (prefettura di Ehime)», ha continuato, «indipendentemente dalla data di nascita di un bambino, il CN si rifiutava di battezzarlo fino alla Pasqua successiva, rifiutando inoltre di far amministrare il sacramento da un sacerdote che non sia neocatecumenale. Sono stati un gruppo completamente indipendente in parrocchia, che il parroco non poteva controllare. Hanno spostato i membri della parrocchia più attivi alla messa del CN del sabato sera. Anche il benefattore principale della parrocchia è stato dirottato verso quel gruppo, il tutto a danno dell'intera parrocchia».

Secondo il salesiano don Hideaki Hamaguchi, procuratore diocesano e sacerdote "in prestito", la tendenza dei neocatecumenali ad ignorare i pastori si estende ben oltre il vescovo.

«In questi ultimi due o tre anni ho sempre fortemente avvertito che i preti NC incardinati nel clero diocesano, nonostante si dicano obbedienti al vescovo, non lo sono», dice. «Vanno proclamando che "il modo di pensare del vescovo è diverso dal nostro". È una vergogna che loro non si sforzino per nulla di pensare a come cooperare col vescovo o a come servire meglio la Chiesa in Giappone. Se il loro zelo fosse diretto a lavorare insieme al vescovo, potrebbero avvenire grandi cose».

Sulla questione dell'obbedienza ai vescovi, il superiore della provincia domenicana di Rosario, don Juan Manuel Gonzalo, ha affermato: «noi Domenicani non lavoriamo per noi stessi».

«L'autorità della Chiesa in Giappone», ha continuato, «sta nel vescovo di Takamatsu e negli altri vescovi nominati dal Papa. Dunque la loro decisione (di chiudere quel seminario) è la migliore per il Giappone e io penso che debba essere attuata al più presto possibile».

Secondo don Cambra, «il Cammino poteva andar bene per educare persone spagnole che non frequentavano la chiesa, ma qui in Giappone la situazione è del tutto diversa».

Don Murakami ha detto che tra i problemi principali del CN c'è la celebrazione della liturgia in una maniera estranea alla cultura e alle sensibilità dei giapponesi, imponendo uno "stile europeo" a chi prega.

«Riorganizzano le cose in chiesa, mettono su le loro icone e utilizzano le loro musiche e gestualità. In una chiesa come quella di Imabata dove ci sono tanti parrocchiani anziani, il CN è tutto un baciarsi, abbracciarsi, tenersi per mano, cantando e ballando durante la messa. Utilizzano le chitarre perfino nei funerali. Finché non correggono queste pratiche, è impossibile lavorare insieme a loro», ha affermato.

Don Sueo Hamaguchi ha detto che la coesistenza col CN è strutturalmente impossibile.

«Il CN ha le sue proprie strutture di controllo, prendendo ordini solo dai suoi tre leader», ha detto. «Il loro modo particolare di celebrare la liturgia è inteso ad affermare la loro unicità».

Il diacono Yasuhiro Nishikawa, direttore dell'ufficio diocesano, ha detto che i membri del CN conducono attività di beneficenza a loro vantaggio utilizzando i nomi delle parrocchie senza consultarsi con i parroci.

«Ignorano la diocesi e le parrocchie», dice.

Don Murakami ha detto: «se al seminario è permesso di continuare così com'è, il CN si diffonderà in tutto il Giappone e perciò qui avremo due chiese, la Chiesa del Papa e la chiesa di Kiko», riferendosi a Kiko Argüello, fondatore del CN.

«Ai cattolici giapponesi spetta comprendere l'entità del problema», ha detto il salesiano don Hideaki Hamaguchi.

I sacerdoti che lavorano in diocesi hanno detto che fin dal suo arrivo il vescovo Mizobe ha lavorato molto per riportare l'unità.

Don Hideaki Hamaguchi ha commentato: «dopo i primi tre anni è diventato chiaro che il problema era troppo grande e che il metodo migliore non poteva che essere il tagliare i legami tra la diocesi e il seminario».

Monsignor Mizobe ha mandato i preti neocatecumenali a studiare a Tokyo e a Roma perché si preparassero meglio a lavorare in Giappone.

«Il vescovo sta dicendo "lavoriamo insieme", ma loro hanno un complesso di persecuzione per cui si fissano solo sulla questione della chiusura del seminario e non vedono le preoccupazioni del vescovo per la cura pastorale», dice il diacono Nishikawa.

Don Sueo Hamaguchi: «Non c'è alcun motivo per far continuare il seminario. In nessun modo può essere sostenuto da una piccola diocesi come Takamatsu, e la diocesi non ha bisogno del CN che vi si nasconde dietro. I neocatecumenali sono solo un ostacolo».

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Note del traduttore:

- a noi europei, gli usi e costumi della cultura giapponese apparirebbero di grande compostezza e formalità; col termine "European style" nel testo si è voluto intendere spregiativamente l'attitudine da chiassosi cafoni (che non qualifica certo tutti gli europei);

- tale don Carbonell, rettore del seminario RM di Takamatsu, risulta essere incardinato a Roma (cfr. clero romano);

- nelle sue lettere pastorali del 2000-2001 il vescovo Fukahori aveva criticato (facendo nome e cognome) due dei fedeli che si erano opposti, ed è stato perciò denunciato per diffamazione e condannato a pagare un totale di 800.000 yen di risarcimento danni (poco meno di 5.000 euro). Dopo la sentenza, i due parrocchiani che hanno vinto la causa hanno affermato di non essere contenti della vittoria, ma di essere allarmati a causa del seminario Redemptoris Mater (tale notizia, reperita da UCA News, non risulta più disponibile nei suoi archivi);

- nel 2000 c'era stata un'altra denuncia per bloccare il seminario, con la motivazione che utilizzava fondi della diocesi per formare preti destinati altrove (una diocesi così piccola non naviga certo nell'oro); il caso era stato ironicamente riportato nel 2002 dal Chugai Nippo, uno dei più diffusi quotidiani buddisti del Giappone.

giovedì 10 luglio 2008

Per la chiusura del seminario di Takamatsu, la Conferenza Episcopale Giapponese si rivolge direttamente al Papa

Qui sotto, la traduzione di un articolo pubblicato sul Settimanale Cattolico ("Katorikku Shinbun") del 18 maggio 2008, e ripubblicato sul sito ufficiale della Conferenza Episcopale Giapponese (il testo in inglese è a questo link: "Bishops' Conference makes direct appeal to Pope for closure of Takamatsu Seminary").

Il Katorikku Shinbun è diffuso in tutti gli ambienti cattolici del paese ed è appoggiato dalla stessa Conferenza episcopale giapponese (tanto da condividerne la pagina principale del sito web ufficiale della CBCJ). In Giappone vi sono circa 440.000 cattolici (su oltre 120 milioni di abitanti), di cui il 60% donne. Dei circa 1.500 sacerdoti (divisi in 800 parrocchie e 179 centri di missione), solo 911 sono giapponesi, mentre il 93% delle quasi seimila suore è giapponese. La messa domenicale è frequentata da circa 120.000 fedeli (cioè il 27%, media molto più alta che in Italia e negli altri paesi europei, con una punta del 63% nella messa di Natale). Nel 2007, solo in 279 matrimoni (il 10% del totale) entrambi gli sposi erano cattolici.

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Per la chiusura del seminario di Takamatsu, la Conferenza Episcopale Giapponese si rivolge direttamente al Papa

Il 25 aprile tre arcivescovi giapponesi, Takeo Okada di Tokyo, Jun Ikenaga di Osaka, e Mitsuaki Takami di Nagasaki, hanno accompagnato il vescovo di Takamatsu, Osamu Mizobe, ad una conversazione di circa un'ora con papa Benedetto XVI.

Durante la loro conversazione col Papa, hanno anzitutto espresso gratitudine per la sua approvazione della beatificazione di 188 martiri giapponesi, prevista per il prossimo novembre. Lo scopo dell'incontro era però quello di chiedere, a nome della Conferenza episcopale giapponese (CBCJ), l'approvazione del Papa per la decisione di chiudere del Seminario Missionario Internazionale "Redemptoris Mater" di Takamatsu, gestito dal Cammino Neocatecumenale (CN), un movimento internazionale dedito alla formazione religiosa degli adulti.

«Questa è la nona volta che mi è toccato andare in Vaticano a causa dei problemi con quel seminario», ha detto monsignor Mizobe, che è stato assegnato alla diocesi di Takamatsu nel luglio 2004. «Nonostante io abbia avuto sempre il sostegno della Conferenza episcopale giapponese, in passato, mi ritrovavo sempre ad andarci da solo. La cosa migliore di questo viaggio è stata il poter agire con la Conferenza al mio fianco».

L'arcivescovo Okada, presidente della CBCJ, ha affermato: «abbiamo avuto questo problema per vent'anni. Nel febbraio 1992 abbiamo convocato un incontro straordinario dei vescovi per parlare specificamente del seminario "Redemptoris Mater" di cui era stata appena annunciata l'apertura. Da allora, abbiamo speso innumerevoli ore e passato attraverso tanto dolore alle riunioni della Conferenza Episcopale, ed in corrispondenza con la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda Fide), pubblicando montagne di documenti. E dopo tutto questo, ancora non sembra esserci una mutua comprensione, e perciò abbiamo fatto appello al Santo Padre, sperando che lui potesse capire».

Nonostante il Papa abbia ricevuto diversi rapporti dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, i vescovi giapponesi erano convinti che non era stato adeguatamente riportato tutto ciò che era stato trasmesso direttamente dal Giappone.

L'arcivescovo Okada ha poi detto: «Durante l'assemblea generale dei vescovi a febbraio, abbiamo deciso di mandare una delegazione, poiché il nostro messaggio non era giunto a destinazione. Prima siamo stati alla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (il 5 aprile), e quindi siamo andati di nuovo per incontrare il Santo Padre. Due volte dal Giappone a Roma (in così poco tempo). Con ciò volevamo mostrare quanto sia grande il problema per la Chiesa in Giappone».

Il 29 aprile, la Union of Catholic Asian News (UCA News) ha riportato: «con una decisione straordinaria, la Conferenza episcopale giapponese ha mandato la scorsa settimana a Roma una delegazione per discutere con papa Benedetto XVI "il serio problema" che stanno avendo col Cammino Neocatecumenale e col suo seminario nella diocesi di Takamatsu».

Il Cammino è stato introdotto in Giappone nel 1973, nella chiesa di Iwakuni della diocesi di Hiroshima, e le sue attività si sono estese rapidamente ad altre parrocchie. La questione attuale che riguarda il seminario cominciò nel febbraio 1990, quando monsignor Satoshi Fukahori, all'epoca vescovo di Takamatsu, aprì il seminario gestito dal Cammino. In una sessione straordinaria della CBCJ nel 1992, la Conferenza fu del parere che «lo scopo del seminario non è quello di formare nuovi sacerdoti diocesani, ma formare nuovi sacerdoti per le comunità neocatecumenali».

Il Cammino è stato fondato in Spagna nel 1964 e, nel tentativo di seguire i passi dei primi cristiani, tenta di trasformare le parrocchie in chiese orientate alla missione.

Secondo quanto pubblicato nel settembre 1993 nelle regolari sessioni della CBCJ, i vescovi hanno dichiarato che il Cammino è un gruppo «difficile da trattare e pericolosamente tendente a creare divisioni» poiché le persone che vi sono affiliate danno la massima considerazione agli obbiettivi dei loro fondatori e della loro organizzazione, ed anche a causa della loro celebrazione della liturgia, molto differente da quella della Chiesa.

I vescovi hanno anche notato che questi stessi problemi sono stati registrati anche fuori dal Giappone, e perciò la diocesi di Tokyo e le altre diocesi giapponesi hanno imposto delle restrizioni sulle attività del Cammino. In ogni caso, preti del seminario "Redemptoris Mater" erano stati accettati in altre diocesi del Giappone, come quella di Niigata.

Nonostante papa Giovanni Paolo II abbia elogiato il Cammino in una lettera del 1990, nel 1997 ha ordinato al movimento di proporre una regolazione statutaria, che nel 2002 è stata approvata per un periodo di prova di cinque anni.

Secondo tale decisione, il Cammino non è riconosciuto come un'associazione o gruppo attivo in sé, ma è stato definito come l'offerta di un «particolare stile di iniziazione cristiana e formazione alla fede, condotte entro le parrocchie».

Commentando l'incontro di aprile col Papa, il vescovo Mizobe ha dichiarato: «in questo incontro, il Papa ci ha spiegato di non aver esteso l'approvazione formale degli Statuti. Il motivo che ha dato è che quanto alle liturgie e ai rapporti coi vescovi, sono venuti alla luce certi problemi».

Nella diocesi di Takamatsu le opinioni sul Cammino restano divergenti. Ci sono state proteste tra i laici convinti che il vescovo Fukahori nel 1990 nell'erigere quel seminario non abbia del tutto agito secondo il diritto. La questione giunse al punto che nel giugno 2003 il tribunale di Takamatsu ha condannato il vescovo Fukahori per diffamazione, imponendo un risarcimento danni ai due laici che lo accusavano di averli attaccati in una lettera asserendo il falso. Nello stesso anno, la Santa Sede ha condotto una sua inchiesta sulla diocesi.

Successivamente, con le dimissioni del vescovo Fukahori, nel luglio 2004 è stato nominato il vescovo Mizobe. Il nuovo vescovo ha fatto grandi sforzi per ottenere la riconciliazione e «l'armonia posta in essere dallo Spirito Santo».

Ma in un articolo del Katorikku Shinbun datato 12 febbraio 2006, si riporta che il vescovo ha affermato che «laici e preti che non sono affiliati al Cammino dichiarano che non ci sarà pace a Takamatsu finché non viene risolto il problema del seminario». La situazione era perciò in stallo.

Nell'incontro in Vaticano, l'arcivescovo Ikenaga ha presentato un memorandum al Papa per riportare alla sua attenzione lo stato delle cose con chiarezza e sintesi. Il memorandum è in quattro punti.

Il primo è che tutti i vescovi della CBCJ si oppongono alla continuazione delle attività di quel seminario. Secondo, che in tutte le parrocchie in cui è arrivato il Cammino, sono sorte divisioni tra la minoranza neocatecumenale e la maggioranza che non aderisce al CN. Terzo punto: ad eccezione di quelli affiliati al Cammino, tutti i sacerdoti della diocesi si oppongono al Cammino. Infine, viene espressa la speranza dei vescovi per una rapida soluzione dell'agitazione presente nella Chiesa in Giappone, e non solo nella diocesi di Takamatsu, agitazione che c'è fin da quando il Cammino è arrivato nel paese.

Il vescovo Mizobe ha spiegato: «abbiamo parlato insieme su quanto grande sia il problema che presenta quel seminario, e quanto abbia già negoziato la CBCJ tentando di risolverlo. Nella nostra prospettiva, per adesso siamo giunti più o meno ad un accordo sul seminario, ma restano diversi altri problemi fondamentali da risolvere».

Nel commentare l'incontro col Papa, l'arcivescovo Takami ha dichiarato: «questa è stata la prima volta che abbiamo dato al Papa in persona tutto il materiale importante sulla questione».

Secondo l'arcivescovo di Nagasaki, il Papa ha risposto: «dobbiamo prendere una decisione su cosa fare di quel seminario».

L'arcivescovo ha poi continuato: «penso che stavolta sia stato sufficientemente chiaro ciò che noi intendiamo fare, la nostra linea comune».

Il vescovo Mizobe ha detto che nonostante l'incontro abbia avuto a tema un problema di enormi proporzioni, la discussione si è svolta in modo «pacifico e sereno».

«L'ultima cosa che il Papa mi ha detto», aggiunge, «è stata: "grazie per tutta la pazienza e il duro lavoro"».

La UCA News riporta che l'arcivescovo Okada ha detto: «il seminario diocesano va chiuso. La Santa Sede è d'accordo a far chiudere il seminario diocesano quest'anno».

Un annuncio formale verrà dato dopo i prossimi incontri a Takamatsu.

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Note del traduttore:

- un gruppo di vescovi che dall'altro capo del mondo va a Roma due volte a distanza di una ventina di giorni, la prima per incontrare una congregazione vaticana, e la seconda per incontrare il Papa, rappresenta un caso assai curioso, la cui spiegazione è forse nel seguente articolo, quando l'arcivescovo Pietro Takeo Okada ricorda che i vertici di tale congregazione apparivano «somewhat supportive of the Neocatechumenal movement» (alquanto sostenitori del movimento Neocatecumenale);

- la redazione del sito web della CBCJ, traducendo in inglese il testo originale giapponese, ha reso con "regulations" il termine che in italiano suona "Statuti";

- monsignor Mizobe dice che il 29 aprile 2008 «il Papa ci ha spiegato di non aver esteso l'approvazione formale degli Statuti»: non c'è alcun motivo ragionevole per ritenere falsa o imprecisa tale affermazione, riportata sul sito web ufficiale della CBCJ e verificata da testimoni qualificati (tre arcivescovi giapponesi tra i quali il presidente della stessa CBCJ). Tale affermazione del Papa getta un'ulteriore ombra sulla già tormentata vicenda dell'approvazione "definitiva" degli Statuti neocatecumenali.

mercoledì 9 luglio 2008

I vescovi giapponesi incontrano il Papa per la seconda volta in cinque mesi

Qui sotto, la traduzione di un articolo pubblicato sulla Unione dei notiziari cattolici dell'Asia (UCA News: Union of Catholic Asian News) del 29 aprile 2008, e ripubblicato sul sito ufficiale della Conferenza Episcopale Giapponese (il testo in inglese è a questo link: "Japanese Bishops meet Pope for second time in five months").

In Giappone vi sono circa 440.000 cattolici (su oltre 120 milioni di abitanti), di cui il 60% donne. Dei circa 1.500 sacerdoti (divisi in 800 parrocchie e 179 centri di missione), solo 911 sono giapponesi, mentre il 93% delle quasi seimila suore è giapponese. La messa domenicale è frequentata da circa 120.000 fedeli (cioè il 27%, media molto più alta che in Italia e negli altri paesi europei, con una punta del 63% nella messa di Natale). Nel 2007, solo in 279 matrimoni (il 10% del totale) entrambi gli sposi erano cattolici.

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I vescovi giapponesi incontrano il Papa per la seconda volta in cinque mesi

ROMA (UCA News) -- Con una decisione straordinaria, la Conferenza episcopale giapponese ha mandato la scorsa settimana a Roma una delegazione per discutere con papa Benedetto XVI "il serio problema" che stanno avendo col Cammino Neocatecumenale e col suo seminario nella diocesi di Takamatsu.

I quattro prelati sono stati in Vaticano a chiedere al Papa comprensione e intervento di aiuto a risolvere la situazione.

È la terza volta in cinque mesi che i vescovi giapponesi hanno portato la questione a Roma. «Ci dispiace venire così spesso, ma siamo stati costretti dalla serietà del problema da risolvere», ha detto ad UCA News l'arcivescovo di Tokyo, Takeo Okada, presidente della Conferenza episcopale giapponese.

Durante la loro visita ad limina a dicembre 2007, i vescovi avevano espresso le loro preoccupazioni non solo al papa ma anche alla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, alla cui guida vi era il cardinale indiano Ivan Dias.

La delegazione dei vescovi giapponesi vi è tornata all'inizio di aprile 2008 per discutere la questione una seconda volta con i responsabili della Congregazione, sentendoli però alquanto sostenitori del movimento neocatecumenale, come ha ricordato l'arcivescovo Okada.

Hanno perciò deciso di parlare di nuovo col Papa. L'arcivescovo Okada, quando ha parlato al Papa a nome dei vescovi giapponesi il 15 dicembre 2007, aveva detto: «un'altra questione è quella del Cammino Neocatecumenale e del Seminario Diocesano Internazionale di Takamatsu, conosciuto come "Redemptoris Mater". Abbiamo un problema serio. Nella piccola Chiesa cattolica del Giappone, la potente attività simile a una setta, condotta dai membri del Cammino, produce divisioni e contrasti. Ha portato acute e dolorose divisioni e lotte all'interno della Chiesa. Stiamo combattendo con tutte le nostre forze per affrontare il problema ma sentiamo che se bisogna trovare una soluzione, la considerazione di Sua Santità per la Chiesa in Giappone sarà della massima importanza e necessità».

Il Cammino Neocatecumenale, fondato in Spagna nel 1964, oggi afferma di avere circa 20.000 comunità e un milione di membri in 105 nazioni.

Il seminario di Takamatsu è uno dei 73 seminari missionari del movimento nel mondo, tutti chiamati "Redemptoris Mater" e ognuno sotto un vescovo diocesano. I sei in Asia sono in Hong Kong, India, Giappone, Pakistan, Filippine e Taiwan.

Il vescovo di Takamatsu, monsignor Osamu Mizobe, ha confermato di aver parlato del problema della sua diocesi durante la sua udienza privata con papa Benedetto nella visita ad limina.

Il Papa però non ha fatto menzione della questione quando ha rivolto ai vescovi giapponesi un discorso al termine della loro visita.

Quattro mesi più tardi, il 25 aprile scorso, ne ha invece parlato in dettaglio con l'arcivescovo Okada, con l'arcivescovo di Osaka, monsignor Jun Ikenaga, con l'arcivescovo di Nagasaki, monsignor Mitsuaki Takami e col vescovo Mizobe.

La piccola diocesi di Takamatsu, circa 520 chilometri a sud-ovest di Tokyo, conta circa 5.000 cattolici.

Il predecessore del vescovo Mizobe aveva acconsentito all'erigervi un seminario. Ma con l'emergere di seri problemi e tensioni, il vescovo Mizobe, salesiano, ha deciso di chiuderlo. La Conferenza episcopale giapponese lo ha sostenuto in questa decisione, come ha confermato il suo stesso presidente.

Deciso a mantenere un avamposto in Giappone, il movimento neocatecumenale ha tentato di conquistare il sostegno di un altro vescovo giapponese. Un vescovo che sembrava favorevole ad ospitare il seminario nella sua diocesi, ha però cambiato idea dopo aver discusso la questione con i confratelli vescovi, ed ha perciò informato in tal senso la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli ed il movimento neocatecumenale.

Il 25 aprile l'arcivescovo Ikenaga, vicepresidente della Conferenza episcopale, ha consegnato al Papa un riassunto dettagliato della situazione.

Secondo l'arcivescovo Okada, i vescovi giapponesi hanno parlato con papa Benedetto per quasi un'ora. «Ci ha ascoltati con molta attenzione. Desidera comprenderci, è molto serio», ha detto il prelato ad UCA News.

«Quel seminario diocesano va chiuso. La Santa Sede è d'accordo a far chiudere il seminario diocesano quest'anno», ha affermato.

I vescovi, ha spiegato, continuano ad avere problemi «seri e profondi» col movimento neocatecumenale che ha il suo «modo di pensare» e la sua «attitudine» nei confronti della cultura giapponese, della liturgia e di altre questioni.

Alla domanda se in Vaticano capiscono tutto ciò, l'arcivescovo Okada ha detto che sente che «c'è ancora una distanza tra noi», ma la situazione «sta migliorando». Ha aggiunto che il modo con cui papa Benedetto li ha ascoltati lo ha incoraggiato molto.

L'arcivescovo Okada ha anche rivelato di aver discusso col Papa la beatificazione dei 188 martiri giapponesi, prevista per il 24 novembre a Nagasaki.

***


Note del traduttore:

- anche il giornale inglese The Tablet afferma che il cardinale Ivan Dias, prefetto di Propaganda Fidei, sarebbe "favorevole" al Cammino, e sarebbe "intervenuto" personalmente per "proteggerlo";

- il Giappone dipende da Propaganda Fide anziché dalla Segreteria di Stato poiché è tuttora considerato territorio di missione;

- il testo originale di questa notizia è sul sito di UCA News; purtroppo UCA News ha la pessima abitudine di sfoltire gli archivi eliminando a caso le notizie più vecchie.

martedì 8 luglio 2008

Papa Pio XII aveva già condannato lo stile di Kiko

Kiko Argüello e i suoi seguaci non sono animati da zelo retto e intelligente quando pretendono di tornare ai primi cristiani.

Più esattamente:

«Non sarebbe animato da zelo retto e intelligente colui il quale volesse tornare agli antichi riti ed usi, ripudiando le nuove norme introdotte per disposizione della Divina Provvidenza e per mutate circostanze. Questo modo di pensare e di agire, difatti, fa rivivere l'eccessivo ed insano archeologismo suscitato dall'illegittimo concilio di Pistoia, e si sforza di ripristinare i molteplici errori che furono le premesse di quel conciliabolo e ne seguirono, con grande danno delle anime, e che la Chiesa, vigilante custode del Depositum Fidei affidatole dal suo divin Fondatore, a buon diritto condannò».

(papa Pio XII, Mediator Dei, n. 51).

lunedì 7 luglio 2008

I frutti della superbia e della menzogna dei neocatecumenali

Non volevo tornare sul caso Lefebvre, ma ti ricordo che l'inferno si può "meritare" anche con un solo peccato mortale. Lo so bene che c'è un abisso tra l'imbianchino spagnolo e Lefebvre. Ma questa differenza non mi consente di considerare quest'ultimo un grande vescovo e maestro, poiché (ed in modo più spettacolare di Kiko) a tutti gli effetti ha deliberatamente e coscientemente agito contro la Chiesa.

Quanto agli ortodossi, tu hai parlato degli effetti del "Filioque", non del significato di quel "procedit". La storia umana è costellatissima di disastri fondati su poche parole interpretate male e tradotte peggio. E per chi ha la ribellione in cuore, ogni scusa è buona.

Ciò su cui rifletto, infatti, è il "meccanismo" che ispira alla ribellione e alla disobbedienza tanto il Fellay quanto il Kiko.

Quel meccanismo si chiama "superbia".

Per cui Kiko non si chiede "come posso aiutare la Chiesa" (risposta ovvia: obbedendo sempre, a cominciare da subito). Al contrario, Kiko si chiede "come la Chiesa deve adeguarsi a ciò che io ho creato?" (pretesa ovvia: "premiandomi").

Da questo punto di vista Kiko e i capi lefebvriani sono uguali.

Coltivando la superbia, se ne raccolgono i frutti: prima o poi devono mentire perfino a sé stessi; poco importa che lo facciano in maniera elegante e raffinata.

E il demonio sta sempre lì a concimare con qualche "successo" (per esempio: il Cammino è diffuso in tutto il mondo), naturamente senza far notare neppure la parte superficiale della verità (più della metà dei neocatecumenali del mondo sono concentrati in Italia e in Spagna, dunque è troppo approssimativo dire "tutto il mondo").

La verità sul Cammino, e cioè che inganna i semplici e opprime chi è in buona fede, talvolta sembra "indicibile", perché dopo quarant'anni di menzogne gridate e urlate, va a finire che ce le beviamo anche noi.

Ecco, vedo che l'agenzia Zenit ha mandato una neocatecumenale spagnola ad intervistare Kiko.

L'intervista, pubblicata qui (prima parte) e qui (seconda parte) si distingue per il linguaggio mieloso costruito su misura per le orecchie dei vescovi.

Non è stato fatto il nome del cardinale Arinze e le domande sono tutte su misura per quelle risposte: indizi più che sufficienti per capire che l'intervistatrice era una neocatecumenale ben addomesticata.

Nella prima parte dell'intervista, Kiko ricorda i tempi epici dell'approvazione dell'OICA: ogni volta che racconta quella storia, la ingigantisce sempre di più.

In realtà l'OICA fu pubblicato il 6 gennaio 1972 per cui, conoscendo i tempi tecnici delle commissioni vaticane (specialmente all'epoca), gli eventi di cui parla Kiko non possono ragionevolmente essere posteriori al 1969-1970. E nel 1970, a Majadahonda, era stato stabilizzato il Cammino (che fino a quel momento era un guazzabuglio di invenzioni disordinate). E Kiko e Carmen erano approdati in Italia solo nel novembre '68. Insomma, è particolarmente improbabile che una compagnia di buzzurri spagnoli, appena arrivata in Italia, abbia immediatamente guadagnato laudatio di qua e laudatio di là.

Ogni volta che Kiko ne parla, spuntano magicamente nuovi particolari che prima non erano mai stati pubblicati, e che ovviamente oggi diventa sempre più impossibile verificare.

Altra menzogna kikiana, stavolta più comica: il "molto interesse" degli ortodossi per lo "spirito ecumenico" del Cammino. Si tratta infatti della colossale smentita degli ortodossi e dell'ancor più colossale figuraccia di Kiko: il 30 ottobre 2006 neocatecumenalissimo Stefano Caredda (fonte al di sopra di ogni sospetto), su Korazym, riportava la «precipitosa marcia indietro» e «inevitabile brutta figura planetaria» (articolo 19814 di Korazym; chissà se lo rivedremo mai on-line; nel frattempo lo tengo ancora salvato sul mio computer). E Kiko, un anno e mezzo dopo, ricicla la "figuraccia planetaria" facendola passare per "molto interesse" da parte degli ortodossi, spostando geograficamente la questione.

Ancora un'altra delle solite menzogne: "agiamo in nome della Chiesa". Traduzione in italiano: "nel Cammino abusiamo del nome della Chiesa". Il riconoscimento della personalità giuridica al Cammino può anche essere utilizzato per condannarlo in modo formale e totale (ma questo Kiko cerca di non lasciarlo neppure trapelare). Gli eretici di ogni tempo hanno sempre affermato di agire in nome della Chiesa. I santi, invece, hanno sempre voluto agire per sostenere la Chiesa. I grandi fondatori di ordini religiosi erano sempre serenamente pronti a cancellare subito tutta la loro opera, se ciò fosse stato richiesto dall'obbedienza o dal maggior bene della Chiesa. I grandi santi hanno obbedito alla gerarchia anche e soprattutto quando si trattava di obbedire a gente meno intelligente e meno santa di loro: tutto, pur di restare nel recinto sicuro della Chiesa.

E invece, in quel recinto, vi è entrato il mercenario: e non certo dalla porta, non certo dalla vita ordinaria, non certo dall'obbedienza e dalla santità. Vi è entrato con sotterfugi e trucchetti, vi è entrato a suon di disobbedienze e di menzogne, ed ora che vi è entrato, pretende di atteggiarsi a pastore che "agisce in nome della Chiesa".

Altro comicissimo "lapsus" kikiano: il Cammino "gestisce un bene della Chiesa che è il catecumenato degli adulti, secondo le tappe" inventate da me e Carmen. Nel testo dell'intervista troverete ovviamente una versione leggermente diversa, che pure utilizza la lingua italiana, ma in realtà significa la stessa cosa.

Seguono poi i soliti equivoci basati "ritorno a tradizioni antiche" (cioè: archeologismo liturgico d'accatto), "il Cammino non possiede alcun bene materiale" (ecco il motivo di brevettarlo come "itinerario" piuttosto che come associazione di fedeli: in tal modo, la Fondazione Famiglie di Nazareth e il suo fiume di denaro sfuggono totalmente a ogni controllo, e funzionerà comodamente anche quando il Cammino venisse colpito da scomunica), e quel ridicolo blaterare sui canoni estetici e sugli stili, in modo da vantare spudoratamente la "nueva estetica".

Ancora una notevole menzogna: «il Cammino nasce nella parrocchia, vive in essa ed è al suo servizio». Traduzione in lingua italiana: il Cammino fagocita la parrocchia, si insinua in essa come un parassita, e la parrocchia è al suo servizio.

Kiko: "non avremmo mai pensato di aprire seminari, e già ne abbiamo circa 70..."

Qualche mese fa si parlava di 73 seminari: evidentemente ne sono stati chiusi molti più di quelli che sono stati aperti nel frattempo, per cui il totale dev'essere alquanto sotto i 70, altrimenti invece di "circa 70" avrebbe detto "oltre 70".

Poi, quel termine possessivo: ne abbiamo. Per Kiko sono seminari "suoi". Ora che hanno lo Statuto, c'è da prevedere che in quei seminari diventerà obbligatorio (se non lo era già) anche il "pizzetto alla Kiko" nella foggia della barba, altrimenti niente ministeri sacri e niente ordinazioni!

E ancora, i 700 pullman di ebrei... anche qui va fatta la tara (e che tara!) perché come ben sapete, le 3.200 "alzate" vantate da Kiko erano in totale meno di 1.000 e con larga partecipazione di bambini di 7 anni e di gente che scherza. Magari erano solo sette pullman (di quelli piccoli), dei quali uno contato due o tre volte. Poi, Gennarini dice 70, la Carmen dice 200, Gennarini ribatte 500, e Kiko nell'intervista dice "oltre 700".

Tutto questo interesse da parte degli ebrei in teoria sarebbe lodevole. Ma in pratica...? Quegli ebrei vengono da te perché sono interessati a Cristo, o perché sono interessati all'ebraismo?

Siamo sempre alle solite. Menzogne su menzogne. Kiko, in vecchiaia, sta cominciando a capire quale è il registro su cui sono sintonizzate le orecchie dei vescovi in questi anni, e perciò produce una intervista che suona elegante e convincente, anche se ripete sempre le stesse menzogne e tradisce la solita boria e la solita superbia.

domenica 6 luglio 2008

Tranquillo discernimento di gente competente e serena?

La "gente competente" delegata a farlo, potrebbe essere (è) stata ingannata o messa sotto pressione.


Un esempio?

9 aprile 2008: uno va ad intervistare monsignor Clemens, e questi dice che l'approvazione degli Statuti è ancora "molto lontana".

Poi lì a Roma succede qualcosa che a noi semplici cristiani sfugge.

10 aprile: il mons. Clemens rinnega in fretta e furia tutto ciò che ha detto il giorno prima. L'intervistatore preferisce chiedere scusa ai suoi lettori piuttosto che far fare una figuraccia ad un monsignore pubblicando la registrazione dell'intervista (nota: Nostro Signore terrà conto di questo novello Cireneo).

13 giugno: compare la firma di Clemens in fondo allo Statuto (sarà stata davvero apposta di tutto cuore?)


Un altro esempio?

Agli inizi di aprile 2008 una delegazione di vescovi giapponesi va dal Papa per lamentarsi del seminario neocatecumenale di cui da ormai vent'anni non riescono a liberarsi. Si sentono costretti a parlarne di persona al Papa perché convinti che le congregazioni vaticane apposite non li abbiano mai ascoltati (poiché i neocatecumenali hanno "amici" ai posti giusti).

Poi lì a Roma succede qualcosa che a noi semplici cristiani sfugge.

Per qualche strano intoppo curiale, i vescovi giapponesi non riescono ad incontrare il Papa.

29 aprile: i vescovi giapponesi non si arrendono e investono di nuovo tempo, soldi e pazienza per andare a parlare dal Papa. Stavolta, con qualche cautela in più.

Riescono a parlare col Papa per un'ora, mettendolo in guardia dai pessimi frutti del Cammino, e ottenendo il consenso per chiudere d'autorità il seminario neocatecumenale giapponese "entro l'anno" (sterilizzando pertanto il tergiversare delle congregazioni).

Certamente non è la prima volta che il Papa sente parlare del Cammino in quel modo. E stando a quel che leggiamo sul loro sito web ufficiale (il sito della conferenza episcopale giapponese), il Papa ha detto loro di "non aver esteso l'approvazione formale degli Statuti, a motivo del fatto che quanto alle liturgie e quanto alle relazioni coi vescovi, sono venuti alla luce certi problemi". (Bishop Mizobe said, "In this meeting, the pope explained that he has not extended formal approval of the regulations. The reason he gave was that, pertaining to their liturgies and relationships with the bishops, certain problems have been brought to light.". Nella stessa pagina il termine "regulations" intende gli Statuti - parla infatti delle "regulations" neocatecumenali approvati "in prova per cinque anni" nel 2002).

Non abbiamo motivo di dubitare della parola di un vescovo giapponese che, quantunque esasperato dal Cammino, non ha alcun motivo per inventarsi una cosa del genere e farla pubblicare sul sito ufficiale della conferenza episcopale giapponese.

Poi lì a Roma succede qualcosa che a noi semplici cristiani sfugge.

13 giugno: pubblicazione degli Statuti, retrodatati all'11 maggio, cioè a sole due settimane dopo che il Papa aveva garantito di non aver esteso alcuna approvazione formale.


Terzo esempio, stringatissimo: le voci che si sono rincorse sullo Statuto, nelle settimane precedenti alla pubblicazione.

Due monsignori dello stesso Pontificio Consiglio per i Laici, danno due versioni diverse. Secondo Rylko, gli Statuti sono definitivi. Secondo un altro (probabilmente lo stesso Clemens), gli Statuti sono nuovamente ad experimentum per sette anni, fino al 2015. Una terza fonte addirittura affermava l'assenza di notizie riguardo ad eventi relativi ai neocatecumenali per il 13 giugno.


Quarto esempio: lo Statuto che qualifica un "itinerario" anziché un'associazione di fedeli (anomalia assolutamente unica nella storia della giurisprudenza ecclesiale), incompleto a causa della perenne assenza del Direttorio a cui fa riferimento (per cui lo Statuto è giuridicamente incompleto anche se qualificato come definitivo) e per di più deliberatamente malinteso dai suoi stessi fautori (Kiko: "ora è il Papa a dover combattere con Arinze", quando la lettera di Arinze è parte dello Statuto, ed Arinze era stato solo l'estensore della lettera, che infatti conteneva "le decisioni del Santo Padre") e -ciliegina sulla torta- completamente ignorato dal Papa (come Giovanni Paolo II, anche Benedetto XVI si è astenuto da qualsiasi commento relativo allo Statuto).

E non dimentichiamo le ripetutissime notizie dell'«ormai avvenuta» approvazione che si sono susseguite da maggio 2007 a maggio 2008, aventi come fonte lo stesso Kiko.


Vedi?

Ora che i neocatecumenali hanno lo Statuto, non si può fingere ingenuità e dire che le persone "competenti" ed "oneste" hanno svolto "tranquillamente" tutto il "discernimento" del caso.

Sarebbe troppo comodo (e troppo banale, troppo riduttivo) pretendere di presentare i fatti in modo così "giuridico", dopo anni ed anni ed anni che i neocatecumenali hanno fatto di tutto per sfuggire all'aspetto giuridico.


I pochi fatti citati parlano chiaro:

- da oltre un anno c'è stata una vera "guerra" in Vaticano, fino all'ultimo momento, pur di pubblicare questa versione "definitiva" di Statuti anomali ed incompleti

- la "guerra" ha incluso dimostrazioni di forza come le masse agitate in piazza e gli stuoli di vescovi usati per riempire la Domus Galilaeae

- la presentazione degli Statuti c'è stata più per imporre al Papa il "fatto compiuto" (grave, molto grave) che per una reale esigenza della Chiesa

- tale "fatto compiuto" fa sì che il Papa non voglia smentirlo con forza, per evitare di portare il caos in Vaticano (se il Papa rinnega apertamente un Pontificio Consiglio, allora ogni organismo vaticano diventa immediatamente criticabile ed ignorabile)

- in un prossimo futuro, altri eretici e disobbedienti si appelleranno al precedente appena creato, per far "brevettare" come cattolica la propria invenzione, a costo di avere uno statuto "anomalo" (contraddizione di termini) pubblicato come "definitivo" anche se "incompleto" (altra contraddizione di termini). Chi mai vorrà essere riconosciuto come associazione di fedeli, ora che è possibile "brevettare" un'idea balzana qualsiasi, senza neppure rivelarne i veri contorni?


Lo ripeto: non sono ipotesi, ma sono i fatti a parlare.

Se l'approvazione degli Statuti fosse stata una cosa tranquillamente condivisa tra le alte sfere, non avremmo avuto tutte quelle stranezze.

Se l'approvazione degli Statuti fosse stata per il bene della Chiesa, allora sarebbero stati pubblicati solo quando definitivamente completi.

sabato 5 luglio 2008

La superbia dei lefebvriani e dei neocatecumenali

Da un'omelia di Fellay del 24 giugno 2008: ...So, we have no choice, we are not going this way, we are continuing what we have done, we have fought now for forty years to keep this faith alive. To keep this Tradition not only for ourselves, but for the Church. And we are just going to continue, happens what happens...

"...Perciò, non abbiamo scelta, non seguiremo quella strada [indicata dal Vaticano], ma continueremo ciò che abbiamo fatto finora. Abbiamo combattuto per quarant'anni per mantenere questa fede viva. Per mantenere questa tradizione non solo per noi ma anche per la Chiesa. E perciò continueremo, accada quel che accada..."


Qualche mia considerazione:

1) prima di esaminare il motivo, osserviamo cosa dichiara di fare: "continuare" a disobbedire;

2) dunque i vertici lefebvriani, come avevo già pronosticato (senza neanche tanta fatica), non hanno alcuna intenzione di riunirsi a Roma

3) non importa quanto "saggio" possa essere il motivo: andare contro il Papa produce le sue nefaste conseguenze

4) sarebbe da prenderlo a pedate: ma come!?! se muori stanotte, muori con questo atteggiamento di disobbedienza alla Chiesa... un po' di umiltà non riesci proprio a trovarla, nella tua anima?


Le parole e l'atteggiamento di Fellay evocano le parole e l'atteggiamento di Kiko.


Esempio 1

Per Fellay, come per Kiko, l'obbedienza si può sempre rinviare.

Fellay: "we'll wait for better times" (aspetteremo tempi migliori... per cominciare ad obbedire).

Kiko: "concorderanno coi singoli vescovi la modalità della partecipazione una volta al mese..." "...e per la comunione... ci dà due anni!"


Esempio 2

Per Fellay, come per Kiko, l'importante è salvare le proprie idee piuttosto che restare nella Chiesa.

Fellay: "continueremo, accada quel che accada".

Kiko: "...abbiamo scelto di fare la comunione seduti... La nostra paura era che se si versasse il Vino per terra: se fosse successo per tre volte, saremmo stati denunciati e ce la avrebbero vietata..."


Esempio 3

Sia Fellay che Kiko sono convinti che è la Chiesa a doversi adeguare alle loro idee.

Fellay: "per mantenere questa tradizione non solo per noi, ma per la Chiesa"

Kiko: "ma quanto è difficile, Santo Padre, che i vescovi capiscano che hanno bisogno dei carismi [del Cammino]!"

Nota: Fellay intende la messa tradizionale in latino; sarebbe lodevole, se non fosse che in nome della messa in latino si ostina a disobbedire al Papa. Kiko invece promuove una bislacca liturgia, il che è una cosa deprecabile anche qualora fosse davvero convinto di farlo per il bene della Chiesa.


Non ho tempo per proseguire con gli esempi; vado direttamente al risultato finale.

Chi desidera veramente appartenere all'unica vera Chiesa di Cristo, cioè la Chiesa cattolica, ha quel minimo di umiltà per respingere ogni tentazione di trovare "ragioni" sufficienti per staccarsi dal Papa.

Sia Kiko che Fellay, seppure da punti di vista diametralmente opposti, commettono lo stesso errore a causa della superbia.

Credono di saperne di più del Papa, e credono che sia il Papa a doversi adeguare a loro.

Non vogliono adeguarsi alle direttive del Papa... eppure è stato chiesto loro qualcosa di così semplice!

È stato chiesto a Fellay di piantarla con tutto quel parolame polemico da scismatici isterici. Gli è stata proposta una soluzione generosissima: una prelatura personale (come per l'Opus Dei), entro la quale ha la massima libertà quanto a liturgia, formazione dei sacerdoti, diffusione nel mondo... E Fellay cosa fa? Dichiara che continuerà per la strada sbagliata.

È stato chiesto a Kiko di far celebrare ai neocatecumenali la messa normale di tutta la Chiesa, senza aggiungere né omettere alcunché. Niente di più facile! E Kiko cosa fa? Comanda di disobbedire. Disobbediscono fino alla presentazione dello Statuto: peggio, anche dopo lo Statuto 2008, stanno continuando a fare la comunione seduti!

Stasera (oggi è sabato) i neocatecumenali agiranno ancora una volta infischiandosene della lettera di Arinze e dello Statuto 2008 che comanda di rispettare la lettera di Arinze.

D'altronde... cosa aspettarsi da gente che professa eresie, e di fronte alle accuse non ha mai voluto rinnegare tali errori affermando le verità della fede contenute nel Catechismo della Chiesa?

venerdì 4 luglio 2008

Verso quale messa tendere?

«Il Santo Padre vuole che l’antica forma di messa divenga un caso normale nella vita liturgica della Chiesa»
(card. Castrillon Hoyos)


Altro che le bislacche messe-messinscena neocatecumenali!

Ancora Castrillon Hoyos: «Le due forme d’uso del Rito Romano possono arricchirsi reciprocamente».

Non è una sua idea. Lo ha già anticipato largamente il Papa nei suoi libri (incluso "Introduzione allo spirito della liturgia").

Dunque la "messa in italiano" può arricchirsi traendo spunti dalla "messa in latino", e viceversa (ed infatti il Motu Proprio permette di fare le letture in italiano).


Insomma, nella vera liturgia non c'è posto per gli strafalcioni liturgici neocatecumenali, che hanno straziato anche la "messa in italiano", andando nella direzione opposta da quella intesa dal Papa.

giovedì 3 luglio 2008

Lo Statuto include la lettera di Arinze

Dallo Statuto del Cammino Neocatecumenale - edizione 2008:

Articolo 13, comma 3: «Nella celebrazione dell'Eucarestia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede (49). Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto».

Nota 49 a pié di pagina: Cfr. Benedetto XVI, discorso alle Comunità del Cammino Neocatecumenale del 12 gennaio 2006: Notitiae 41 (2005) 554-556; Congregazione per il Culto Divino, Lettera del 1' dicembre 2005: Notitiae 41 (2005) 563-565; Notificazione della congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti sulle celebrazioni nei gruppi del Cammino Neocatecumenale, in L'Osservatore Romano, 24 dicembre 1988: «la Congregazione consente che tra gli adattamenti previsti dall'Istruzione Actio Pastoralis, nn. 6-11, i gruppi del menzionato "Cammino" possano ricevere la comunione sotto le due specie, sempre con pane azzimo, e spostare, "ad experimentum", il rito della pace dopo la Preghiera universale.


L'articolo 13 comma 3 impone ai neocatecumenali di celebrare la Messa solo con i libri liturgici approvati.

Le sole due eccezioni riguardano la comunione sotto le due specie "con pane azzimo" e lo spostamento dello scambio della pace.

La seconda parte del comma 3 ricorda, per l'ennesima volta, che non si può fare la comunione seduti in nessun caso.


La nota 49 contiene il breve elenco delle "concessioni esplicite della Santa Sede":

1) papa Benedetto XVI, il 12 gennaio 2006, ricordò ai neocatecumenali di aver impartito loro, tramite il cardinale Arinze, delle importanti decisioni sulla liturgia

2) le decisioni sono contenute nella lettera del cardinale Arinze del 1' dicembre 2005

3) le «decisioni del Santo Padre» contenute nella lettera di Arinze sono tutte di carattere restrittivo, tranne l'estensione del permesso temporaneo dello spostamento dello scambio della pace

4) l'unica altra eccezione è la Notificazione del dicembre 1988 sullo scambio della pace e sulla possibilità di usare pane azzimo e comunione sotto le due specie

5) l'istruzione Actio Pastoralis indicata nella stessa nota va a precisare che «il pane azzimo, unico ammesso nella chiesa latina... sarà confezionato nella stessa forma che si usa abitualmente per le altre messe». Condanna inoltre «la tendenza alla separazione, alle chiesuole, al privilegio»... e condanna nella liturgia le «novità, talvolta bizzarre» e le «forme arbitrarie di celebrazioni liturgiche».


In breve, lo Statuto "definitivo" dei neocatecumenali:

- include esplicitamente la famosa "lettera di Arinze"

- precisa che i neocatecumenali non possono straziare la liturgia ma devono seguire i libri liturgici approvati

- descrive esplicitamente le uniche due eccezioni ammesse (l'uso di pane azzimo e lo spostamento dello scambio della pace)


I neocatecumenali perciò non hanno motivo di cantare vittoria, e la loro proverbiale disobbedienza è evidenziata perfino dal loro stesso Statuto.

mercoledì 2 luglio 2008

Opere meritorie nei confronti di neocatecumenali e lefebvriani

Scusatemi,

penso che i neocatecumenali (cui è dedicato il lavoro fatto in questo blog e sul sito) abbiano diversi punti in comune con i lefebvriani - anzitutto la superbia dei loro capi e l'ostinazione nella disobbedienza al Papa.

Però lo spazio dato su questo blog alle faccende lefebvriane comincia a sembrarmi eccessivo.

Per le persone accecate dalla superbia ed ostinate nella disobbedienza, nessun ragionamento è mai convincente. L'esempio fondamentale è quello delle chiese cosiddette ortodosse.

Con gli ortodossi non ci sono vere divergenze teologiche; al più, si tratta di incomprensioni o di problemi secondari, come quelli nati traducendo da una lingua all'altra (come è il caso del "Filioque", esageratamente ingigantito). La vera questione è solo l'obbedienza al Papa, entro la quale tutte le loro tradizioni e tutta la loro organizzazione si salverebbero senza problemi.

Ma la riunificazione tra cattolici ed ortodossi non dipenderà da documenti congiunti, da proclami di teologi, da accordi tra le gerarchie. La riunificazione dipenderà dai cuori dei singoli. I documenti e gli accordi sono uno strumento, non sono il fondamento. E la difficoltà è "storica": dopo tanto tempo di dichiarata e orgogliosa disobbedienza, che fatica ci vorrà per tornare ad obbedire al Papa?

In versione più piccola e campagnola, è il problema che hanno anche neocatecumenali e lefebvriani.

A fronte di un "ultimatum" che chiedeva loro solo un po' di buonsenso, i capi lefebvriani hanno fatto riesplodere tutto il loro orgoglio - ennesima dimostrazione che il loro scisma è ispirato da satana (dopotutto, da un'azione malvagia di ordinazione di vescovi contro il consenso del Papa, poteva mai nascere un frutto completamente buono?)

In versione opposta, a fronte di numerosi "premi" dati al Cammino, i neocatecumenali continuano orgogliosamente a perpetrare i loro errori - ennesima dimostrazione che ciò che è stato inventato da Kiko e Carmen è contro la Scrittura, contro la Tradizione e contro il Magistero, e pertanto non può magicamente produrre frutti di vera santità.

Interrogarsi sulla questione "due pesi due misure" può portare lontano dal filo del discorso.

I capi lefebvriani non sanno rinunciare a ciò che li ha fatti diventare famosi (cioè la protesta perpetua e la mancanza perpetua di umiltà).

I capi neocatecumenali e i loro scagnozzi catechisti ugualmente non sanno rinunciare alle boiate dottrinali e alle corbellerie liturgiche (anche nel loro caso è una mancanza perpetua di umiltà): non vogliono obbedire, e non li si convincerà certo a furia di blandirli. La prima cosa che Kiko ha detto dello Statuto, ovviamente mentendo, è stata: "ora è il Papa a dover combattere con Arinze": eppure proprio Kiko è il primo a sapere che la lettera di Arinze è ormai parte dello Statuto (art.13 comma 3 nota 49). Tale "contentino" ai neocatecumenali (costosissimo per la Chiesa, visto che ha creato un pericoloso precedente a cui altri disobbedienti ed eretici presto si appelleranno) non trasforma magicamente la disobbedienza in obbedienza.

La nostra opera, su internet e nella vita reale, è a favore dei singoli che avvertono la drammatica differenza tra ciò che è la Chiesa, e ciò che Kiko pretende che sia "chiesa".

Gente semplice, di buon cuore, desiderosa di seguire il bene e però ingannata dal martellamento neocatecumenale. Gente che per anni ha dovuto subire gli ossessivi slogan del Cammino, e non ha ancora avuto modo di sentire l'altra campana (quella vera).

Gente che sa bene quanto la Chiesa sia madre premurosa, e che però continua a chiedersi come mai dicono "il Papa ha firmato lo Statuto" e invece non c'è la firma del Papa (anzi il Papa non ha parlato per niente)... continua a chiedersi come mai tanto baccano per la comunione seduti, quando il Papa ha voluto per le sue celebrazioni solo la comunione in ginocchio... continua a chiedersi come mai Kiko, così "humilde", si autorappresenta nelle icone (obbligatorie per ogni comunità) al posto del Signore...

Queste pagine non faranno diventare cattolico Kiko, ma potranno dare una speranza in più a quei neocatecumenali che cominciano a rendersi conto che la Chiesa, quella vera, è l'esatto contrario del Cammino. Consigliare i dubbiosi, ridare speranza cristiana a chi è oppresso e ingannato da quello strumento del demonio che ha per nome "Cammino Neocatecumenale".

In altri tempi, tale opera si sarebbe chiamata "apostolato" (e perciò opera "meritoria"). Per cui è un onore sentirla spregiativamente qualificare, dai lacché del Cammino, come una questione di tifoserie opposte.

martedì 1 luglio 2008

Il comunicato stampa pieno di menzogne

Cosa potevamo mai aspettarci dal comunicato stampa del Cammino a proposito dello Statuto?

Menzogne, menzogne, e menzogne. E qualche piccola ammissione di verità, che però conferma totalmente ciò che abbiamo sempre detto.


La prima menzogna è nella primissima frase: si ringrazia «...Pietro, nella persona di Benedetto XVI», per aver approvato «in forma definitiva gli Statuti del Cammino Neocatecumenale».

Questa è ovviamente una menzogna colossale. Non c'è da nessuna parte né la firma del Papa, né qualcosa che indichi tale volontà, che onestamente non si può presumere a causa di numerosi indizi.

Citiamo qui solo il silenzio assordante di papa Benedetto XVI che non ne sta facendo menzione in nessuno dei suoi interventi pubblici: se il Papa aveva tanto voluto l'approvazione, perché mai tace prima durante e dopo l'approvazione? Come mai neppure un minuscolo riferimento al Cammino? Tutto ciò ci ricorda il silenzio assordante di papa Giovanni Paolo II nel 2002 con gli Statuti di allora, pubblicati "ad experimentum" ed incompleti (mancava -e manca ancora oggi- il Direttorio Catechetico): anche lì il Papa evitò di commentare l'approvazione; solo mesi dopo ne fece menzione per dire che... che il Cammino doveva impegnarsi ancora di più ad obbedire al Papa e alla Chiesa!

Non ci dilunghiamo sugli altri indizi, per esempio sul fatto che proprio nelle settimane dell'approvazione, papa Benedetto XVI ha ripristinato l'uso della comunione in ginocchio nelle sue celebrazioni (nulla di più lontano dalle abitudini neocatecumenali, dove si fa la comunione comodamente seduti e serviti dal cameriere liturgico), proprio questo Papa che ha liberalizzato col famoso Motu Proprio del luglio 2007 la messa tradizionale e che intende farla insegnare anche nei seminari (esattamente la messa che i neocatecumenali hanno sempre detestato e criticato: e i neocatecumenali detestano anche la messa "in italiano", tant'è che l'hanno modificata fino allo strazio, aggiungendo e togliendo secondo le paturnie dei fondatori del Cammino)... Tutto stride con ciò che i neocatecumenali vantano di aver ricevuto.

Insomma, lo Statuto del 2008 non rispecchia né la volontà del Papa, né il suo "stile", né il suo Magistero, né quelli dei predecessori (per esempio, i neocatecumenali sono agli antipodi di quanto esplicitamente chiesto dalla Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI e dalla Ecclesia de Eucharistia di Giovanni Paolo II), e neppure il Concilio Vaticano II (la Sacrosanctum Concilium sulla liturgia in modo particolare).

I neocatecumenali possono urlare quanto vogliono, ma i fatti non si cancellano con le parole. La loro frenesia nel ripetere "il Papa ci approva" dimostra infatti il loro maggior punto debole: e cioè il fatto che l'approvazione che hanno ricevuto nel 2008, così come quella del 2002, rispecchia non la volontà di un Papa, ma nel migliore dei casi solo un percorso giuridico entro il quale devono cominciare ad obbedire al Papa.


La seconda menzogna ha la stessa forma della prima: "appropriarsi" di un Papa, descrivendolo come utile strumento del Cammino. Prima è toccato a Benedetto XVI, e ora non può non toccare a Giovanni Paolo II: «...Giovanni Paolo II, come un angelo inviato da Dio, ci ha difeso e sostenuto fino a scrivere nella Lettera Ogniqualvolta a Mons. Cordes...»

Abbiamo sempre ricordato la mistificazione neocatecumenale per eccellenza: estrapolare una frase, da una lettera privata, provocata da Cordes, su imprecisata documentazione, fatta firmare al Papa in fretta e furia, e poi riciclata ossessivamente fino ad oggi.

Per chi non lo ricordasse, la frase "Riconosco il Cammino..." attribuita a Giovanni Paolo II si trova in una lettera indirizzata a mons. Cordes (non agli iniziatori del Cammino). Inoltre è preceduta dalle precisazioni "avendo preso visione della documentazione da lei presentata" (Giovanni Paolo II, non conoscendo bene il Cammino, ha dovuto fidarsi di una documentazione ricevuta da Cordes) e "accogliendo la richiesta rivoltami" (Giovanni Paolo II ha espresso quel "riconosco" non di sua volontà, ma "accogliendo una richiesta" interessata). Infine, come precisato al momento della pubblicazione della lettera, "l'intento del Santo Padre... non è quello di dare indicazioni vincolanti" ai vescovi, "ma soltanto di incoraggiarli" lasciando loro tuttavia libertà di operare. Infatti incoraggiamento non significa approvazione (ma questo i neocatecumenali si ostinano a fingere di non saperlo).


La terza menzogna riprende la prima: "appropriarsi" di papa Benedetto XVI, descrivendolo come utile strumento del Cammino anche per quel che riguarda il passato.

È noto che il Papa ha affermato di aver conosciuto il Cammino da molto tempo, ma nessuno - tranne le interessate "fonti" neocatecumenali - ha mai confermato che Ratzinger davvero non solo li «...accolse con grande affetto e interesse, ma aiutò in maniera determinante l’introduzione del Cammino in Germania...»

Non ci illudiamo che il Papa perda tempo smentendo ogni più piccola approssimazione detta sulla sua vita (sappiamo per esempio che c'è gente che ha costruito grossi castelli di fantasie a causa di una foto che lo ritrae in giacca e cravatta).

E ricordiamo bene anche l'abitudine dei neocatecumenali a spacciare per "sostegno" e "approvazione" ciò che al più è un incoraggiamento (è avvenuto praticamente con qualsiasi prelato che non contesta il Cammino).

La menzogna neocatecumenale va oltre, parlando delle catechesi segrete (e piene di gravissimi errori), insinuando che il Papa le abbia approvate, citando però l'approvazione di un solo volume (“Orientamenti alle équipes dei catechisti”) il 1' marzo 2003, come si evincerebbe da una "Comunicazione scritta del Card. J.F. Stafford agli Iniziatori del Cammino Neocatecumenale, 1 marzo 2003, Prot. N. 219/03 AIC-110", della quale fino ad oggi solo i vertici neocatecumenali e il cardinale Stafford conoscono l'esistenza.

Abbiamo fatto esperienza moltissime volte di come il Cammino sappia "vendere" fischi per fiaschi (inclusi gli esempi sopra citati). Ma anche assumendo per veritiera la citazione della comunicazione, restano le solite perplessità: come mai un solo volume anziché tutti e quattordici? Con quali numerose e massicce correzioni ha potuto essere approvato quel volume? Come mai dal marzo 2003 ad oggi ancora non è stato pubblicato nulla? Come mai il Pontificio Consiglio per i Laici ha avuto tanta urgenza di approvare uno statuto "definitivo" in mancanza dell'approvazione del Direttorio?

Queste domande paiono retoriche proprio a causa del contenuto del comunicato stampa che stiamo esaminando: «...la Santa Sede ha voluto l’esame dettagliato dei contenuti teologici di tutte le catechesi relative alle diverse tappe del Cammino e il Card. Ratzinger, come Prefetto della Congregazione per la Fede, lo guidò in prima persona, fino all’approvazione degli “Orientamenti alle équipes dei catechisti” nel 2003...» (corsivi nostri). "Tutte le catechesi", sì, ma... approvato solo un volume degli Orientamenti?


La quarta menzogna ricorda il proverbio "chi si scusa, si accusa". Nel comunicato stampa si dice che l'iter di approvazione «si è protratto perché il Cammino... produce frutti di diversa natura... interessando con ciò le competenze di ben 5 diversi dicasteri vaticani».

In questi casi, quanto più è grossa la menzogna, tanto più è faticoso rettificare. Com'è possibile che si dica una falsità del genere in un comunicato stampa ufficiale? Possibile che abbiano mentito?

Possibile, possibilissimo. Il comunicato stampa è solo uno dei tanti spot pubblicitari del Cammino, e - come al solito - non intende riassumere la verità e i fatti, ma solo presentare come "buono" il Cammino.

Per cui, per mascherare i problemi creati dal Cammino in quasi mezzo secolo (comicamente definiti "frutti": dopotutto dai frutti si riconosce l'albero), occorre dire che hanno interessato le competenze di "ben cinque dicasteri".

Infatti i "frutti di diversa natura" del Cammino sono ormai alquanto noti (grazie anche alle critiche di vescovi e cardinali di diversissima estrazione), non solo per quel che riguarda le stranezze liturgiche neocatecumenali.

Dallo sfascio delle parrocchie (nel comunicato è detto "rinnovamento"), alla figura dei catechisti itineranti (promotori delle eresie neocatecumenali nel mondo), dalle famiglie in missione neocatecumenale (la implantatio Cammini dietro il falso nome di "implantatio Ecclesiae") alla formazione di presbiteri nei seminari Redemptoris Mater (dove liturgia, dottrina e vita di comunità sono ispirate agli strafalcioni liturgici, alle corbellerie dottrinali, e all'oppressione settaria del Cammino), dalle confessioni pubbliche agli errori sull'Eucarestia...


L'unica verità di rilievo è l'ammissione di essere stati accusati, già nei primi anni Settanta, di "ripetere il battesimo": ammissione resa al solo scopo di presentare anche papa Paolo VI come sostenitore del Cammino.

Arriviamo perciò alla quinta menzogna del comunicato: "appropriarsi" di papa Paolo VI, per il solo fatto che quest'ultimo aveva intenzione di incoraggiare non i contenuti delle catechesi, ma l'idea del fare catechesi di preparazione alla fede anche a chi aveva già ricevuto il battesimo.

Se papa Paolo VI avesse saputo cosa c'era in quelle catechesi segrete avrebbe reagito in modo molto diverso. Ma solo Giovanni Paolo II potrà farsene un'idea verso la fine degli anni Novanta, e solo grazie alla denuncia circostanziata e dettagliata del passionista p. Enrico Zoffoli. E nell'autunno del 2002 il Papa insisterà (per l'ennesima volta, e non fu l'ultima) perché i neocatecumenali obbediscano e si adeguino.

Nel comunicato stampa neocatecumenale, naturalmente, si tace del fatto che al termine di decenni di Cammino, l'adepto neocatecumenale viene praticamente "ribattezzato" nel fiume Giordano, equipaggiato con i costosissimi gadget griffati da Kiko, ottenendo finalmente la patente di "fede adulta".

Si tace anche delle consistenti critiche di vescovi e cardinali sui problemi pastorali che il Cammino ha creato ovunque si è impiantato nel mondo, senza eccezioni. Divisioni, tensioni, disobbedienze: una vera setta ostile alla Chiesa, definitivamente incapace di rispettare coloro che non aderiscono al Cammino... e tutto ciò non in un particolare periodo di tempo, ma fin dai primissimi anni del Cammino.

Si tace inoltre delle fondatissime critiche di p. Zoffoli e di numerosi altri sacerdoti e teologi, che hanno evidenziato il fondo dottrinale completamente inquinato da eresie ed ambiguità, ed hanno raccolto una sterminata quantità di testimonianze che confermano che quell'insegnamento non è mai cambiato nel tempo (e che Kiko ha potuto propinare solo grazie alla sistematica trasmissione orale).

Si tace per di più delle serissime critiche sulla liturgia neocatecumenale, raffazzonata e squinternata, ridotta ad una chiassata da osteria e miseramente spacciata per messa cattolica con bislacche "variazioni" (peraltro vietate da papa Benedetto XVI attraverso la famosa lettera del cardinale Arinze... lettera che è parte integrante dello Statuto del 2008 nonostante le reticenze neocatecumenali).

Si tace infine del tipico atteggiamento ostile degli iniziatori del Cammino nei confronti del Papa (e del loro modo di "usare" il Papa per esprimere i loro simboli satanici).


In sintesi:

- il Comunicato Stampa del 13 giugno 2008 è uno spot pubblicitario zeppo di menzogne

- le menzogne sono dette per "appropriarsi" delle figure dei papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per presentarli falsamente come sostenitori del Cammino

- i neocatecumenali hanno una lunghissima tradizione di disobbedienze alla gerarchia ecclesiale e al Papa (cfr. in particolare il caso della lettera di Arinze)

- incoraggiare il Cammino non significa approvarlo, tanto meno approvarne gli errori

- lo Statuto del 2008, come quello del 2002, non è un desiderio del Papa, ma solo un percorso giuridico entro il quale devono cominciare ad obbedire al Papa.