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martedì 26 agosto 2008

"Roma locuta": la lettera di Arinze fa parte dello Statuto

Quelli del sito web Catechumenium, alla notizia dello Statuto, esultarono: Roma locuta, causa finita.

Non è esattamente la stessa cosa che dissero quando venne alla luce la "lettera di Arinze" (contenente le decisioni del Santo Padre) contro le liturgie neocatecumenali.

Ora però quella lettera è parte dello Statuto (art.13, comma 3, nota 49).

Dunque dovremmo essere noi a dire ai neocatecumenali:

Roma locuta... (lettera di Arinze) ...causa finita! (i neocatecumenali DEVONO adeguarsi alla liturgia di tutta la Chiesa e smetterla di celebrare quella chiassata da osteria!)

lunedì 25 agosto 2008

Al neocatecumenale che tenta di cambiare discorso

Ci sono molte differenze tra RnS e CNC, ne elenco solo qualcuna:

Rinnovamento non tenta di fagocitare le parrocchie - il Cammino invece sì

Rinnovamento non inganna o corrompe i vescovi - il Cammino invece sì

Rinnovamento non disobbedisce al Papa e ai vescovi - il Cammino invece sì

Se il parroco dice che non vuole più RnS nella sua parrocchia, allora quelli di Rinnovamento se ne vanno - il Cammino invece resta, e fa guerra al parroco.

Rinnovamento non strazia la liturgia come invece fanno i neocatecumenali... Rinnovamento applica solo i suoi canti (che però vengono cantati anche al di fuori di Rinnovamento, poiché non sono brutti come i canti di Kiko).

Vogliamo continuare?

domenica 17 agosto 2008

Inos Biffi parla contro i neocatecumenali

Inos Biffi: "Troppo spesso i non cristiani, che osservano la frammentazione delle comunità cristiane, restano a ragione confusi circa lo stesso messaggio del Vangelo. Credenze e comportamenti cristiani fondamentali vengono a volte modificati in seno alle comunità da cosiddette "azioni profetiche" fondate su un’ermeneutica non sempre in consonanza con il dato della Scrittura e della Tradizione. Di conseguenza le comunità rinunciano ad agire come un corpo unito, e preferiscono invece operare secondo il principio delle "opzioni locali"... (...) (...certi cristiani verrebbero portati) ...a concludere che nella presentazione della fede cristiana non è necessario sottolineare la verità oggettiva, perché non si deve che seguire la propria coscienza e scegliere quella comunità che meglio incontra i propri gusti personali. Il risultato è riscontrabile nella continua proliferazione di comunità che sovente evitano strutture istituzionali e minimizzano l’importanza per la vita cristiana del contenuto dottrinale."

da: Inos Biffi, dalla prefazione al volume “Verità cristiane nella nebbia della fede” (Jaca Book, Milano, 2004)


Vedo che anche il teologo Inos Biffi ha parlato contro i neocatecumenali.

Sebbene le storture in campo liturgico e dottrinale siano diffuse un po' dappertutto, mi chiedo se esista qualche altra realtà dove siano così sistematiche... ad eccezione di pochi ambienti in cui spiccano i Neocatecumenali e, in tono diverso, la comunità di Bose.

Non molti anni fa un articolo di Magister fu sufficiente a scatenare un putiferio: aveva riportato che nella messa della comunità di sant'Egidio era il laico Andrea Riccardi a tenere l'omelia. L'abuso fu corretto: gli interventi di Riccardi furono spostati a dopo la messa, in un'altra sala.

Per qualche misterioso motivo, i neocatecumenali sono invece riusciti a farla franca. Sulla carta c'è scritto che devono obbedire ai libri liturgici, ma in pratica non è cambiato niente: i primi ad infischiarsene delle indicazioni dello Statuto sono infatti i neocatecumenali stessi.

Sarò via per qualche giorno, ma ci ritroveremo presto a parlarne ancora.

venerdì 15 agosto 2008

Quando l'autorità viene meno...

Quando leggo notizie come quella del caso delle Marche, mi viene sempre da riflettere sull'affievolirsi del concetto di autorità.

Cioè: pare che per la maggioranza degli uomini di Chiesa (dai laici ai cardinali), l'obbedienza scatti solo come unica alternativa a conseguenze davvero spiacevoli. Cioè si obbedisce solo quando è la cosa più facile e più conveniente.

Ancora pochi secondi prima della notizia dell'elezione di Benedetto XVI, mi ripromettevo di amare ed obbedire al Papa anche se fosse stato eletto qualcuno assai poco raccomandabile.

Ma in quello stesso momento, quanti avranno avuto quello stesso spirito? E fino a quando avrò quella immeritata grazia?

Senza neppure la necessità di scendere nei dettagli, questi due esempi sono significativi: si proibisce di mostrare i problemi dei neocatecumenali, e nello stesso tempo si ostacola la "messa in latino".

Come se un medico si rifiutasse di curare i malati e si ostinasse a visitare e vessare i sani.

Per questo penso all'affievolirsi del senso di autorità.

I malati arroganti si dichiarano sani, e peggiorano nella loro malattia, ed infestano e danneggiano altri.

Ed il medico, sapendo che le sue medicine verrebbero rifiutate, è giocoforza prudente fino all'eccesso. Il caso delle Marche è solo uno dei tanti esempi.

Non c'è neppure bisogno di ipotizzare bustarelle o pressioni.

Chi deve attraversare un campo minato, dove ogni più piccola mossa può significare un enorme patatrac, diventa cauto fino all'esasperazione. Fino a diventare un burattino.

Come a bordo dell'autobus, il controllore fa paura solo agli onesti. Il criminale viaggia gratis: il controllore non lo vesserà, "tengo famiglia".

In fondo in fondo questo è il motivo per cui qui sul blog usiamo pseudonimi. Sarebbe poco allegro vedere tutti i propri dati, associati a miserabili calunnie, pubblicati nelle mailing-list neocatecumenali (è già successo, assieme a meschinità ben peggiori, non è una paura irrazionale: ed è assai difficile, oltremodo stressante e poco fruttuoso denunciare).

Ai neocatecumenali piace dare un nome e cognome ai "giuda" e "faraoni". Piace vessarli e denigrarli in ogni modo. Piace mormorare, piace calunniarli, piace odiarli. Poiché il Cammino questo insegna: ama i tuoi nemici, a meno che non sia gente che dice la verità su Kiko, su Carmen e sul Cammino.

I neocatecumenali, figli della menzogna, sanno che di fronte alle critiche non bisogna interrogarsi, ma bisogna banalizzare e negare, senza riflettere, senza pensare. Sanno che bisogna parlare per slogan, anche se falsi, perché uno slogan ripetuto un miliardo di volte alla fine estenuerà gli interlocutori e sembrerà verità. E perciò diventa difficile già adesso dire la verità, poiché i loro discorsi, tutti uguali, tutti noiosi, hanno sempre lo stesso ritornello: tutti ci elogiano, solo voi quattro gatti ci criticate; il Papa ci loda, solo Zoffoli ci criticava; siamo approvati, e quindi nessuno ha diritto di elevare obiezioni...

Sanno che possono andare avanti così, proprio a causa dell'affievolirsi del senso di autorità nella Chiesa, grazie al quale è necessario blandire chi disobbedisce, ed è perciò anche necessario torchiare chi obbedisce.

Più disobbediscono, e più mettono la legittima autorità in condizione di doverli blandire, in condizione di dover accettare il "fatto compiuto", in condizione di dover azzerare tutte le pendenze in nome di un'apparenza di miglioramento.

Ancora non molto tempo fa, un Papa poteva dire "la Tradizione sono io", e concludere con queste sole parole questioni di livello mondiale. Come un padre che ha dei figli disubbidienti ma che sanno chi è l'autorità.

Oggi, perfino un Papa come Benedetto XVI deve "stare al gioco", e circondare di venti frasi di elogio una frase che non lo è del tutto... figurarsi il prendere provvedimenti definitivi, da autorità riconosciuta: cioè "da Papa".

E allora si spiega bene la travagliatissima storia del Motu Proprio sulla messa tradizionale, che poteva uscire il giorno dopo la sua elezione al soglio pontificio, e ci sono invece voluti più di due anni.

E si spiega bene anche la questione neocatecumenale, con la "lettera di Arinze" fatta mandare da Arinze perché il Papa sapeva già dove sarebbe andata a finire... lettera inviata quasi di sorpresa (ci sono voluti vari mesi di pontificato), per evitare ostacoli.

Di quale tipo siano gli ostacoli, lo abbiamo visto in tempi recenti: il 25 aprile il Papa diceva (testuale) che non avrebbe esteso l'approvazione degli Statuti... e il 20 maggio Rylko telefona a Kiko per dirgli che gli Statuti sono finalmente pronti.

Siccome è terribilmente più probabile un Rylko compromesso (volontariamente o meno, coscientemente o meno) piuttosto che un Benedetto XVI volubile e meschino (al punto da rimangiarsi la parola), non possiamo fare a meno di pensare che "i lupi" che il Papa teme (discorso di inizio pontificato) circolano anche ai piani più alti, e fanno veramente "paura".

Gli indizi proseguirebbero a lungo; qui voglio solo citare il discorso contro i preti pedofili che il Papa ha dovuto annunciare ancor prima di partire per l'Australia per la GMG. Praticamente i suoi nemici gli hanno "scritto" il discorso ancor prima di partire. E Benedetto XVI, che conosce le armi del nemico (a cominciare dai media), non poteva evitare di stare al gioco.

Di fronte a tutto questo, alcune anime troppo pie e troppo poco intelligenti si lasciano andare, si scandalizzano, e traggono conclusioni a dir poco affrettate. Il caso più notevole sugli Statuti del Cammino è, secondo me, la chiusura improvvisa di un "forum" su internet tenuto su da un sedicente cattolico che ha pensato: siccome il Papa approva i neocatecumenali, allora non ci sono più speranze.

Guardate che ingenuità: ha già stabilito che il Papa "approverebbe" i neocatecumenali. Veramente ingenuo. Conoscendo Benedetto XVI, se anche lo sentissi dire con queste mie orecchie "il Cammino è profondamente cattolico: diventate tutti neocatecumenali!" non perderei la fede e la speranza, perché ciò che il Papa ha in cuore è fin troppo chiaro da decenni ad oggi (e non perde occasione per farlo ripetere da qualche Ranjith o Arinze, tra i pochi di cui si può ancora fidare), e pertanto quell'eventuale pronunciare una frase del genere mi indicherebbe solo che il Papa vi è costretto per evitare un male peggiore.

È l'ingenuità che fa dimenticare a certuni che "le porte degli inferi non prevarranno", così come è l'ingenuità a far dimenticare che chi combatte per affermare la verità, agli occhi del Signore ha già vinto, anche se il mondo continua ad andare sottosopra.

Il mio successo nell'evidenziare le storture del Cammino non è nel numero di neocatecumenali che rinnega quegli errori. Al contrario, il mio successo è l'amare la verità e continuare a mostrarla. E so che nella giusta direzione ho fatto qualche passo avanti, poiché il denunciare le storture del Cammino mi ha costretto ad approfondire temi di fede e di liturgia che altrimenti avrei potuto trascurare. Chi lotta per affermare la verità, finisce per amarla di più. Chi lotta per affermare la dottrina della Chiesa, finisce per amarla di più. Chi lotta per proteggere e promuovere la liturgia della Chiesa, finisce per amarla di più. Chi lotta perché si obbedisca di più al Papa, finisce per obbedirgli di più. Anche se circolano tanti "lupi".

Beninteso, io non penso che quei "lupi" abbiano tutti un nome e un cognome.

Ci sono dei lupi che non sono materiali. Quelli hanno un nome invocato ogni giorno: "solo per stavolta", "parrà brutto se", "non è poi così grave", "ma dopotutto che c'è di male"... questi lupi virtuali governano le teste di tanta gente, oggi. E sono fortissimi anche nei sacri palazzi.

mercoledì 13 agosto 2008

Per capire Kiko bisogna guardare i primi cristiani... protestanti!

«La messa, così come oggi è in uso in tutta la Chiesa romana, è stata abolita nelle nostre chiese per diverse e giustissime ragioni … Il fatto sta che abbiamo trovato non essere una buona cosa
- che si sia trasformata un’azione santa e salutare in un vano spettacolo;
- così pure che essa sia stata resa meritoria
- e che la si celebri per denaro
- o che si dica che il prete vi fa il corpo stesso del Signore
- e che lo offra realmente e di fatto per la remissione dei peccati dei vivi e dei morti, addirittura in onore e celebrazione o memoria dei santi che sono in cielo»


E' una dichiarazione dei protestanti svizzeri del 1566 (più famosa come "Seconda confessione elvetica"; il testo è riportato in Confessioni di Fede delle Chiese Cristiane, a cura di Romeo Fabbri, edizioni Dehoniane, Bologna, 1996, p. 847).

Ora, quella "confessione di fede" protestante identifica con onestà e precisione diversi punti importanti della dottrina cattolica sulla Messa, e cioè:

- la messa è un atto buono in sé (perciò è "meritoria", e i meriti possono essere "applicati"; ed è anche il motivo per cui un prete può celebrarla anche se da solo e anche più volte nello stesso giorno, ferme restando le disposizioni di obbedienza al vescovo);

- perciò il prete può anche accettare un'offerta per celebrarla (l'offerta per una messa è infatti giustificabile col fatto che il prete rinunciando ad applicarla per sé si priva di un bene spirituale che applica invece per le intenzioni o per i defunti del richiedente);

- la messa non è un vano "ricordare" ma è la ripetizione incruenta del sacrificio della croce, per cui il sacerdote che la celebra è proprio un alter Christus (dunque il parteciparvi non è banalmente un "assistere ad uno spettacolo");

- la messa può perciò veramente ed effettivamente essere applicata per la remissione dei peccati, per le indulgenze ai vivi e ai morti, eccetera; ed ugualmente può essere in onore o memoria dei santi.

Insomma, tutti questi argomenti sono le conseguenze del fatto che la messa è un vero e proprio sacrificio: è esattamente la dottrina cattolica di sempre, che il Concilio di Trento ribadì mentre i protestanti la rifiutavano.

Rifiutando il carattere di sacrificio, i protestanti hanno coerentemente ridotto la messa ad un banchetto, una cena speciale (una "santa cena"), e perciò senza nessun valore, tant'è che oggi praticamente non la celebra più nessuno di loro.


Anche Kiko e Carmen, come i protestanti, si sono annoiati della messa cattolica (sia quella in latino che si celebrava nel 1964, quando si conobbero e crearono il Cammino, sia quella attuale che venne introdotta alla fine del 1970) e l'hanno perciò trasformata in qualcosa che andasse loro più a genio.

La messa-cabaret neocatecumenale porta infatti "i fratelli più piccoli e più lontani... dalla tristezza all'allegria" (lettera di Kiko-Carmen-Pezzi al Papa, 17 gennaio 2006).

Nella messa-cabaret neocatecumenale, il carattere di sacrificio è ridotto fino a scomparire, per far posto alla sagra del parolame (pomposamente chiamata "monizioni" e "risonanze"), omelie di laici fino all'estenuazione; far posto ai balletti, alle canzonette fracassone, alla comunione self-service con pagnotte e boccali come in un'osteria di campagna, a un'insalatone misto di simboli ebraici, al divieto di inginocchiarsi...

Gli strafalcioni liturgici neocatecumenali sono così costitutivi dell'invenzione kikiana che quando arrivò la lettera di Arinze (1 dicembre 2005) che comunicava "le decisioni del Santo Padre" che vietavano di celebrare in modo diverso da quanto previsto dai libri liturgici, Kiko disse: "una vera catastrofe! siamo persi! è tutto finito!" (Kiko, intervista del 14 giugno 2008).

Notiamo che il 17-1-2006 Kiko scrive entusiasta al Papa "siamo contentissimi delle norme ricevute" e il 14-6-2008 un altrettanto entusiasta Kiko afferma pubblicamente che le norme ricevute erano "una vera catastrofe! siamo persi! è tutto finito!" Alla luce del fatto che le "decisioni del Santo Padre" contenute nella "lettera di Arinze" sono sempre state disattese, ci chiediamo: in quale delle due occasioni avrà mentito?

Kiko e Carmen hanno inventato un'altra forma di protestantesimo. Non siamo certo i primi a dirlo: lo avevano già intuito (e pubblicato su carta) monsignor Pier Carlo Landucci nel 1983, e padre Enrico Zoffoli dal 1986 in poi, ed altri.

Il Cammino è un'altra forma di protestantesimo, una delle tante, e si vede da quel far scomparire il carattere sacrificale della messa, trasformando la messa in un banchetto che porti i neocatecumenali "dalla tristezza all'allegria".

Ciò che ci allarma, in quanto cattolici, è che questo "nuovo" protestantesimo da osteria di campagna pretende accanitamente di essere riconosciuto come cattolico, nonostante faccia di tutto per disobbedire (apertamente o nascostamente) al Papa e ai vescovi, per professare (apertamente o nascostamente) idee in netto contrasto con l'insegnamento della Chiesa, e per celebrare quelle "liturgie" poco cattoliche e molto protestanti.

La recente pubblicazione dello Statuto del Cammino Neocatecumenale (che dal Papa ha ottenuto solo un assordante silenzio) è stata accolta dai neocatecumenali letteralmente cantando vittoria contro la Chiesa cattolica.

lunedì 11 agosto 2008

Formichine

Piccola parentesi autoironica: a volte mi rendo conto di essere un po' ripetitivo e temo che anche se siete d'accordo con me, vi stanchiate di leggere i miei interventi...

Il guaio è che quando ci piove addosso qualche neocatecumenale con i suoi pomposi slogan, non si può presumere che lui sia già al corrente di tutte le questioni e tutte le spiegazioni già pubblicate sul sito, pubblicate nei libri di padre Zoffoli, don Elio, etc...

Ciò che può sembrare ripetitività, vuole in realtà essere precisione, anzi, pignoleria, fino alla pedanteria.

La miglior forma della critica ai neocatecumenali è quella fondata su dati che in buona fede non possono né negare né sminuire: è per questo che ho la mania del citare e del precisare e del circostanziare... anche se ancora non sono "professionale" come vorrei, e non penso che arriverò mai ai livelli di padre Zoffoli.

Ma pur sapendo bene che la documentatissima e circostanziatissima opera di padre Zoffoli viene tuttora forzosamente ignorata dalle gerarchie ecclesiastiche... non posso fare a meno di continuare a fare la mia opera di "formichina". Per me questo non è né un hobby, né un lavoro: è un servizio alla verità, è un'appassionata - ancorché minuscola - difesa della Chiesa.

Tutto ciò che noialtri "formichine" possiamo fare, infatti, è informare, informare ed informare. Far sapere, far conoscere, mettere in guardia... fedeli, sacerdoti, vescovi. Chi ha radici nelle tenebre (come il Cammino), teme la luce. Ed infatti i neocatecumenali temono non le punizioni della Chiesa, ma la pubblicazione di tali punizioni. Non temevano la lettera di Arinze, ma temono che venga letta e commentata e diffusa dentro e fuori il Cammino.

La soddisfazione della "formichina" sarebbe quella di presentare sulle questioni neocatecumenali qualche documento asettico, schematico, preciso... qualcosa che se finisse sulla scrivania di un vescovo favorevole ai neocatecumenali, non passerebbe al cestino prima di essere letto e riletto commentando più volte "però anche questo è vero".

Come le formiche vere, le "formichine" non hanno storia, non hanno nome, non hanno rilevanza, non hanno potere. Lavorano (e pregano) e basta, nel poco tempo e nelle difficili circostanze in cui si trovano. Dopotutto i risultati li tira fuori il Signore senza preavvisarci (e Nostro Signore vede bene cosa abbiamo in cuore, e sa bene cosa facciamo, come lo facciamo e perché lo facciamo). La nostra soddisfazione terrena non è il successo di un'operazione, ma il poter veder tornare all'unica vera fede di anime che erano state inquinate dalle eresie e dagli abusi del Cammino.

venerdì 8 agosto 2008

Lo dice Kiko: il Cammino è perduto, se comincia ad obbedire alla Chiesa!

Vangelo di Matteo, capitolo 21:

[28] "Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna.

[29] Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.

[30] Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.

[31] Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?"


Cronache di questi ultimi anni:

Il Papa, rivoltosi a Kiko, Carmen e Pezzi, disse: "dovete celebrare la Messa senza omissioni né aggiunte".

E Kiko, Carmen e Pezzi risposero: "siamo contentissimi delle norme che ci hai dato".

E altri invece risposero: "i neocatecumenali hanno sempre disobbedito e sicuramente disobbediranno!"

E infatti i neocatecumenali continuarono a fare la comunione seduti e la messa-messinscena.

E quelli che li avevano criticati continuarono a sostenere il Papa e seguirne le indicazioni.

Chi è dunque che segue la volontà del Papa e perciò compie la volontà di Dio?


Sull'obbedienza, ecco le testuali parole di Kiko Argüello: «La lettera di Arinze, che concedeva le monizioni, le risonanze e lo scambio della pace, ma chiedeva di uniformarsi alla Comunione prevista dai libri liturgici – era per noi una vera catastrofe, dal momento che fare la comunione come tutti, senza le due specie e con le ostie, e in processione verso l’altare, significava annullare ogni segno della catechesi che si stava facendo, come pure annullare le concessioni ricevute da Giovanni Paolo II. Ci dicemmo: Signore siamo persi! – continua Kiko ricordando il momento della lettera di Arinze – Signore, qui finisce tutto!”.
“Quando, nel maggio 2007, fummo nuovamente ricevuti da Benedetto XVI – continua Kiko – chiedemmo di poter ricevere la Comunione in piedi, ma restando al proprio posto, senza la processione. “Ottimo”, ci disse il papa. Ne fummo molto felici. In molti hanno provato poi a non fare approvare queste norme, ma il Signore ha voluto diversamente, e il papa ci ha concesso la Comunione in piedi senza processione”. “Ora è lui – dice sorridendo – che deve combattere con Arinze!”.

Nota 1: la lettera di Arinze concedeva solo lo spostamento dello scambio della pace (per di più "fino a nuovo ordine", dunque è un indulto temporaneo). La lettera comandava che le eventuali risonanze e monizioni fossero brevi e a norma delle disposizioni liturgiche già valide per tutta la Chiesa. Dunque, contrariamente a quanto dice Kiko, la lettera rettificava tutti i principali abusi liturgici neocatecumenali, concedendo (solo temporaneamente) lo spostamento del segno della pace.

Nota 2: se esistesse un documento ufficiale di "concessioni ricevute da Giovanni Paolo II", Benedetto XVI avrebbe comunque pieno diritto ad annullarle. Ma purtroppo per i neocatecumenali, tale documento non esiste. E conoscendo l'abilità mistificatoria di Kiko...

Nota 3: "senza le due specie" è un'altra menzogna di Kiko. La comunione sotto le due specie si può fare in diversi modi, anche "processionalmente" come richiesto dalla lettera di Arinze. Kiko parla delle due specie come se il "modo" neocatecumenale fosse l'unico modo. Anche stavolta Kiko sta mistificando.

Nota 4: ci riesce davvero difficile credere che il Papa abbia detto "ottimo!" sulla comunione al proprio posto "ma in piedi", un escamotage tutto neocatecumenale (presto torneranno a fare la comunione seduti... quei pochi che attualmente hanno cominciato a farla in piedi). Ricordiamoci che la "lettera di Arinze" contiene le "decisioni del santo padre Benedetto XVI", e se per il Papa fosse "ottimo" quel farisaico alzarsi in piedi per un momento... allora lo avrebbe già comandato nella "lettera di Arinze". Ma questo, nel 2005, non è avvenuto. Dunque Kiko sta ancora mistificando.

Nota 5: "in molti hanno provato poi a non fare approvare queste norme, ma il Signore ha voluto diversamente, e il Papa ci ha concesso la Comunione in piedi senza processione". Kiko continua a mistificare: "il Papa ci ha concesso", lo dice lui; lo Statuto è del Pontificio Consiglio, e il Papa si è rifiutato perfino di farne parola. Siano benedetti quanti hanno "provato a non far approvare" gli svarioni liturgici neocatecumenali.

Nota 6: dopo la mistificazione, il tronfio trionfo kikiano: “Ora è lui (il Papa) che deve combattere con Arinze!”. Come se le "decisioni del Santo Padre" fossero invece decisioni di Arinze prese contro il Santo Padre.

Nota 7: è più importante obbedire alla Chiesa, o è più importante "non annullare ogni segno della catechesi che si stava facendo?" Bel dilemma. Ma Kiko "sa" che la sua catechesi è più importante della Chiesa...

Nota 8: di quella "catechesi che si stava facendo", notare il verbo impersonale: "si stava facendo": come a dire che la catechesi "si deve fare" per forza, senza che nessuno se ne prenda personalmente la responsabilità. Kiko comanda di farla, ma non se ne assume la responsabilità. "Ottimo!", verrebbe da ironizzare.

Nota 9: era per noi una vera catastrofe: per i neocatecumenali è una vera "catastrofe" obbedire alle "decisioni del Santo Padre"... lo dice Kiko stesso!

Nota 10: Signore, siamo persi! Qui finisce tutto! Dunque il Cammino "finisce" ed è "perduto" nel momento in cui comincia ad obbedire alla Chiesa... lo dice Kiko stesso!

giovedì 7 agosto 2008

Al neocatecumenale che invoca un "nuovo corso"

Se lo Statuto richiede che i neocatecumenali siano introdotti al culto eucaristico fuori dalla Messa, alle pratiche di pietà come il Rosario, alla confessione sacramentale individuale... se lo Statuto comanda che il Cammino sia a disposizione dei vescovi (che pertanto hanno il diritto di rifiutarlo in ogni momento)... se lo Statuto esige che il Cammino celebri la messa senza omettere né aggiungere nulla... forse che il "dialogo" può servire mai ad aggirare tutte queste cose?

Tu invochi un "nuovo corso", in virtù del fatto che avete lo Statuto.

Ma in cosa deve consistere questo "nuovo corso"?

Vuoi che smettiamo di chiamare errore l'errore?

Desideri che la finiamo di chiamare "eresia" la distorsione delle verità di fede?

Preferisci che non chiamiamo più "abusi liturgici" gli abusi liturgici?

Il Cammino può avere tutti gli Statuti e i Direttorii che vuole. Ma se con tutta evidenza continuate a professare convintamente quegli errori... a cosa mai serviranno tutti gli Statuti e tutti i riconoscimenti?

Forse che tu per "nuovo corso" intendi il nostro silenzio? Non sei affatto il primo neocatecumenale a gridare "abbiamo lo Statuto, dunque siamo esenti anche dalle critiche più fondate".

Rifletti, caro fratello, rifletti.

mercoledì 6 agosto 2008

A cosa servono quel sito e questo blog

Do qui sèguito ad una email scambiata con qualcuno di voi.

Qui non si tratta di stabilire se l'Inter è meglio della Juve o viceversa (anche se in cuor mio sono assolutamente convinto che l'Inter è meglio).

Questo blog ed il sito "Verità sui Neocatecumenali" nascono, come dice il nome, per dire la verità sui neocatecumenali.

Il che significa che gli autori avvertono che sul Cammino c'è come minimo un'informazione inesatta, equivoca, parziale. Come minimo!

Non dovrebbe essere necessario, ma per cautela è bene precisarlo ugualmente: non si tratta di presentare una diversa opinione sui neocatecumenali; piuttosto, si tratta di dire la verità sui neocatecumenali.

«In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, i fedeli hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l'integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità della persona» (Codice di Diritto Canonico, "obblighi e diritti di tutti i fedeli", can. 212, §3).

L'urgenza sta nel fatto che i problemi del Cammino Neocatecumenale riguardano anzitutto la liturgia, la dottrina, l'obbedienza ai legittimi Pastori della Chiesa.

Dunque il dialogo sulle questioni neocatecumenali non può avere lo stile di "interisti e juventini". Il nostro è un tentativo di ricondurre alla verità i fratelli che sbagliano e di non far cadere nell'errore i fratelli più piccoli e sprovveduti (e non ci limitiamo alle parole: preghiamo perché si ravvedano).

Tentativo fatto evidentemente entro i nostri limiti: non abbiamo né lo spessore teologico né lo zelo apostolico né l'accuratezza sistematica di un padre Zoffoli.

Ma la nostra maggiore difficoltà sta nel fatto che tutti i neocatecumenali che abbiamo incontrato (nell'internet e ancor più nella vita reale) non sono disposti ad un confronto franco e onesto. Quelli che infatti lo sono stati, o hanno smesso di essere neocatecumenali, o sono in procinto di abbandonare il Cammino.

Di fronte a certe storture dottrinali e liturgiche, infatti, ci si rende conto sempre più della divergenza tra ciò che è il Cammino e ciò che è la Chiesa, e si finisce a domandarsi: "ma è più importante la mia appartenenza alla Chiesa, o la mia appartenenza al Cammino?"

A chi obietta che il Cammino ha tanti Statuti e tanti Direttorii e tanti elogi da parte di tanti ecclesiastici, bisogna ricordare che quei documenti non sono affatto un certificato di approvazione di ogni errore passato, presente e futuro. Al contrario, impegnano ancora di più all'obbedienza e alla correzione di quegli errori.

Errori che sono tali non per convinzione nostra, ma per l'insegnamento e la tradizione della Chiesa.

Errori di cui spesso i neocatecumenali sono ben coscienti, al punto da replicare implicitamente o esplicitamente: abbiamo capito che è un errore, ma lasciateci andare avanti così, smettete di chiamarlo errore, lavatevene le mani, occupatevi di altre cose...

Ciò può ben spiegare la frequenza con cui qualcuno di noi mostra una non grandissima pazienza: un fratello che sbaglia e che resta affezionato al suo errore nonostante abbia capito che si tratta di un errore, ripetutamente viene qui a ribaltarci addosso le camionate di slogan del Cammino... cosa si aspetta?

Noi abbiamo a cuore solo i tre pilastri sicuri (la Scrittura, la Tradizione e il Magistero) e chiediamo solo che le cose siano fatte e vissute così come la santa Chiesa insegna: è questo il motivo principale per cui non proponiamo una precisa spiritualità da seguire in alternativa al Cammino.

martedì 5 agosto 2008

L'ennesimo neocatecumenale che ci riempie di slogan

Vorrei rispondere personalmente ad R.F., ma prima di farlo devo premettere un argomento che dovrebbe essere assolutamente ovvio per ogni cristiano.

E cioè l'obbedienza.

Se il vescovo non mi vuole nella sua diocesi, allora io non ho motivo di rimanere.

Infatti, se il vescovo non mi vuole, chi sono io per impormi a lui?

Se ai miei occhi il vescovo ha torto, non fa alcuna differenza: vado via, è la decisione più ragionevole.

Vado via poiché restare significherebbe "essere contro il vescovo": e questo non è un modo per essere cristiani.

Non voglio essere "contro il vescovo", per cui non vorrò rimanere neppure avendo a disposizione trucchi e trucchetti e ricatti e minacce.

Andare via può costarmi fatica e dolore, ma non importa, poiché il Signore legge nel mio cuore e in quello del vescovo, e sa da quale parte sta il torto; nel frattempo io mi assicuro di non aver disobbedito alla Chiesa da Lui fondata.

Penso che non ti sia difficile condividere questi aspetti così elementari della vita cristiana.


Il caso del seminario "Redemptoris Mater" di Takamatsu è ancora più facile da capire.

Quel seminario fu aperto grazie all'ospitalità ed alla benevolenza di un vescovo giapponese. Quel vescovo ha poi lasciato la diocesi per limiti di età, e perciò da quel momento il trasloco era imminente: nulla garantiva che i suoi successori prolungassero l'ospitalità.

E invece i neocatecumenali sono rimasti inchiodati lì per altri vent'anni, contro il volere del successore, del successore del successore, e di tutti gli altri vescovi giapponesi... Vent'anni! Capisci? Vent'anni di sistematica disobbedienza! Vent'anni di sistematica opposizione ai vescovi!

Già nel 1992 la Conferenza Episcopale Giapponese lamentava ufficialmente e per iscritto che i seminari neocatecumenali non preparano preti diocesani, ma servono solo alle esigenze del Cammino... e non era un'accusa a vuoto, tant'è che dal 2002 in poi è stata scritta negli Statuti (art.18 §3): "la partecipazione al Cammino Neocatecumenale un elemento specifico e basilare dell'iter formativo". "Specifico" e "basilare"!

Il seminario RM è ospite di quella diocesi. Serve a preparare dei preti utili solo ai neocatecumenali. Dunque ci può stare solo finché lo vuole il vescovo del luogo. E invece hanno trovato ogni trucco utile a rimanere.

Nei tuoi panni, io mi vergognerei tantissimo.

Penserei alle tante congregazioni religiose che letteralmente mendicano un posto dove stare. Ti faccio un esempio: la comunità delle Beatitudini, che trovò ospitalità a Montecompatri, nei pressi di Roma. Un ordine religioso molto famoso aveva affidato loro un vecchio convento perché non sapevano come riempirlo (erano a corto di vocazioni). La comunità ci spese anche qualche liretta per farvi degli urgenti lavori di ristrutturazione. Dopo pochi anni, il famoso ordine religioso chiese indietro il convento, e la comunità traslocò altrove, ringraziando, e senza neppure lamentarsi per le spese sostenute.

Vedi? È ordinaria amministrazione. Restiamo finché ci concedono ospitalità. Quando ci diranno di andar via avremo solo di che ringraziare. Ordinaria amministrazione, per dei cristiani abituati ad obbedire.

Se io penso di avere un grande carisma, la mia prima necessità è farmelo vagliare dall'autorità della Chiesa. Altrimenti sarà solo una mia idea, magari una grandissima idea, ma... senza la garanzia della Chiesa.

E perciò: che carisma può mai essere quello che se ne infischia dei vescovi? Che carisma può mai essere quello che pretende di restare, ponendosi perciò "contro il vescovo"?


Adesso posso finalmente commentare i tuoi argomenti.

Anzitutto tu parti inveendo contro la "ostinata opposizione della conferenza episcopale giapponese al CNC".

Come già detto sopra, questo argomento è irrilevante per giudicare la loro decisione. Se il vescovo non mi vuole, allora io vado via. Meglio andare via sentendosi trattati ingiustamente... piuttosto che rimanere "contro il vescovo".

Poi, magari, dovresti anche onestamente - davvero onestamente - chiederti il motivo: "come mai i vescovi giapponesi non ci vogliono? abbiamo fatto qualche danno? abbiamo creato qualche problema? come possiamo porvi rimedio? come possiamo evitare che accada anche altrove? cosa dovevamo fare per essere in comunione col vescovo?"

Solo chi è inquinato dalla superbia evita di porsi onestamente domande del genere.


Vedo poi che hai parlato di "una sorta di «chiusura» culturale verso i nuovi carismi suscitati dallo Spirito Santo".

Permettimi di dirtelo con tanta franchezza quanta sincerità: la "chiusura" sta solo nella tua testa, così come i "nuovi carismi" di cui parli stanno solo nelle tue fantasie.

Se un carisma è suscitato veramente dallo Spirito, allora la prima conseguenza è l'obbedienza ai legittimi pastori. San Francesco obbediva. Padre Pio obbediva. San Gerardo Maiella obbediva. Don Bosco obbediva. San Giovanni della Croce obbediva (prova a leggere la sua vita, prova a capire cos'è stata per lui l'obbedienza).

Voi neocatecumenali proclamate di obbedire e poi invece fate sempre a modo vostro. Infatti il seminario RM di Takamatsu è rimasto inchiodato lì, "contro il vescovo" e "nonostante il vescovo". È rimasto inchiodato lì con ogni trucco e astuzia, e pretende di tornare lì appena possibile.

Addirittura tu pretendi che i vescovi si "aprano" al Cammino, in nome del fatto che voi sareste "suscitati dallo Spirito" (poiché così dice Kiko).

Se parli in quel modo, cosa dovrà pensare chi ti ascolta?

Penserà che "suscitati dallo Spirito" è una menzogna, poiché i neocatecumenali si pongono "contro il vescovo".

Penserà che il tuo atteggiamento sia arrogante, poiché i neocatecumenali pretendono che i vescovi, per essere tali, debbano per forza "aprirsi" al Cammino.


Poi, ti prego caldamente di non parlare con slogan preconfezionati.

Nessuno ti autorizza a stabilire che il Cammino consista nei "carismi suscitati dallo Spirito".

Lo Statuto è il documento a cui devi obbedire per essere più gradito alla Chiesa; non è la certificazione divina piovuta su Kiko. Tanto più che il Papa non ha né firmato né commentato lo Statuto. Che per di più è incompleto perché manca il Direttorio. E in aggiunta, è quasi uguale al precedente, quello ad experimentum, quello a cui avete sistematicamente disobbedito.

Al contrario, il 25 aprile il Papa ha affermato che non era sua intenzione prolungare gli Statuti. Anziché desiderarli, li sopporta.

Leggo poi nel tuo messaggio un altro pessimo indizio su ciò che muove i neocatecumenali: "andatevi a leggere il discorso tenuto il..."

Caro fratello, non puoi citare scritti e discorsi del Papa quando ti fanno comodo, e ignorarli completamente quando non ti fanno comodo.

Se proprio vogliamo citarne una a caso, andiamo nello Statuto, nella nota 49, e rivediamo quel discorso che vi ha fatto il Papa il 12 gennaio 2006: "sono sicuro che tali norme (della lettera di Arinze) saranno da voi attentamente osservate".

Ecco, nei tuoi panni io mi vergognerei tantissimo, poiché voi non avete mai rispettato quelle norme.


Ah, vedo che ti è sfuggito qualcosa.

Nella lunga citazione che hai fatto del Papa, che pretendevi di farci leggere, vediamo che il Papa dice anche: "L’autenticità dei nuovi carismi è garantita dalla loro disponibilità a sottomettersi al discernimento dell’autorità ecclesiastica".

I vescovi giapponesi hanno ripetutamente dichiarato che il Cammino va avanti per conto suo, senza sottomettersi al discernimento dell'autorità ecclesiastica. Ma guarda un po': saranno anche loro dei "seguaci di padre Zoffoli"? Saranno anche loro "seguaci di don Gino Conti e di don Elio Marighetto"?

Quelle stesse parole del Papa che tu volevi che leggessimo noi, condannano non solo il seminario neocatecumenale di Takamatsu... ma condannano l'intero Cammino!

Condannano l'intero Cammino Neocatecumenale perché lungo tutta la sua storia ha fatto di tutto per evitare che l'autorità ecclesiastica potesse discernere!

Vuoi che riapriamo tutto il discorso? Vuoi che ricordiamo le tensioni nelle parrocchie quando vi si installa il Cammino? (le stesse cose che dicono i vescovi giapponesi! dunque il problema del Cammino è uguale in tutto il mondo!)

Se proprio vogliamo mettere i puntini sulle "i"... quando il Papa parla del "rifiuto dei carismi" di alcuni vescovi, si riferisce a quei vescovi che rifiutano il Regnum Christi, a quei vescovi che rifiutano Comunione e Liberazione, a quei vescovi che rifiutano i sacerdoti della Società della Santa Croce...

Quei movimenti e quelle comunità, infatti, obbediscono. E non combinano pasticci con la liturgia. E non insegnano eresie.


A questo punto non voglio più continuare, poiché combattere contro gli slogan preconfezionati è tanto faticoso quanto inutile.

Desidero solo rivolgere un invito a te e agli altri neocatecumenali che leggono queste pagine, sperando che ci sia qualcuno di buon cuore che voglia almeno riflettere un pochino su queste parole.


Visto che nel 2005 il Papa comanda di seguire il Messale Romano "senza omettere né aggiungere nulla", perché nel Cammino si continua a celebrare in quel modo strano?

Visto che i vescovi giapponesi non vogliono il seminario Redemptoris Mater, perché si fa di tutto per rimanere lì contro il loro volere?

Visto che Kiko e Carmen sono sempre stati accusati di eresia, perché mai non hanno mai rinnegato e aborrito gli errori di cui vengono accusati?

Perché non abbiamo mai incontrato dei neocatecumenali capaci di fare autocritica?

Che fine hanno fatto i neocatecumenali capaci di ammettere di aver sbagliato, di aver disobbedito, di aver professato idee lontane dalla dottrina cattolica?

Perché mai non ho mai incontrato un neocatecumenale che di fronte alle critiche dica "abbiamo sbagliato" anziché "tu giudichi"?

sabato 2 agosto 2008

Brevissimo riassunto degli eventi:


- 25 aprile 2008: i vescovi giapponesi vengono rassicurati dal Papa sulla chiusura del seminario neocatecumenale di Takamatsu

- 31 maggio: il cardinal Bertone ordina di bloccare ogni azione riguardo il seminario, in virtù di una decisione del Papa di "ristudiare il problema"

- 6 giugno: i vescovi giapponesi rimandano al Papa la lettera di Bertone, chiedendo a Benedetto XVI di "risolvere le difficoltà" create da quel seminario

- 13 giugno: presentazione dello Statuto del Cammino, retrodatato all'11 maggio

- 26 giugno: Bertone scrive ai vescovi giapponesi che il seminario si può chiudere, anche se ci saranno diversi escamotage per ridurre al minimo la portata della decisione.

È evidentemente un mosaico non proprio facile da ricostruire. Prenderemo solo i tasselli affidabili sperando, se non di completarlo, di chiarire almeno la vista d'insieme. Occorre perciò pazienza, soprattutto al lettore, per seguire il caso fino in fondo.

Prima di presentare deduzioni ed evidenziare "stranezze", devo ricordare quale è la fonte delle notizie: salvo dove diversamente indicato, provengono tutte dal sito web ufficiale della conferenza episcopale giapponese, che riporta la traduzione di articoli che compaiono sul Katorikku Shinbun (cioè "Settimanale cattolico", diffuso in tutto il mondo cattolico giapponese e sostenuto dalla conferenza stessa: una sorta di "Avvenire" giapponese, ma ancora più marcatamente ufficiale). Perciò, data la fonte, possiamo tranquillamente assumere che vi siano espresse le esatte vedute dei vescovi giapponesi, mitigate dalla diplomazia necessaria in una pubblicazione ufficiale; non c'è alcun motivo ragionevole per pensare che abbiano pubblicato una versione dei fatti anche solo involontariamente distorta.

Occorre anche aggiungere che gli ecclesiastici giapponesi, per mentalità e per stile, sono ancor meno avvezzi alla polemica e alla disubbidienza rispetto a quelli occidentali. Non sono vescovi "carrieristi", non hanno gran peso nella società e nei media giapponesi, guidano diocesi tutt'altro che ricche, rette esclusivamente sulle libere donazioni dei fedeli. Il Giappone, che conta appena 430mila cattolici su 127 milioni di abitanti, è ancora considerato terra di missione. E quegli stessi vescovi la vivono così, arrivando a gioire anche per dei piccoli eventi come ad esempio l'aver potuto far interessare al cristianesimo alcune persone grazie ad una mostra sulla Sindone.

Anche in Giappone il Cammino Neocatecumenale è un brutto problema.

I vescovi giapponesi hanno affermato (testualmente) che il Cammino ha creato problemi fin da quando si è installato nel loro paese. Hanno detto che il seminario neocatecumenale "Redemptoris Mater" di Takamatsu crea gravi problemi. Hanno precisato di aver condotto estenuanti trattative e tentativi di accordi con i neocatecumenali, senza vedere mai un risultato positivo; nel caso del seminario neocatecumenale (che all'unanimità hanno deciso di chiudere), la sofferenza è durata addirittura vent'anni.


Prima stranezza. È strano dover qui ricordare la necessità di obbedire ai legittimi pastori della Chiesa, che viene insegnata fin dal primo anno del catechismo dei fanciulli. Se il vescovo non mi vuole nella sua diocesi, allora vado via. Se sono convinto che il vescovo abbia torto, allora vado via ugualmente, poiché il successore degli Apostoli è lui e non io, ed il Signore saprà ben ricompensare la mia sofferenza nell'obbedirgli. Vogliamo forse ubbidire solo quando ci fa comodo?

E qualora il vescovo mi voglia mandar via, ma un suo superiore mi dicesse che posso rimanere... sono forse autorizzato all'arroganza e al menefreghismo? Non sono forse chiamato, specialmente in questo caso, a cercare una conciliazione col vescovo e dispormi eventualmente ad andar via in caso di impossibilità di accordo? La pace e l'unità vanno conservate solo quando non si rende necessario alcun sacrificio?

Probabilmente i neocatecumenali del seminario "Redemptoris Mater" di Takamatsu non si sono posti domande del genere. Al contrario, sono andati avanti per conto loro, giustificandosi con una misera scusa: "noi e il vescovo la pensiamo in modo diverso". Lo affermano i vescovi stessi, aggiungendo che i neocatecumenali - non solo quelli del seminario - vanno avanti autonomamente quanto alla pastorale, alla liturgia e tutto il resto, al punto che ogni tentativo di accordo è stato vano. Come se fossero un'altra chiesa: la "chiesa di Kiko", indipendente dalla "chiesa del Papa". L'arcivescovo di Tokyo lamenta che i neocatecumenali sono "come una setta potente" che porta "divisioni e contrasti" nella Chiesa. Già nel 1992 la conferenza episcopale giapponese lamentava ufficialmente che "lo scopo del seminario Redemptoris Mater non è quello di formare sacerdoti diocesani ma di formare preti per le comunità neocatecumenali".

Per chi abbia avuto a che fare col Cammino e per chi ne abbia semplicemente avuto notizie non provenienti dalla propaganda neocatecumenale, queste accuse, da fonte verificata ed affidabile, non rappresentano niente di nuovo: sono le stesse che vengono mosse ai neocatecumenali da decenni e decenni in tutti i luoghi del mondo dove il Cammino si è insediato.


Seconda stranezza: le decisioni dai sacri palazzi... curiosamente favorevoli al Cammino, a costo di lasciare aperto un problema spinoso, e a costo di non informare correttamente il Papa.

In quanto terra di missione, i vescovi giapponesi non dipendono dalla Segreteria di Stato, ma dipendono da Propaganda Fide (la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli). Vi hanno perciò presentato le loro ragioni, i loro numerosi e defatiganti tentativi di conciliazione con i neocatecumenali, e la frustrazione per la mancanza totale di risultati positivi. A detta dell'arcivescovo di Tokyo, presidente della conferenza episcopale giapponese, i responsabili della congregazione (pensiamo anzitutto al prefetto, il cardinale Ivan Dias) paiono "alquanto sostenitori" del Cammino.

La conferenza episcopale giapponese manda perciò una delegazione di vescovi a Roma (inizio aprile 2008), ma ancora una volta l'incontro con la Congregazione non dà risultato, al punto che la delegazione tornerà a Roma poche settimane dopo per incontrare il Papa in persona.

Una delegazione di vescovi che dall'altra parte del mondo vola a Roma due volte nello stesso mese per chiedere conferma di ciò di cui aveva già pieno diritto, è qualcosa di assai inusuale. La congregazione appare talmente sorda alle loro esigenze da doverla scavalcare per chiedere direttamente al Papa l'assenso per chiudere quel seminario neocatecumenale, spiegandogli i motivi per cui l'intera conferenza episcopale giapponese è unanime sulla decisione.

Sul sito web della conferenza episcopale giapponese leggiamo addirittura che "...nonostante il Papa abbia ricevuto rapporti da quella stessa congregazione, i vescovi erano convinti che non era stata data al Papa adeguata informazione direttamente dal Giappone". Non era stata data al Papa adeguata informazione!?


Terza stranezza: il Papa ascolta e rassicura i vescovi giapponesi, ma...

Il 25 aprile i vescovi giapponesi finalmente incontrano il Papa e gli spiegano i motivi della loro decisione, ottenendo comprensione e assenso. I vescovi tornano in Giappone convinti di non avere più ostacoli alla chiusura del seminario neocatecumenale. Addirittura, il Papa li ha rassicurati (testualmente) di "non aver esteso l'approvazione degli Statuti del Cammino proprio a causa dei problemi emersi nelle liturgie neocatecumenali e nel rapporto con i vescovi".

Qui si apre un piccolo "giallo" vaticano. Anzi: due "gialli".

Poche settimane dopo, il 20 maggio, trapela la notizia dell'approvazione degli Statuti. Il 31 maggio il cardinal Bertone, Segretario di Stato (e teoricamente non competente sul caso), invia al vescovo di Takamatsu, attraverso il nunzio in Giappone, l'ordine di sospendere ogni decisione: "il Santo Padre intende ristudiare personalmente il problema del Seminario di Takamatsu, di conseguenza Vostra Eccellenza è pregata di sospendere ogni decisione in merito" (dobbiamo il testo della motivazione all'agenzia di stampa Adista: i vescovi giapponesi, per delicatezza, hanno preferito non pubblicarle, evidentemente per non dare nessun sostegno a chi critica il Papa).

Cosa avrà mai il Papa da "ristudiare personalmente" rispetto a quanto non gli sia stato già ampiamente presentato di persona un mese prima (e nel dicembre 2007 durante la visita ad limina) dai diretti interessati? Come mai il Papa avrebbe improvvisamente bisogno di "ristudiare" qualcosa su cui aveva già dato il suo assenso, possibilmente contraddicendo ciò che aveva garantito in precedenza?

Se per assurdo quel "ristudiare personalmente" corrispondesse esattamente ai fatti, allora i vescovi giapponesi sarebbero stati presi in giro dal Papa stesso, mentre li comprendeva, li rassicurava e li incoraggiava. Dobbiamo perciò dedurre che quella formula è puramente diplomatica, con lo scopo di non precisare meglio il motivo "esterno" di tale decisione. Ma è proprio questo mistero a preoccupare.

I vescovi giapponesi non possono far altro che consultarsi e rispedire subito al Papa (6 giugno, appena una settimana dopo) quella lettera, accompagnata senza dubbio da tutte le loro preoccupazioni, prima tra tutte il veder rinviare nuovamente alle calende greche ciò di cui hanno pieno diritto e su cui avevano ottenuto anche il consenso del Papa.

Venerdì 13 giugno il Pontificio Consiglio per i Laici presenta lo Statuto del Cammino Neocatecumenale. Ci riesce difficile pensare che quel "sospendere ogni decisione" sia motivato solo dal non voler rovinare la festa dei neocatecumenali, anzitutto alla luce del fatto che la chiusura del seminario sarebbe comunque avvenuta non prima della fine di giugno.

È insomma un piccolo "giallo": all'improvviso il cardinal Bertone fa sospendere tutto, presentando ciò come una decisione del Papa, che con tale decisione sembrerebbe prepararsi a contraddire ciò che aveva garantito appena un mese prima. Siccome ci è impossibile pensare che il cardinal Bertone o lo stesso Papa possano essere così approssimativi, non possiamo non chiamare "stranezza" questo evento.


Quarta stranezza: il "giallo" dello Statuto.

Il secondo "giallo" riguarda l'affermazione del Papa di "non aver esteso l'approvazione degli Statuti del Cammino proprio a causa dei problemi emersi nelle liturgie neocatecumenali e nel rapporto con i vescovi".

Il 25 aprile il Papa fa un'affermazione del genere (non abbiamo ragionevole motivo di dubitare di quanto hanno riportato in tempi non sospetti i vescovi giapponesi nel loro sito web ufficiale, notizia leggibile ancora oggi), e il 20 maggio - poco più di tre settimane dopo - trapela la notizia dell'approvazione definitiva degli Statuti da parte del Pontificio Consiglio per i Laici. Ben strano tempismo!

Fra parentesi ricordiamo che la pubblicazione dell'approvazione definitiva era stata annunciata alla stampa ripetutamente da Kiko Argüello stesso, a maggio 2007, a settembre, per l'8 dicembre 2007, per l'epifania 2008, per il 4 febbraio, per il 21-22 febbraio, per Pasqua, per Pentecoste... ogni volta smentito dai fatti.

Ricordiamo anche che lo Statuto "definitivo" presentato dal Pontificio Consiglio per i Laici il 13 giugno 2008 (retrodatato, come di consueto, ad una festività liturgica), è in realtà "incompleto", poiché manca del Direttorio Catechetico cui fa continuamente riferimento. Dunque è davvero difficile non pensare alla fretta di pubblicare lo Statuto, per il quale si poteva benissimo aspettare la pubblicazione del Direttorio (che è tuttora sub iudice).

Insomma, il 25 aprile il Papa ha confermato la chiusura del seminario di Takamatsu ed ha rassicurato i vescovi giapponesi di "non aver esteso l'approvazione degli Statuti del Cammino"; un mese dopo, il 31 maggio, il cardinal Bertone impone di sospendere ogni decisione sul seminario di Takamatsu a motivo che il Papa dovrebbe "ristudiare" il caso; il 13 giugno vengono pubblicati gli Statuti "definitivi" ma "incompleti"; il 26 giugno lo stesso Bertone fa finalmente sapere che quel seminario neocatecumenale si può chiudere.

È uno strano ping-pong, strano anche perché velocissimo (rispetto ai tempi tipici della curia romana), al punto che un ignorante potrebbe essere tentato di spiegarlo ipotizzando un Papa sempre debole e indeciso: il che sarebbe una novità assoluta e incredibile per chi conosce almeno un poco la vita di Benedetto XVI.


Quinta stranezza: il seminario si può chiudere, ma...

Il 26 giugno il cardinal Bertone invia una lettera (in italiano, con traduzione in inglese) autorizzando la chiusura del seminario neocatecumenale di Takamatsu. La lettera viene subito inoltrata al clero, ai religiosi e ai laici della piccola diocesi (poco più di cinquemila anime). Da Takamatsu, i neocatecumenali del seminario si trasferiranno nel "Redemptoris Mater" di Roma (non sarà poi così difficile, visto che il rettore è incardinato nella diocesi di Roma ed il vicerettore è italiano: c'è da chiedersi se nel seminario di Takamatsu si parlava più l'italiano o il giapponese).

Nella lettera si afferma che con tale chiusura i preti neocatecumenali sparsi per il Giappone "possono incontrare difficoltà" (sic!) e perciò la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli nominerà per loro un vicario che gestisca il ministero di tali preti. Tale decisione è sorprendente... a meno di non ammettere l'incapacità dei preti neocatecumenali di obbedire ai vescovi (se non addirittura una propensione a vendicarsi dei vescovi), specialmente quando questi ultimi non favoriscono il Cammino.

Di più: verrà creato a Roma un "Seminario «Redemptoris Mater» per il Giappone", come se i neocatecumenali andassero via solo temporaneamente. Tale seminario "per il Giappone" verrà ufficialmente retto da un vescovo giapponese in pensione, come se si sospettasse che altrimenti i seminaristi non sentirebbero neanche una parola in giapponese durante tutta la formazione. Inoltre, "una soluzione dovrà essere adottata sia per la sua gestione che per il suo utilizzo temporaneo": e i vescovi giapponesi già lamentano tale ambiguità, poiché non è chiaro se "uso temporaneo" implichi un eventuale ritorno del RM a Takamatsu.

Si ha torto qui a parlare di "stranezza"? Si ha torto ad avere l'impressione che "da Roma" si faccia di tutto pur di far conservare ai neocatecumenali quell'avamposto giapponese con un pugno di seminaristi? Facendo di tutto, a costo di addolorare una intera (ancorché piccola) conferenza episcopale?

E soprattutto: cosa c'è dietro le quinte?

Il Papa il 25 aprile assicura di non aver esteso l'approvazione degli Statuti del Cammino, e il 13 giugno il cardinal Rylko pubblica l'approvazione degli Statuti.

Il Papa il 25 aprile conferma i vescovi giapponesi nella loro decisione di chiudere il seminario neocatecumenale, il 31 maggio il cardinal Bertone comanda di bloccare ogni decisione, e il 26 giugno chiude la porta ma lascia aperte varie finestre per far rientrare i neocatecumenali a Takamatsu.

Tutto questo nel silenzio totale dei media cattolici ufficiali e ufficiosi, solitamente così attenti a riportare anche notizie di scarso interesse.

Senza accusare nessuno, ci chiediamo con un po' di motivato sgomento cosa stia avvenendo nei sacri palazzi, e da dove vengano e in cosa consistano le pressioni contro i livelli più alti della gerarchia cattolica.

venerdì 1 agosto 2008

Un po' di sarcasmo sull'ignoranza dei neocatecumenali

In Francia c'è da tempo una guerra contro la messa tradizionale in latino, non c'è da meravigliarsi che certi facinorosi di quella messa vengano esclusi.

Però non mi meraviglierei nemmeno se scoprissi che codesti "esclusi" siano gente che è talmente attaccata alla "tradizione liturgica precedente" da sentirsi in diritto di criticare il Papa.

Se uno critica il Papa, non merita spazio.

Avere la Messa in latino non dà il diritto di criticare il Papa.


Tanto per cambiare, arriva a velocità supersonica il solito neocatecumenale mistificatore, che ancor prima di aprire la discussione sul caso francese, corre qui a sparare la bufala che a Sidney il Papa avrebbe distribuito la comunione "alla mano" anziché "in ginocchio e alla bocca".

L'ha sparata grossa perché è male informato.

La spara grossa perché ama confondere la realtà con i suoi sogni.

Ma quella è una condizione di ordinaria amministrazione nel Cammino: dopotutto l'ignorante Kiko le spara grosse, e pertanto i suoi scagnozzi si sentono in dovere di fare altrettanto.

Kiko non capisce niente di ebraico, ed ha imbottito il gergo neocatecumenale di Shemà, Shemità, Shemenze e Shempiaggini. E tutti i neocatecumenali fanno "oooh!"

Se un neocatecumenale si prendesse la briga di studiare con calma (dal Catechismo) ciò che vien fuori nelle catechesi del Cammino, si stupirebbe della colossale quantità di errori, strafalcioni e corbellerie.

Già me lo immagino il povero neocatecumenale in buona fede, che va dal catechista a dirgli: "Guarda, questo è il Catechismo della Chiesa Cattolica, e qui c'è scritto il contrario di quello che dici tu!"

Il catechista allora darà in escandescenze, mostrando così l'esatto principio di funzionamento del Cammino.

giovedì 31 luglio 2008

Un paio di precisazioni sugli Orientamenti e sugli Statuti

Kiko va dicendo in giro che gli "Orientamenti" sarebbero stati approvati "da Ratzinger" nel 2003...?

Beh, sono due menzogne in una sola frase.

Quanto all'abuso del nome del cardinal Ratzinger in assenza di qualsiasi indizio... non c'è neppure bisogno di commentare.

Partiamo invece dall'ineffabile Caredda, redattore del neocatecumenalissimo Korazym.org, che dopo aver accumulato figuracce su figuracce nel riportare le perentorie affermazioni di Kiko (sistematicamente rivelatesi pura propaganda), ci casca ancora e riporta la considerazione che gli Orientamenti "secondo Kiko saranno presto pubblicati, dal momento che la volontà del papa sarebbe questa" (notare quel comicissimo sarebbe).

In realtà, l'unica voce ufficiale sull'argomento è il comunicato stampa di Kiko del 13 giugno alla presentazione degli Statuti 2008, dove si cita in nota una non meglio precisata "Comunicazione scritta del Card. J.F. Stafford agli Iniziatori del Cammino Neocatecumenale, 1 marzo 2003, Prot. N. 219/03 AIC-110", che parla dell'approvazione di un volume degli "Orientamenti".

Tale comunicazione di Stafford non è stata mai pubblicata da nessuna parte, ed infatti è presente nel comunicato stampa di Kiko (data in pasto ai giornalisti e al pubblico)... ma non è presente nel testo degli Statuti: dunque non è giuridicamente rilevante.

Comunque, anche prendendola per vera e perfino ammettendo l'ipotesi che valga per tutti e quattordici volumi anziché per uno solo, resterebbe da chiarire come mai dopo oltre cinque anni sia impossibile pubblicare il tutto.

Per sostenere questa ipotesi, bisognerebbe ancora una volta fidarsi di Kiko quando dice (nella sopracitata intervista) che bisogna "attendere gli studi svolti dalla Congregazione per il Culto Divino sulla liturgia e dalla Congregazione del Clero per la pastorale catechetica, in modo da fare una pubblicazione unica".

Insomma, per sostenere quell'ipotesi, occorrerebbe fidarsi della parola del beneficiario dell'ipotesi, notoriamente capace di mentire.

Infatti nella stessa intervista Kiko, oltre ad ammettere che "padre Zoffoli mi accusava di essere il Lutero della Chiesa" (ma Kiko si guarda bene dal rettificare), Kiko ammette che le sue "catechesi" furono sì registrate e trascritte e passate ai catechisti, ma dice anche che... "non dovevano ripetere le nostre parole, ma solamente usarle come un orientamento, per poi fare la loro catechesi".

Fino a non molto tempo fa i cosiddetti "catechisti" del Cammino negavano addirittura l'esistenza di quelle catechesi segrete (anche se ne venivano esaminati per vedere se avevano veramente imparato a memoria quell'accozzaglia di idiozie ed eresie). Ne negavano l'esistenza perfino dopo che padre Zoffoli, monsignor Landucci e altri le avevano pubblicate, analizzate e commentate!

È impossibile che tutti i singoli "catechisti", individualmente, abbiano deciso di tenere lo stesso malefico comportamento (imparare a memoria da quei testi e poi negare l'esistenza dei testi stessi), senza che fosse stata data da Kiko e Carmen una tale direttiva, senza che costoro ne fossero informati, e senza che lo proibissero.

Dunque in quel caso Kiko sta mentendo, sta ammettendo a mezza bocca una mezza verità, distorcendo i fatti quel tanto che basta per scaricare la colpa sui suoi scagnozzi.

Se io fossi nei panni di un "catechista" neocatecumenale di lungo corso, mi sentirei assai indignato: prima ci ordini di imparare a memoria e tenere il segreto, e poi lo spifferi al pubblico e accusi noi tutti di aver agito con malizia? Ma evidentemente tali "catechisti" sono pressoché tutti abituati alla menzogna sistematica del Cammino.

C'è un'altra mezza verità che trapela dal discorso autoelogiativo di Kiko: le "oltre 2.200 citazioni del Catechismo", necessarie evidentemente a rettificare l'accozzaglia di idiozie ed eresie. Oltre duemila e duecento! Praticamente è stato citato l'intero Catechismo... A quel punto perché non gettare alle fiamme i cosiddetti mamotreti e ripartire dal Catechismo della Chiesa Cattolica?

Ma ciò che ci preoccupa di più è che dubitiamo seriamente che quei cosiddetti mamotreti "riveduti e corretti" vadano a formare la base delle catechesi neocatecumenali, per vari motivi.

Primo esempio: i "catechisti" neocatecumenali di lungo corso... avranno tempo e voglia e attenzione per leggerle e riportarle fedelmente alle loro comunità? È umanamente più facile riportare ciò che si ricorda, o ciò che bisogna imparare daccapo?

Secondo esempio: cosa ci garantisce che i "catechisti" gettino via i vecchi testi e li sostituiscano con i nuovi? Loro, che non leggono neppure lo Statuto (altrimenti vi scoprirebbero cose inaudite: rosario, adorazione, lettera di Arinze, eccetera)... si fionderanno a leggere davvero i nuovi testi trascurando i vecchi a cui per tanti anni sono stati così affezionati?

Terzo esempio: quando i testi corretti contraddicono i testi originali... cosa faranno? Avranno tutti il coraggio di dire in ogni occasione: "scusatemi, la volta scorsa vi avevo insegnato una cosa sbagliata, ora invece vi insegno quella giusta"?

Quarto esempio: per i "catechisti" fa più fede il discorso dal vivo di Kiko, o la pubblicazione cartacea ufficiale di Statuti ed Orientamenti?

Infatti, se Kiko continua con le sue strampalate eresie, parlando "a braccio, con la foga del momento, secondo i canoni della tradizione orale" (sic!) c'è da temere che il lavoro fatto per la pubblicazione cartacea degli Orientamenti sia come prendere una pietra dal fondale marino, asciugarla, e poi rimetterla in mare sperando che non si bagni.

In parole povere: l'eventuale pubblicazione degli Orientamenti non rende automaticamente Kiko conforme alla dottrina della Chiesa.

Lo abbiamo visto con la liturgia, con la "lettera di Arinze", totalmente disattesa. E allora... in base a cosa dovremmo pensare che con la dottrina ci siano speranze di cambiamento?

Qualcuno può fornirmi un esempio di eretico che ha smesso di professare l'eresia quando ha visto la pubblicazione cartacea di una versione ingentilita delle sue idee?


Passiamo allo Statuto.

Il decreto di pubblicazione dello Statuto del Cammino, a firma di mons. Clemens e del card. Rylko (Pontificium Consilium Pro Laicis, prot. 1140/08 AIC-110), datato 11 maggio 2008 (in realtà pubblicato il 13 giugno), esprime queste motivazioni:

- siccome il periodo "ad experimentum" è scaduto (motivazione: calendario)

- tenuto conto di "numerosi vescovi" appoggianti il Cammino (motivazione: "politica")

- vista l'istanza inoltrata dal signor Kiko e dalla signorina (sic!) Carmen (motivazione: "richiesta dei diretti interessati")

- in virtù degli articoli 131 e 133, §1 e §2 della Pastor Bonus (costituzione apostolica sulla Curia Romana) che stabiliscono la competenza del Pontificio Consiglio per i Laici per le "associazioni di fedeli",

si decreta l'approvazione definitiva dello Statuto "debitamente autenticato dal Dicastero e depositato in copia presso i suoi archivi" (nota bene: ricordiamoci della faccenda dello Statuto "fabbricato" sul sito web ufficiale del Cammino).

La motivazione "calendario" è praticamente insignificante sotto tutti i punti di vista (anzitutto giuridico e pastorale): infatti non si può automaticamente approvare qualcosa solo perché ne era scaduto il periodo ad experimentum. Passiamo perciò alle altre motivazioni.

La motivazione "istanza inoltrata" è una pura formalità giuridica, assolutamente ovvia e prevedibile conoscendo il signor Kiko e la signorina (sic!) Carmen.

Dunque il decreto di approvazione dello Statuto poggia solo sul parere favorevole di non meglio precisati "numerosi vescovi", che hanno "attestato" il "prezioso contributo" del Cammino (conoscendo la dimestichezza neocatecumenale con le bustarelle, altrimenti dette "decime", viene da chiedersi in quanti casi quello sia stato un prezioso contributo economico ai vescovi, piuttosto che un "prezioso contributo alla nuova evangelizzazione").

Osserviamo che non c'è cenno ad un eventuale "nulla osta" del Papa, che avrebbe reso più autorevole e più "definitivo" il documento.

Dunque, un (presumibilmente nutrito) manipolo di vescovi ha fatto pressioni perché venisse approvato il Cammino.

Sarebbe ordinaria amministrazione che il Papa venisse consultato (per non agire contro la sua volontà). Ma alcune vicende mostrano come minimo che il Papa non intendeva concedere il suo benestare per l'approvazione dello Statuto (ancora il 25 aprile 2008 il Papa rassicurava i vescovi giapponesi di "non aver esteso l'approvazione formale degli Statuti").

Insomma, Kiko dice che per gli Orientamenti si può aspettare "una pubblicazione unica"... ma, al contrario, per gli Statuti c'era una fretta diabolica di pubblicare tutto.

Che strano, no?

Gli Orientamenti, che potevano essere pubblicati da soli (in modo da chiarire ai vescovi quale fosse il fondo dottrinale a cui far attenere i "catechisti" neocatecumenali)... vengono invece rinviati da anni ed anni.

E lo Statuto definitivo, che doveva essere pubblicato solo in "compagnia" degli Orientamenti e della soluzione della questione liturgica (in realtà risolta dalla "lettera di Arinze")... è stato pubblicato in fretta e furia, incompleto, e per giunta anche anomalo!

Insomma, nonostante i calibratissimi slogan di Kiko, resistono ancora tutti saldi gli indizi di qualche "tempesta" nei sacri palazzi, ed appare sempre più evidente la strategia di ridurre la questione del Cammino ad un banale elenco di pezzi di carta più o meno approvati.

Finché Kiko non rinnegherà pubblicamente e dettagliatamente gli errori che gli sono così facilmente contestabili (così come ha sempre chiesto padre Zoffoli), si consoliderà sempre di più ciò che conosciamo come "la doppia faccia del Cammino": quella ufficiale, fatta di proclami urlati, di slogan preconfezionati, di "alzate" a tre zeri, di folle oceaniche agitate nelle occasioni mediaticamente efficaci... e quella reale, settaria, eretica, che tenta di nascondersi dietro gli Statuti.

***

Nota 1: il Pontificio Consiglio per i Laici (PCL) è composto da un comitato di presidenza e 32 membri (vescovi, sacerdoti e laici: i laici sono generalmente i capi di movimenti ecclesiali) e 30 consultori esterni. Lo scorso aprile sono stati sostituiti alcuni membri; ad eccezione del cardinale Dziwisz non sembrano esserci nuovi sostenitori dei neocatecumenali.

Nota 2: gli articoli 131 e 133 della Pastor Bonus sopra citati affermano la pertinenza del PCL "per la promozione ed il coordinamento dell'apostolato dei laici" (131) e il compito del PCL di "animare e sostenere i laici affinché partecipino alla vita e alla missione della Chiesa nel modo loro proprio, sia come singoli che come membri appartenenti ad associazioni, soprattutto perché adempiano il loro peculiare ufficio di permeare di spirito evangelico l'ordinamento delle realtà temporali" (133 §1) e di favorire "la cooperazione dei laici nell'istruzione catechetica, nella vita liturgica e sacramentale e nelle opere di misericordia, di carità e di promozione sociale" (133 §3).

martedì 29 luglio 2008

Manifesta ipocrisia dei vertici neocatecumenali

Il lato comico della faccenda: lo Statuto appena pubblicato non porta né la firma del Papa, né "decisioni del Santo Padre", ma i neocatecumenali dicono che "il Papa" avrebbe approvato il Cammino, che il Cammino sarebbe un "carisma approvato dalla Chiesa" e via cianciando slogan altisonanti.

Invece la lettera di Arinze, voluta dal Papa, contenente le "decisioni del Santo Padre", confermata dal Papa stesso, confermata pure da Kiko-Carmen-Pezzi "contentissimi delle norme", finita addirittura per intero nello Statuto... ebbene, per il parroco di Paolo non merita obbedienza.

Paolo purtroppo ha ragione a diffidare dei catechisti e degli iniziatori del Cammino.

Infatti, come ci si può fidare di persone così manifestamente ipocrite?


Il problema della gerarchia cattolica con i neocatecumenali, è che invece di dir loro "se obbedite vi riconosceremo"...

...è stato detto il contrario: "vi diamo pure lo Statuto, però, per favore, cominciate ad obbedire, su!"

Strategia che evidentemente non paga (i fatti lo dimostrano).

Strategia dettata evidentemente non dal buonsenso, ma da qualche altra cosa (pecunia? equilibri di potere? ingenuità? pressioni?)

E i neocatecumenali infatti continuano a disobbedire, continuano a celebrare quella messa raffazzonata, continuano a fare la comunione seduti (qualcuno mezzo in piedi e mezzo seduto, qualcun altro in piedi ma ancora per poche settimane, giusto il tempo di dire "visto? abbiamo provato, ma era scomodo").

lunedì 28 luglio 2008

Paolo ha invitato il parroco e l'équipe catechisti ad obbedire al Papa, ma...

Apprezzo molto questa testimonianza di Paolo, e perciò oltre a ringraziarlo di cuore, lo ricorderò nelle mie preghiere.

Ha avuto davvero coraggio ad esprimersi così chiaramente dinanzi a tutta l'équipe maggiore della parrocchia e alla presenza della comunità.

La sua testimonianza, infatti, ancor prima che per noi, è stata per quella comunità, per quel parroco e per quell'équipe.

È bene averla anche qui, poiché anche questo blog è letto da molti neocatecumenali infuriati, che hanno davvero bisogno di confrontarsi con una testimonianza come quella.

Prima parlano della fedeltà a Pietro, e poi nei fatti gli disobbediscono.

Paolo ha ricordato al parroco di obbedire alla "lettera di Arinze" (che contiene "le decisioni del Santo Padre")... e il parroco ha detto che obbedirà solo ad un eventuale "documento firmato dal Papa".

Ma la lettera di Arinze è più che "firmata": il 12 gennaio 2006 il Papa stesso ha confermato le sue "decisioni" contenute in quella lettera, il 17 gennaio 2006 Kiko Carmen e Pezzi hanno risposto al Papa di essere "contentissimi" di quelle norme che ha dato il Papa in quella lettera, ed il 13 giugno 2008 abbiamo saputo che quella lettera è divenuta parte dello Statuto "definitivo" (seppur "incompleto") del Cammino.

E allora? Perché mai è così difficile obbedire al Papa?

Perché mai si può fare una lunga catechesi sull'obbedienza a Pietro... e poi, nei "fatti concreti", disobbedirgli?

Ha forse torto Paolo nel testimoniare la sua appartenenza alla Chiesa e il suo desiderio di obbedire a chi il Signore ha stabilito a guidarla?

Può essere mai "carisma della Chiesa" un Cammino fondato sull'ipocrisia e sulle menzogne?

Cari neocatecumenali, chiedetevi anche voi perché mai i "fatti concreti" contraddicono i vostri vuoti slogan.

Chiedetevi come mai c'è bisogno dell'ipocrisia del dire "siamo obbedienti" e poi fare a modo vostro.

Chiedetevi come mai Kiko risponde al Papa, per la lettera di Arinze, dicendo "siamo contentissimi delle norme", e poi disobbedisce.


Chiedetevelo, sinceramente.


Vangelo di Matteo, capitolo 21:

[28] "Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna.

[29] Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.

[30] Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.

[31] Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?"

sabato 26 luglio 2008

Bertone: quel seminario neocatecumenale si può chiudere

Vedo che la questione del seminario di Takamatsu è ancora aperta.

Bertone, il 26 giugno, ha scritto una lettera ai vescovi giapponesi per far sapere che il seminario di Takamatsu si può chiudere, ma...


Il seminario "Redemptoris Mater" di Takamatsu si trasferisce in quello di Roma.

Niente di più facile: quello di Takamatsu pullula di italiani. Il rettore, tale don Carbonell, è incardinato nel clero di Roma. Il vicerettore è italiano. Scommetterei che in quel seminario neocatecumenale di Takamatsu si è sempre parlato italiano anziché giapponese.

E comunque sapevamo già che a Roma i neocatecumenali sono più potenti che altrove.


Verrà creato a Roma un "Seminario «Redemptoris Mater» per il Giappone".

Traduzione in italiano: "ce ne andiamo via ma torneremo molto presto".

Insomma, i neocatecumenali non demordono. Per loro è più importante conservare l'avamposto in Giappone, che obbedire ai vescovi giapponesi.

Tale seminario "per il Giappone" verrà ufficialmente retto da un vescovo giapponese in pensione (altrimenti i seminaristi di lì non sentiranno neanche una parola in giapponese durante tutta la formazione).

Personalmente sono dispiaciuto per come verrà trattato quel vescovo in pensione, vista l'attitudine dei neocatecumenali nei confronti di chi non è uguale a loro.


I preti neocatecumenali sparsi per il Giappone "possono incontrare difficoltà" (SIC!!!!) a causa della chiusura del seminario di Takamatsu.

Dunque il seminario "Redemptoris Mater" non è semplicemente un luogo di preparazione al sacerdozio (terminato il quale si viene ordinati e si passa definitivamente all'obbedienza ad un vescovo).

Al contrario, il seminario neocatecumenale è un luogo di aggregazione dei neocatecumenali, un posto indispensabile dove adunarsi, prendere direttive kikiane, e fare chissà cosa quanto a liturgia e pastorale. Altro che "seminario internazionale diocesano missionario"...

Ed infatti i preti neocatecumenali sparsi per il Giappone "possono incontrare difficoltà" (SIC!!!!!!!) a causa della chiusura del seminario di Takamatsu.

Il che significa anche che i preti neocatecumenali hanno già fatto capire che vendicheranno quella chiusura.

I preti neocatecumenali erano già disobbedienti: figuratevi cosa faranno, ora che intendono vendicarsi della chiusura del loro Sacro Seminario Neocatecumenale...

E perciò dalla neocatecumenalissima "Propaganda Fide" da Roma si tira fuori un'altra strana soluzione: nominare un "vicario" che gestisca il ministero di quei preti (al posto dei loro legittimi vescovi!?!) e che funga da interfaccia coi vescovi giapponesi (il che vuol dire che la vendetta neocatecumenale è già cominciata, visto che c'è bisogno di un vicario neocatecumenale per far parlare i preti neocatecumenali in Giappone coi loro legittimi vescovi)...


Infine, il seminario è chiuso ma non dev'essere chiuso: "una soluzione dovrà essere adottata sia per la sua gestione che per il suo utilizzo temporaneo". Non è chiaro se "uso temporaneo" implichi un eventuale ritorno del RM a Takamatsu.

Insomma, il vescovo di Takamatsu non può disporre di ciò che appartiene alla diocesi di Takamatsu.

Ricordiamo che a suo tempo il seminario neocatecumenale di Takamatsu fu costruito utilizzando anche fondi diocesani (o addirittura "solo fondi diocesani"): ci furono anche delle denunce, e sul più famoso giornale buddista giapponese derisero la Chiesa cattolica per quelle beghe ben poco cattoliche.

E voi immaginatevi una diocesi di cinquemila anime, che si regge solo sulle donazioni dei fedeli (lì in Giappone non esiste né ottopermille né altro tipo di contributi)... e vede bruciare i suoi soldi per costruire un seminario per i neocatecumenali che hanno storicamente creato solo problemi su problemi... e ora che dopo vent'anni l'intera conferenza episcopale giapponese riesce a chiuderlo, bisogna tenerlo pronto per non meglio precisate "gestioni" e "utilizzi temporanei".


Insomma, è evidente che a Roma le pressioni neocatecumenali sono fortissime, laddove i vescovi giapponesi sono sempre obbedienti e concilianti al punto da farsi esasperare dai neocatecumenali e da chi li appoggia.


Tutto questo mentre i media cattolici ufficiali (Radio Vaticana, Avvenire, etc) si guardano bene dal commentare la notizia.

Sarebbe bello vedere un commento di Zenit e di altri media "non ufficiali", su queste mirabolanti questioni neocatecumenali, così importanti da far passare in secondo piano l'intera conferenza episcopale giapponese.

venerdì 25 luglio 2008

La giornata mondiale del Cammino Neocatecumenale

Sappiamo già che i vertici neocatecumenali lottano per conquistare tutti gli eventi mediatici dove possono esibire folle oceaniche.

Dunque, la prossima giornata mondiale della gioventù neocatecumenale si terrà a Madrid, dove Kiko giocherà "in casa" e potrà davvero strafare.

Povera Spagna!

Zapatero al governo, e Kiko nella Chiesa!

mercoledì 23 luglio 2008

I neocatecumenali hanno sempre bisogno di mistificare

Come, come?

Avete degli "indulti" da parte del Papa?

Ah, sì? E quali sarebbero? Quando sarebbero stati pubblicati? E soprattutto... come si conciliano quei "indulti" con la lettera di Arinze?

La lettera di Arinze vi comanda di tornare alla messa di tutta la Chiesa, così come ordinata nel Messale Romano e nei documenti ufficiali sulla liturgia (che valgono per tutta la Chiesa, non solo per il Cammino).

L'unico "indulto" temporaneo è lo spostamento dello scambio della pace.

Ma voi avete sostanzialmente disobbedito alla "lettera di Arinze", sempre disobbedito, nonostante che questa contenesse "le decisioni del Santo Padre".

E ora, dato che tale "lettera di Arinze" (del 1° dicembre 2005) fa parte dello Statuto (art. 13, comma 3, nota 49)... state disobbedendo anche al nuovo Statuto!

VERGOGNA!!!

E venite qui dentro ad inventarvi scuse, arrampicandovi sugli specchi, cercando di riproporre a noi gli argomenti ingannevoli della propaganda del Cammino!

Cercate di ingannarci, dicendo che la lettera di Arinze sarebbe stata "accolta in tutti i punti", quando invece avete fatto ugualmente di testa vostra (cfr. ad esempio la comunione seduti)!!!


A proposito di padre Zoffoli... sapevate che ha scritto centinaia di libri e articoli sulla preghiera, sulla fede, sulle vite dei santi, sull'apologetica...?

Perché non provate a leggerne qualcuno? Uno a caso, un libro qualsiasi di padre Zoffoli su temi di apologetica, fede, liturgia, dottrina della Chiesa.

Vedrete facilmente che quelle opere sono tutte attualissime, anche se non parlano dei neocatecumenali.

E sono attualissime, ovviamente, anche quelle che parlano dei neocatecumenali... incluse le numerosissime testimonianze sul Cammino che padre Zoffoli ha raccolto e pubblicato!


E invece voi lo criticate ancora... sembrate dei tifosi della Juve che continuano a criticare uno sconosciuto arbitro a causa di un rigore mancato in una partita di vent'anni fa!

Più lo insultate, e più dimostrate che le accuse di padre Zoffoli al Cammino sono tutte attualissime!

martedì 22 luglio 2008

Costa così tanto fare una sincera e dettagliata professione di fede?

Sentite l'ultima sui neocatecumenali: si stanno passando tra di loro il mio indirizzo email per inondarmi di messaggi contenenti le loro "opinioni" (chiamiamole così) su padre Enrico Zoffoli.

Non è uno scherzo, fanno sul serio (e perciò mi fanno sorridere).

E più insultano padre Zoffoli, e più dimostrano che le critiche di padre Zoffoli sono attualissime.

I neocatecumenali hanno talmente la coscienza sporca, che hanno continuamente bisogno di insultarlo.

E vengono a insultarlo da me, nella mia casella email... come se io, per convincermi della bontà del Cammino, anziché vedere Kiko e Carmen rinnegare le eresie, dovrei vedere i neocatecumenali insultare padre Zoffoli.


Nel fondo dell'anima dei neocatecumenali dotati di almeno un minimo di intelligenza, alberga il gravissimo sospetto che sullo Statuto abbiamo ragione noi.

Che cioè Kiko ha mistificato lo Statuto (disprezzando Arinze, quando lo Statuto contiene la lettera di Arinze).

E che lo Statuto è definitivo ma incompleto... a causa delle eresie nel Direttorio (che figuraccia per Kiko e Carmen!! ci vogliono così tanti anni per correggere tutti quelle eresie?!?)

E anche il fatto che lo Statuto è un "colpo di testa" del Pontificio Consiglio, praticamente fatto senza tener conto della volontà del Papa.


Cari neocatecumenali, ma vi rendete conto?

Avete gridato "il Papa ci approva", e invece il Papa tace.

Il Papa non parla con le parole, ma con i fatti.

E mentre i neocatecumenali cercavano scappatoie per la comunione "seduti" (come all'osteria), il Papa stabiliva la comunione "in ginocchio" (come si è fatto per una quindicina abbondante di secoli).


Cari neocatecumenali, ma non vi chiedete mai il motivo per cui il Papa va in una direzione, e Kiko va nella direzione opposta?

Di fronte a tante accuse di eresia, perché mai Kiko e Carmen non fanno una professione di fede solenne, pubblica, sincera, dettagliata, in modo da azzerare gli equivoci?

Forse che Kiko e Carmen veramente sono eretici come abbiamo sempre detto noi? (detto anche da un'infinità di altre persone migliori di noi, incluso padre Zoffoli)

Di fronte alla "lettera di Arinze" (che ora fa parte dello Statuto), perché mai Kiko e Carmen non si decidono una buona volta a comandare che il Cammino celebri la messa come tutta la Chiesa?

Forse che Kiko e Carmen sono veramente dei disobbedienti superbi e arroganti che nemmeno di fronte alle "decisioni del Santo Padre" sanno ammettere di aver sbagliato?

Quei due non soltanto sono degli inventori dilettanti fai-da-te... ma sono anche talmente superbi che pur di non ammettere di aver sbagliato a pasticciare con le liturgie e con la teologia, insistono a non rettificare nulla, e a chiamare "carisma" quell'opera del demonio che va sotto il nome di Cammino Neocatecumenale!

Da come parlano, e da come parlate voialtri, si deduce facilmente che nelle vostre anime albergano la stessa superbia e la stessa arroganza di Kiko e Carmen.

Ricordatevi che il demonio può ispirarvi perfino delle opere buone, pur di conservarvi in cuore la disobbedienza, la menzogna, l'inganno, l'arroganza, la superbia!

mercoledì 16 luglio 2008

Nulla di nuovo nel forum...

Tu vieni qui col solito equivoco: "siccome i neocatecumenali avanzano, allora vuol dire che dietro c'è lo Spirito".

Assolutamente falso.

L'eresia ariana "avanzò" fino a corrompere la stragrande maggioranza dei vescovi del mondo.

Il successo dell'eresia era forse dovuto all'azione dello Spirito?

Poi arriva un emerito sconosciuto, insultato, incarcerato, perseguitato, che combatte l'eresia e la fa venire alla luce.

Allora era un emerito sconosciuto, deriso e condannato dagli eretici: ed oggi sappiamo che era un grande santo, sant'Atanasio.

Voi neocatecumenali siete talmente accecati dalla vostra stessa falsa propaganda... che avete finito per dimenticare la ragione e l'umiltà e perfino il buonsenso.


Il problema della liturgia, da mezzo secolo a questa parte, poggia su questo "tripode":

1) la crisi di fede ha prodotto anche la crisi della liturgia (dopotutto lex orandi, lex credendi): ed infatti, con la messa "riformata", sono sorti abusi ovunque

2) il dibattito è sistematicamente banalizzato in "lefebvriani/antilefebvriani", come se la questione fosse solo di opposte tifoserie

3) la correzione di rotta (cioè la liberalizzazione) c'è stata solo nel 2007, dopo trentotto anni (due generazioni!)... meglio tardi che mai, sia benedetto papa Benedetto!


Vige tuttora la mentalità (veramente diabolica) secondo cui la liturgia sarebbe uno spettacolino sacro in cui celebrante e assemblea sarebbero contemporaneamente attori e spettatori.

Questa mentalità è visibilissima e verificabilissima nei discorsi che riguardano la liturgia e nei gesti stessi. Qualche esempio? Il parroco che dice: "e che facciamo, la messa senza canti?" La vecchietta che dice: "bella predica!" anche se non ha capito niente. Il chierichetto che si sforza di fare il maggior numero possibile di "operazioni". Le ragazze del coro che gareggiano in virtuosismi vanitosi. La nonnetta che "concelebra" ripetendo l'intera preghiera eucaristica. Il chierico e il laico che attraversano la navata senza genuflettersi davanti al Santissimo.

Tali esempi - che potrebbero continuare molto a lungo - dimostrano la validità di quel lex orandi, lex credendi che amiamo citare tanto spesso.


Neanche a dirlo, tutti gli abusi liturgici (e tutta la relativa "mancanza di fede") campeggiano maestosamente nel Cammino Neocatecumenale.

Nel Cammino, la messa è fondata sugli abusi liturgici (omissioni, aggiunte, spostamenti).

Nel Cammino, la messa è ridotta a un fiume di parole, ad una chiassata da osteria di campagna.

Nel Cammino, perfino il sacramento è banalizzato: la comunione da seduti, la consacrazione ridotta a momento secondario...

Nel Cammino è concentrata la parte peggiore di tutti i problemi liturgici del post-Concilio.

Il "tripode" liturgico neocatecumenale, infatti, è questo:

1) la messa non sarebbe la ripetizione incruenta del sacrificio che la Chiesa ha insegnato per una ventina di secoli... ma sarebbe una specie di cabaret liturgico in cui (testuali parole di Kiko, 17-1-2006) si passa "dalla tristezza all'allegria"

2) la messa non sarebbe la preziosa eredità ricevuta da venti secoli di tradizione cristiana (ed in cui sono cresciute intere schiere di santi) ma solo una teatralità alla moda a cui ispirarsi, aggiungendo e togliendo secondo le proprie paturnie

3) la messa sarebbe disunione con la Chiesa, tant'è che va celebrata il sabato sera tardi, indipendentemente dalle parrocchie, in modo che i neocatecumenali la domenica non osino andare alla messa cattolica dei "cristiani della domenica".


Il tutto, naturalmente, è sostenuto dalla colossale ignoranza teologica e liturgica di Kiko: "Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l'uscita dall'Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa".